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VUOTO elettrificato | Conversazione con Jacopo Benassi

Venticinque anni di fotografia al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, nella prima personale in un museo dedicata a Jacopo Benassi: con la mostra Vuoto, a cura di Elena Magini: dall’8 settembre al 1° novembre 2020 il museo di Prato offre uno sguardo sul lavoro potente, personalissimo, privo di mediazioni, del fotografo spezzino. Di seguito un dialogo con l’artista in occasione di questa mostra-evento.

Un’identità in bilico tra suono e immagine, a cavallo tra flusso e fissità. Il punto di contatto tra la fotografia e la performance sonora. Uno sguardo erratico il tuo, che alla fine mette spalle al muro. Per forza di cose magnetico, sia che si tratti di un ritratto, o di un paio di pantofole. Essere nelle cose. Essere nelle persone che vengono “congelate” nello spasmodico frastuono dello sferragliare del tempo. Quando avevo 20 anni se usavo pantofole o ciabatte di plastica pensavo che tutti capissero che ero frocio! Tutto nasce da lì, da quello che sei veramente, una volta che lo vivi esce da solo, dal profondo.

Jacopo Benassi, Pogo – 2018

Oggetti ed esseri umani sono piegati ad un destino comune. Il documento che è storia nelle tue mani diviene anche materiale instabile, duttile e ribelle. Mi viene in mente l’obliato ma straordinario regista Marco Ferreri che durante le interviste ricordava al proprio interlocutore di aver studiato per diventare veterinario, salvo poi scoprire che l’animale che lo interessava maggiormente era l’essere umano.
Non so se fa questa reazione alle persone che guardano dentro di me, penso che se sono persone un minimo sensibili riescono a mettere ordine nel mio lavoro. Comunque io penso che i miei lavori comunicano tra loro, è un po’ come entrare in camera mia, c’è un casino devastante, ma per me è tutto in ordine. Sono gli altri che mettono apposto tutto!

Dettaglio dell’installazione in mostra – foto OKNOstudio

Esterno – Interno, vuoto e pieno, dentro e fuori mi sembrano due estremi che fibrillano nel tuo immaginario. Sia in contrasto, sia in armonia, questo rapporto tra i due “ambienti” fisici e metafisici è una pietra angolare della tua ricerca. In effetti l’idea di natura, quindi “l’esterno”, oscilla oggi più che mai tra il rapporto conflittuale/distruttivo e quello protettivo/ossessivo. Basti pensare alle cornici dalla forte personalità dei tuoi scatti: legno grezzo scheggiato, vetro lineato, fratto. Ritengo che nei tuoi lavori ci sia un atteggiamento molto armonico nonostante i risultati siano composizioni tese, ruvide, livide per certi versi.
Sentire gli odori quando riguardo i miei lavori (non le chiamerei più foto) percepire tutto quello che succede prima e dopo. E’ una macchina del tempo il mio lavoro.

Jacopo Benassi, la loire – France 2014

Le profondità azzerate. La luce fredda che vuole possedere il reale prima di abitarlo nella macchina fotografica. L’agguato dell’inatteso quotidiano. Lo sguardo e l’adrenalina. Il flash insistito. Ma anche il tentativo di voler fermare il tempo. O per lo meno rallentarlo. Diventare lenti. Nella doppia accezione di ridurre la velocità e divenire oggetto focale. Oggetto dello sguardo, che lo permette, lo amplia, lo converte. Dove si dimentica la tecnica a favore dello stomaco e viceversa?
Per tecnica intendo il libretto d’istruzioni della fotocamera e della mia troncatrice, sono come un animale che vive nel bosco sempre pronto. Non premedito mai e quello che so esce al momento del bisogno.

Alcuni dei lavori in mostra – foto OKNOstudio

Sembra che materialmente tu abbia in parte traslocato il tuo studio presso il Museo Pecci. Ma la struttura realizzata in apertura ricorda un altare pagano. L’intimità incastonata richiama un deposito sentimentale e allo stesso tempo una barocca edicola votiva mediterranea. Insomma un pantheon e un accrocchio. Una certa temperatura e percezione del sacro per me è palese, ma qual’è la tua posizione in merito?
Non sono cattolico ma trovo l’immaginario religioso più vicino al mio lavoro che quello politico o altro. Trovo una forte relazione fra il rock e la religione, anche nella Bibbia. 

L’installazione in mostra – foto OKNOstudio

Le comunità sono comunque protagoniste. Riesci a focalizzare l’attenzione sia sugli esseri viventi, sia sulle relazioni. Fino a che punto il coinvolgimento è profondo? Dopo la “messa in mostra”, che rapporto intercorre tra l’immaginario immortalato e il suo autore? Non si rischia un consumismo visivo, una pantagruelica produzione che smarrisce per certi versi la relazione con chi in quel momento stava dall’altra parte dell’obiettivo? Probabilmente è inevitabile o necessario, o forse non è proprio così. Cosa rimane dopo?
Dopo si riparte e quello che rimane è una scatola vuota che devo riempire senza pensare troppo perchè odio le idee.

Jacopo Benassi, La spezia – 2011

Punk is not dead. Esiste ancora un’attitudine punk oggi? Soprattutto penso al piattume imperante e al monolitico conformismo ormai stabilizzato più che dilagante.
Essere punk non è solo mettersi il chiodo e la cresta o suonare in un gruppo. E’ per me un’attitudine, addormentarsi e svegliarsi e mettersi le prime cose che trovi in casa senza calcolare, senza specchiarsi. Io uso pantofole in casa classiche e sono punk nella testa non nella moda!

Fabrizio Ajello 

In copertina: Dettaglio dell’installazione in mostra – foto OKNOstudio

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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