Arte e Fotografia

What’s the Weather in Poland? Uno sguardo alla Polonia contemporanea

Intervista a Simone Ciglia, Alessandra Troncone, Marco Trulli e Saverio Verini

What’s the Weather in Poland? Ossia, quali tendenze artistiche sono nate in Polonia in questi ultimi anni e come si presenta la giovane realtà contemporanea polacca? Simone Ciglia, Alessandra Troncone, Marco Trulli e Saverio Verini, sono i quattro giovani curatori protagonisti del progetto promosso e realizzato dall’Istituto Polacco di Roma e dalla Fondazione Pastificio Cerere nell’ambito di “Corso Polonia 2017”,  Festival della Cultura Polacca a Roma.

Simone, Alessandra, Marco e Saverio ci hanno raccontato il loro viaggio, l’incontro con la cultura polacca e con gli artisti polacchi, di cui sono giunti ad operare una selezione. Alicja Bielawska, Cezary Poniatowski, Dominik Ritszel e Jakub Woynarowski sono gli artisti che sono stati scelti ed invitati ad essere protagonisti degli incontri che si sono tenuti alla Fondazione Pastificio Cerere il 12 e il 16 giugno per parlare del loro lavoro e per intessere un dialogo tra l’Italia e la Polonia ma, soprattutto, tra nuove generazioni.

Intervista a cura di Giulia Pardini

Visita al MOCAK – Museum of Contemporary Art in Cracovia

Giulia Pardini: Domanda di rito ma obbligatoria: come è nato questo progetto, sostenuto dall’Istituto Polacco di Roma e dalla Fondazione Pastificio Cerere e cosa vi ha spinti, e incuriosito, a sondare la scena artistica polacca?

I curatori, Simone Ciglia, Alessandra Troncone, Marco Trulli e Saverio Verini: Il progetto What’s the Weather in Poland? è stato ideato da Ania Jagiello – responsabile del programma d’arte contemporanea dell’Istituto Polacco di Roma – e Marcello Smarrelli – direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere. La finalità del progetto – giunto alla terza edizione – è di far conoscere la scena artistica polacca nel nostro paese. Noi quattro curatori italiani – Simone Ciglia, Alessandra Troncone, Marco Trulli e Saverio Verini – abbiamo preso parte a un viaggio di studio di una settimana che ha toccato quattro città (Bytom, Cracovia, Varsavia e Łodz), dipanandosi fra studio visit ad artisti e visite a gallerie, fondazioni, musei: un programma molto intenso che, pur nella limitatezza della permanenza, ci ha consentito di avere un quadro del paese. È stato un viaggio per molti versi sorprendente: abbiamo scoperto un contesto incredibilmente vitale e una scena artistica in espansione. Alla conclusione dell’esperienza siamo stati invitati a scegliere quattro artisti appartenenti alla generazione nata negli anni Ottanta, che sono stati protagonisti di due talk che hanno avuto luogo presso la Fondazione Pastificio Cerere (il 12 e 16 giugno). Speriamo ci sia anche la possibilità di presentare i risultati della nostra ricerca in una mostra.

GP: Potreste raccontare, in pillole, come avete vissuto questo viaggio e il rapporto tra voi quattro giovani curatori?

I CURATORI: Apparteniamo praticamente alla stessa generazione – siamo nati tra il 1980 e il 1985 – e il nostro orizzonte culturale ha molti punti in comune. Nonostante questo, formazioni e approcci diversi hanno fatto sì che il nostro viaggio fosse caratterizzato da un continuo scambio di punti di vista sugli artisti e sulle istituzioni (musei, fondazioni, gallerie e via dicendo) incontrati di volta in volta. Ne sono nate discussioni anche animate! Trascorrendo un’intera settimana a contatto, poi, non sono mancati momenti di convivialità che ci hanno permesso di conoscerci meglio tra di noi e avvicinarci in modo più informale alla Polonia, alla sua gente, ai suoi luoghi. Insomma, la curiosità e il confronto reciproci sono stati costanti e utili ad arrivare a una scelta degli artisti che tenesse in considerazione gli orientamenti di ognuno di noi e, al tempo stesso, un equilibrio d’insieme. Inoltre la presenza di Kuba Gawkowski, giovane critico polacco che ci ha fatto da “guida”, ci ha introdotto in maniera diretta nella scena artistica del paese, facendoci comprendere meglio i contesti e le relazioni tra gli artisti, le gallerie e le istituzioni.

