Arte e Fotografia

William Eugene Smith | Pittsburgh. Ritratto di una città industriale

Apre a Bologna la prima personale in Italia dedicata al fotografo statunitense W. Eugene Smith, in occasione del centenario della sua nascita.

La città di Pittsburgh – localizzata nel sud ovest della Pennsylvania e posta tra i fiumi Allegheny e Monongahela – negli anni 50 vide uno sviluppo economico trainato dalla supremazia delle industrie cittadine nel campo siderurgico, tanto da meritare l’appellativo di Steel city (città d’acciaio). La proliferazione delle fabbriche aveva attirato in città un’ingente quantità di manovalanza proveniente da tutto il mondo, il che rese Pittsburgh città varia e cosmopolita. In quel periodo, con precisione nel 1955, venne commissionato al fotografo documentarista  W. Eugene Smith un reportage su Pittsburgh, città cangiante e fluida come i fiumi che la circondano. Questo incarico, che sarebbe dovuto terminare in pochi mesi e avere come output un centinaio di scatti, divenne il progetto personale di vita dello stesso Smith, che fotografò Pittsburgh per un triennio e produsse 20000 negativi e 2000 masterprint. L’importante numero di immagini doveva confluire in un saggio definitivo che avrebbe rappresentato in toto l’anima della città (progetto per sua natura imperfettibile) ma che purtroppo non vide mai la luce. Solo una piccola parte di questo lavoro fu pubblicato sul “Photography Annual” del 1959, alla sola condizione che Smith potesse avere il controllo assoluto sulle 36 pagine che contenevano il suo progetto.

Dietro questo progetto c’è la figura emblematica di W. Eugene Smith, fotografo affermatosi come reporter per la rivista “Life” e come corrispondente dal fronte durante la seconda guerra mondiale. Affamato di verità, instancabile ricercatore dell’autentico, compensava il suo impareggiabile talento con un carattere non incline a piegarsi alle logiche della stampa americana. Così all’età di 36 anni, al culmine della sua fama come fotografo di riviste, W. Eugene Smith decise di dare una virata alla sua carriera abbandonando l’impiego a tempo pieno per la rivista “Life” e trasferendosi a New York. Abitò in un loft frequentato da artisti e musicisti jazz, che soleva fotografare in momenti di improvvisazione musicale. Fu proprio in quel periodo che gli arrivò la richiesta di realizzare il progetto fotografico sulla città di Pittsburgh.

 

In occasione del centenario della sua nascita (1918) e il quarantennio della sua morte (1978), la Fondazione MAST di Bologna, in collaborazione con il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, omaggiano il talento di W. Eugene Smith con l’esposizione di 170 stampe vintage provenienti dal progetto sulla città di Pittsburgh. La mostra, a cura di Urs Stahel, ci permette di ripercorrere attraverso lo sguardo di Smith attimi di vita quotidiana della città d’acciaio: le fabbriche siderurgiche, gli operai al lavoro, i corsi d’acqua che delimitano la città, i bambini che giocano in strada, i grandi magazzini del boom economico, i concorsi di bellezza per giovani reginette. L’american dream visto da un fotografo americano incorniciato in un frame culturale e storico che appartiene a quell’epoca, ma che ci restituisce una purezza di sguardo e allo stesso tempo una poeticità difficilmente riscontrabili nella fotografia documentarista. Smith non vedeva alcun confine tra fotografia giornalistica e arte: un campo non comportava il ripiegamento dell’altro. Il suo funambolismo tra il ruolo d’artista e quello di reporter è evidente nel suo personale uso del bianco e nero in fotografia: i colori scuri – troppo bui per aderire ai canoni del fotogiornalismo – si avvicinano a un’estetica artistica. Il bianco si staglia prepotentemente nell’immagine bicromica ma a esserne protagonista è il nero, che grava l’immagine di immortalità. Il colore buio delle fotografie di Smith è liquido, capillare, avvolge e riempie le figure rappresentate saturandole.

L’allestimento negli spazi del MAST si compone delle annotazioni che Smith accompagnava agli scatti. Sotto forma di missive o come appunti personali, questi testi diventano dei veri e propri compendi didascalici delle intenzioni del fotografo. Intenzionalità rivelata in ogni immagine fotografica: nessuno scatto è fine a se stesso, ognuno di essi ha l’obiettivo di comunicare, raccontare la storia di una città attraverso i suoi avvenimenti effimeri e quotidiani.

L’instancabile ricerca della verità e il difficile compito di rappresentarla, la purezza di sguardo e l’innata curiosità nei confronti del mondo sono stati per W. Eugene Smith condanna e peculiarità artistica allo stesso tempo. Il tormento del mondo interiore di Smith si evince da uno dei suoi statement: “Sto cercando ciò che è veramente reale nel mio cuore: e quando l’avrò trovato, potrò stargli umilmente a fianco e dire: ‘Ecco qui, questo è ciò che sento, questa è la mia onesta interpretazione del mondo; e non è influenzata dal denaro, da inganni o pressioni – tranne la pressione della mia anima.”’ W.E.S.

M. Maddalena Di Caprio

About the author

Maddalena Di Caprio

M. Maddalena Di Caprio, classe 1990, studia Comunicazione alla Sapienza di Roma.

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