Cinema e Teatro

Westworld, dove l’unico peccato è la menzogna

Un parco a tema ambientato nell’antico West e popolato da androidi. Un mondo tanto artificiale quanto all’apparenza reale, dove i visitatori possono commettere qualunque efferata azione o lasciarsi trasportare dai sentimenti in tutta libertà: è Westworld, la serie televisiva statunitense ideata da Jonathan Nolan e Lisa Joy per la HBO basata sul film Il mondo dei robot.

L’uomo che crea, manipola e distrugge i suoi simili e l’intera natura circostante. L’uomo-dio che ha da sempre affascinato le menti più fantasiose e futuristiche. L’uomo buono che da questa possibilità trae vantaggi e l’uomo cattivo che ne trae invece malvagità, soprusi e violenza. Westworld è una serie televisiva che fa discutere su tematiche che da tempo attanagliano l’uomo: la possibilità di creare con l’aiuto della robotica e della scienza un mondo simile al nostro, compresi gli individui che vi abitano.

 

Il titolo deriva dal nome dato a un enorme parco artificiale ambientato nell’antico West, dove i visitatori possono interagire con le attrazioni ivi esistenti al limite delle umane possibilità.I personaggi che s’incontrano, infatti, possono subire qualsiasi trattamento da parte dei visitatori, perché saranno ricostruiti di volta in volta e riportati nelle condizioni precedenti. Attenendosi a una trama di massima scritta a priori dagli autori del parco, il visitatore è libero di agire come vuole, lasciandosi guidare dall’immaginazione e dalla fantasia, spesso perversa e agghiacciante: una volta ripristinate, le attrazioni non possono ricordare quello che è successo precedentemente perchè vengono di volta in volta aggiornate. Il fondatore del parco, tuttavia,il Dott. Robert Ford interpretato da Anthony Hopkins, fa in modo che ad un certo punto le attrazioni inizino a ricordare il loro passato,per sollecitarne la coscienza e renderle più umane.

westworld-extra

 

Questa serie televisiva fa riflettere sui limiti, valicabili o meno, della scienza. Anche creando con tecniche informatiche degli esseri viventi in tutto simili a noi,c’è sempre una variabile ingestibile, incontrollabile e non riproducibile negli androidi: il cuore con le sue pulsazioni. Questa affascinante ed intrigante componente emotiva tipica degli uomini, appare tuttavia ad un cero punto presente nelle attrazioni di Westworld, che sembrano provare sentimenti veri, dall’amore all’odio con le innumerevoli sfaccettature intermedie.

Fin quando queste ultime sono controllate attraverso la programmazione umana, la vita all’interno del parco scorre regolare e routinaria. Quando però iniziano a varcare i confini dei loro limiti, riuscendo a gestire col loro fascino anche la mente degli uomini, l’inversione di rotta diventa obbligatoria e il gioco di ruolo si fa estremamente avvincente, colorando le puntate di suspense e colpi di scena.

image-20161003-20228-19xbxhg

Domande sul senso della vita sono conseguenziali. Se consideriamo degni di rispetto gli animali, le piante ed ogni essere vivente; se riteniamo che ogni creatura capace di svolgere funzioni vitali abbia i nostri stessi diritti; se non mettiamo sempre l’uomo al centro del nostro punto di vista ma per una volta, ad esempio, proviamo a mettere Dolores, Teddy Maeve; sicuramente non possiamo accettare il libero arbitrio che è concesso all’uomo-visitatore, all’uomo-programmatoreo all’uomo-creatoredi Westworld.

Nonostante ciò che tenga in vita i personaggi del parcosembra esseresolo l’energia proveniente dai computer, tali creazioni artificiali sembrano pur sempre esseri viventi per quello che sono capaci di fare, e come tali meritano rispetto. Nel momento in cui tale rispetto è calpestato, la guerra è aperta e oserei dire anche lecita, con le conseguenze che ne possono derivare.

Adelaide De Martino

About the author

Adelaide De Martino

Adelaide De Martino nasce nel 1979 a Napoli dove si laurea in Economia Internazionale. Vive a Roma e successivamente a Milano dove si dedica all'arte, organizzando mostre e scrivendo articoli sul suo blog www.artelaide.wordpress.com. Dal 2013 ha scritto anche per la rivista i.ovo e dal 2015 per memecult.