Alicja Bielawska presenta il proprio lavoro al Pastificio Cerere, 12 giugno 2017
Ph: Lorenzo Costantin

GP:Come è avvenuta, alla conclusione del vostro viaggio, la scelta di Alicja Bielawska, Cezary Poniatowski, Dominik Ritszel e Jakub Woynarowski? Quali punti di connessione ci sono tra questi quattro artisti e che cosa vi ha convinto più di loro? C’è un artista che più vi rispecchia?

I CURATORI: Prima di tutto abbiamo definito dei criteri condivisi per la selezione. L’intento è stato quello di rappresentare, attraverso i talk con gli artisti, il nostro viaggio e l’intenso programma di incontri e studio visit che abbiamo portato a termine nella settimana di permanenza. I quattro artisti scelti sono in qualche modo rappresentativi anche di tre contesti culturali ed artistici diversi: Bytom, Cracovia e Varsavia. Non è semplice individuare una linea di connessione che metta insieme i quattro artisti, mentre si possono delineare alcuni elementi di continuità e discontinuità tra Poniatowski e Bielawska e tra Ritszel e Wojnaroski. In realtà la selezione rispecchia anche una multiformità di linguaggi e di media: dall’installazione alla pittura, dal video fino al disegno o all’architettura.

Ogni curatore ha cercato di individuare, nella quaterna, il suo artista di riferimento, anche se la scelta è stata concertata al massimo tra tutti noi. Ciò che ci ha convinto di ciascuno è stata la solidità della ricerca, che abbiamo potuto approfondire negli incontri con i singoli artisti. Poi abbiamo voluto fare anche qualche scommessa, evitando di selezionare esclusivamente artisti già consolidati a livello internazionale, seppur tutti e quattro abbiano già molte apparizioni di rilievo in ambito europeo.

Riassumendo brevemente ciò che ci ha impressionato, possiamo dire che di Alicja Bielawska abbiamo apprezzato il rigore formale e l’evoluzione continua delle sue forme strutturali; la pittura di Poniatowski ci ha affascinato per il suo lessico di forme oniriche ricorrenti; Dominik Ritszel ci ha sorpreso per la coerenza e l’efficacia dei suoi video, tutti realizzati con una forte tensione emotiva; infine Jakub Wojnaroski ci ha conquistato con le sue teorie “cospirazioniste” sull’arte, dimostrando di avere un lavoro che mette insieme in maniera convincente il piano teorico e quello visivo.

Dominik Ritszel, still dal video Shaping small damages: Part 1, Video7’48”, 2016

GP:La Polonia è stata negli anni schiacciata tra potenze ostili e invasa innumerevoli volte, ma in questi ultimi anni, nonostante la crisi globale, ha continuato a crescere a livello economico, demografico, culturale. Come si percepisce nell’espressione dei giovani artisti polacchi questo fattore? Ed è ancora presente, secondo voi, il sentimento di dominazione e sopruso che il popolo polacco è stato costretto a subire dalla seconda guerra mondiale sino agli anni ’80 quando è riuscita, faticosamente, a sganciarsi dalla forte influenza dall’Unione Sovietica?

I CURATORI: Il contesto polacco è molto interessante, per varie ragioni. La Polonia è un paese europeo che è cresciuto molto negli ultimi anni, anche cercando di scrollarsi di dosso l’etichetta di “Eastern Europe” nella quale molti polacchi non si riconoscono proprio per le implicazioni che comporta a livello storico (Est come sinonimo di Postcomunismo), affermando invece di essere “Central Europe” e quindi spostando il baricentro dal punto di vista politico a quello più prettamente geografico. In effetti, c’è una differenza sostanziale con altri paesi dell’ex Unione Sovietica, come ad esempio l’Ucraina, dove la pressione russa è ancora presente e dove il sistema dell’arte come lo conosciamo in occidente non si è ancora pienamente affermato, mentre in molti sostengono, già da qualche anno, che Varsavia si avvii ad essere la nuova Berlino; un’affermazione che ovviamente lascia un po’ il tempo che trova, ma che è comunque l’indicatore di una scena artistica vivace e in crescita. Detto ciò, se la dimensione politica era molto presente nell’arte polacca a ridosso della caduta dell’URSS, la nuova generazione di artisti che è cresciuta negli anni Novanta e con la quale ci siamo interfacciati, sembra prendere le distanze da questioni specificamente storico-politiche che riguardano il proprio paese per adottare un linguaggio più internazionale che tiene conto di temi legati alla società globale o che fa appello a una propria poetica personale declinando sensibilità e interessi di ricerca molto soggettivi. Tuttavia, l’attuale situazione politica che la Polonia sta vivendo, con spinte sempre più conservatrici, potrebbe essere il punto di partenza per nuove riflessioni sulle sfide che la Polonia deve sostenere nel suo immediato futuro e in relazione al suo passato più recente. Probabilmente qualcosa, dal punto di vista della ricerca e produzione artistica, si sta già muovendo in questa direzione.

