Arte e Fotografia

Vienna Contemporary | The great minorities: un’analisi postuma

Noi siamo. E non sono tutti chiamati a raccolta da quest’epoca? Noi tutti siamo in primo luogo uomini della nostra epoca, vale a dire coloro che hanno trovato la loro strada almeno nel nostro tempo. Molti di noi sono artisti ma per artista non intendo la persona con il titolo o la qualità, bensì l’Eletto. L’arte rimane sempre la stessa: Arte. Perciò non esiste un’arte nuova, esistono artisti nuovi.
Egon Schiele

Vienna Contemporary si è conclusa con successo il 24 settembre scorso. E, come spesso accade nei peregrinaggi artistici, merita una riflessione postuma che non si fermi ai dati di accesso e vendita ma che riguardi, invece, la scia, il ricordo che lascia alle spalle, che altro non è che il reale interesse del mercato per gli artisti rappresentati.

L’analisi che ho condotto a Vienna per la fiera Vienna Contemporary parte proprio dall’elemento primordiale, citato da Schiele. L’arte è uguale a se stessa ma sono gli artisti a muoversi intorno a Lei. E ancora, l’arte può rimanere ancorata ai suoi primitivi concetti di base anche quando il perno di riflessione è formato da un gruppo di artisti emergenti e promettenti?

Vienna Contemporary è la fiera che, nel mio percorso di studio, ho trovato più esemplificativa del nuovo concetto di emergente ed emergenza; del nuovo e attuale innestato all’interno della macro zona temporale che definisce l’arte “Contemporanea”. Essenziale nelle scelte stilistiche ma densa di interazioni, dialoghi e sottosuoli di vivide rappresentanze dell’arte, Vienna Contemporary ha dimostrato tutta la sua linearità, tutta la sua totalizzante presenza nel panorama fieristico dell’arte.

La domanda che ho rivolto ai galleristi è stata: l’arte emergente può far sentire tutti -anche i meno esperti- più vicini all’arte? O meglio, è questo lo scopo del mercato? Cioè aprirsi a collezionisti occasionali e neofiti grazie ad un’arte più accessibile? Accessibile non solo economicamente ma anche concettualmente…perché attuale e appartenente a una condizione, anche umana se vogliamo, vicina al novizio. L’artista è emergente quanto il collezionista e si va creando tra loro una vicinanza e un parallelismo scambievole. E’ questo su cui punta il mercato dell’arte o esistono motivazioni recondite?

Inevitabile che l’interesse verso i rising artists sia cresciuto negli ultimi 5 anni in modo esponenziale. L’accesso alle fiere d’arte nelle capitali europee prospera di una percentuale inaspettata relativa ai NON operatori del settore.

Ed è proprio su questa vicinanza tra artista emergente e collezionista emergente che si stanno infittendo le analisi di chi invece l’arte la vive e con essa ci campa. Perché il non addetto ai lavori è spinto a visitare una fiera e non una galleria, molto più poetica nel suo complesso contenuto di significanti?

Perché immergersi nella fiumana della Fiera, dove l’attenzione dei mercanti dell’arte è concentrata quasi totalmente sui collezionisti abituali e stoici? Cosa spinge il neofita a questo massacro? Perché una Fiera d’arte, per chi non lavora nell’arte – ma spesso pure per chi ci lavora – è un supplizio fisico e mentale. Un contenitore strabordante di significati e concetti. Un dizionario del tutto, indecifrabile se considerato in larga scala, soprattutto per chi non ha dimestichezza con l’ambiente commerciale, non sempre felice. Sono queste le risposte che solo l’ascolto del nuovo target in evoluzione può dare, che devono far riflettere galleristi, commercianti, curatori e organizzatori affinché la veicolazione dei messaggi sia reindirizzata e modulata con attenzione. Se, e solo se, di nuova frontiera dell’emergente si vuole parlare e se davvero si vuole creare un “mercato del Nuovo”, queste sono le analisi da condurre.