GP: Quale tra le città che avete visitato – Bytom, Cracovia, Varsavia e Łodz – vi ha affascinato di più e dove avete trovato un terreno più fertile per le giovani generazioni di artisti polacchi?

I CURATORI: Ogni città presentava delle peculiarità e dei tratti distintivi che ci hanno colpito: il fascino dimesso di Bytom, l’eleganza contenuta di Cracovia, la vitalità eclettica di Varsavia, il carattere post-industriale di Łodz. Naturalmente si tratta di immagini di sintesi, frutto di un contatto temporaneo, spesso fugace, che non ci ha tuttavia impedito di farci un’idea sui luoghi visitati – al di là degli spazi dedicati specificamente all’arte, quasi sempre molto belli, curati e frequentati.

Varsavia – la capitale – crediamo rappresenti il contesto più vivace per un giovane artista, vista la presenza di spazi dedicati all’arte, non solo quelli istituzionali. Pur splendida per il suo retaggio storico, Cracovia ci è sembrata invece meno forte sul versante contemporaneo. Di Łodz abbiamo avuto modo di vedere soltanto il Museo Sztuki – peraltro ottimo per conoscere la storia affascinante dell’avanguardia polacca. Infine siamo rimasti molto colpiti anche da Kronika, un centro espositivo e di ricerca incredibilmente vitale e sperimentale con sede a Bytom, ex centro minerario nella regione dell’alta Slesia (una realtà “problematica” dal punto di vista sociale), dove abbiamo incontrato artisti molto giovani eppure con una poetica forte e strutturata, presentata in modo sorprendentemente consapevole.

Cezary Poniatowski presenta il proprio lavoro al Pastificio Cerere, 12 giugno 2017 Ph: Lorenzo Costantino

GP: In Italia possiamo vantarci di avere una grande tradizione storico artistica e di avere un sistema dell’arte strutturato, anche se carente da molti punti di vista. Secondo voi i giovani artisti polacchi, e gli artisti stranieri in generale, cosa percepiscono del nostro paese? 

I CURATORI: L’impressione complessiva che abbiamo ricavato dai nostri incontri rispecchia la tua premessa. L’immagine del nostro paese è indissolubilmente legata alla grande tradizione artistica plurisecolare, che sembra avere una continuità anche nella contemporaneità. L’apprezzamento da parte degli artisti – e non solo – interessa infatti l’attuale sistema dell’arte, che gode di una “struttura” che in Polonia appare meno consolidata, pur all’interno di un panorama che presenta punte di eccellenza e si presenta in forte crescita. Questo ci ha indotto a riconsiderare parzialmente anche il nostro giudizio sull’Italia, visto da un’altra prospettiva. Meno forte ci è invece sembrata la conoscenza dell’arte e degli artisti italiani contemporanei, legata ai soliti, pochi nomi già noti a livello internazionale. Su questo versante c’è ancora molto da fare: l’esempio potrebbe essere offerto proprio da questa esperienza, da rovesciare invitando curatori stranieri a viaggi di studio nel nostro Paese (come sta già facendo la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo).

Jakub Woynarowski, Veraicon, dal ciclo Novus Ordo Seclorum, stampa digitale, 2014.
Courtesy: BWA Warszawa.

About the author

Giulia Pardini

Nata a Lucca, compie i propri studi tra Pisa, Venezia e Roma, specializzandosi in project managing e curatela nell’ambito degli eventi culturali. Attualmente vive a Roma dove lavora come assistente curatrice occupandosi di progetti legati ad artisti contemporanei.

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