In nome di questo spirito nascente o che ci si auspica riaffiori in memoria della gloria di un passato recente in cui si fremeva per farsi portavoce del prossimo movimento di rottura e rivoluzione artistica (penso agli anni ‘60 e ‘70), abbiamo intervistato numerose gallerie sull’andamento del mercato in questo momento storico di empirico stravolgimento. Ho deciso però di dare voce solo a una di esse, non certo per spirito di cronaca…che non sempre mi contraddistingue, bensì per una selezione che ancora mi fa credere al romanticismo decadente e bohèmien che l’arte evoca e continua a promuovere tacitamente, nonostante o malgrado il mercato – che indubbiamente deve sfamare – che spesso ostacola la tanto agognata poetica del mestierante d’arte.

Ha parlato di sentimento e passione Tamuna Gvaberidze della galleria Window Project di Tbilisi, Georgia, e alla domande sull’incipiente mercato dell’arte legato agli emergenti, sulle possibilità infinite dell’affordability dell’arte, ha preferito glissare con un amaro sorriso specificando la sua tendenza a preferire il SENSO DELL’ARTE, la poetica, lo studio della vita degli artisti per capirne i misteri e le magiche parabole umorali. Parametri, quelli di Tamuna, che fanno sorridere i mercanti dell’arte, i più smargiassi davanti al bisogno, naturale, di fatturare anche difronte a tragedie utopiche legate ad un’idea di artista aberrato e frustrato, che forse non esiste più. Scelte di lavori che parlano ancora di essere umano e animo, concetti quanto mai arcaici, che la spingono a scegliere l’artista ancora veicolatore di significato.

Il cinismo, il mecenatismo, il mercato, chiamiamolo come vogliamo, è, però, il meccanismo occulto che muove criteri e scelte, così come mode e sviluppo ed esistono ingranaggi che vanno alimentati e nutriti. Lo scopo dei Galleristi illuminati è quello di continuare a farlo con saggezza e scrupolo nei confronti dell’inesperto ma, ancora di più, dell’abituale che si fa indubbio divulgatore del fardello culturale di cui si appropria.

Scelte da curatori più che da mercanti, sono quelle che ho incontrato a Vienna Contemporary, che hanno dato alla Fiera una luce di netto stralcio, una pulizia e una coerenza che rendono il mercato dell’arte austriaco molto ben riconoscibile per l’innato vigore.

E proprio nelle geometrie e l’intersecazione di materiali e colori in giochi faunistici di semplicità e nettezza che si è manifestata tutta la sua purezza. Nel sottobosco, Vienna Contemporary è uno spiraglio di sincera luce verso scelte curatoriali limpide e leali al mercato e alla poesia.

Daniela Ficetola

Grazie a

Christina Steinbrecher – Pfandt – Art Director Vienna Contemporary
Tamuna Gvaberidze – Gallery Window Project Tbilisi, Georgia
Christina Werner – Press Office

www.viennacontemporary.at

 

About the author

Daniela Ficetola

Daniela Ficetola studia Scienze dei Beni culturali all'Università Statale di Milano. Lavora da 15 anni nella comunicazione: ufficio stampa per Rai e La7, gestendo progetti editoriali innovativi come Gaz Magazine, Extra, Zero, La Piazza, Il Diario del Nord Milano, per poi approdare come libera professionista nel mondo della formazione e dell’arte. Nel 2009 crea NOlab Academy, innovativa accademia dedicata alle arti e ai mestieri. Nel 2012 fonda Who Art You? contest artistico internazionale annuale organizzato in collaborazione con il Comune di Milano, portando il progetto anche in Europa. Nel 2016 fonda Artbahnhof a Londra, agenzia di mediazione artistica che eroga consulenze organizzative ad artisti, musei e gallerie. Dal 2017 tiene il corso di Curatela e organizzazione eventi artistici.
www.artbahnhof.com / www.whoartyou.net
www.nolabacademy.com / www.nolab.it

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