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Viaggio 2.0. Destinazione Spazio

Se c’è un viaggio che ha segnato il 2015 ormai agli sgoccioli, non può essere che Il viaggio nello spazio, la realizzazione di un sogno fantascientifico. Lo abbiamo visto da vicino come non mai grazie a foto, video e racconti dell’astronauta italiana Samantha Cristoforetti che nel salone dei Cinquecento, a Firenze, in occassione di Flights, Festival sulla Luce, ha raccontato la vita di un astronauta nello spazio.

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Quante volte viaggi e avventure nello spazio hanno preso vita attraverso letteratura, fumetti, film fantascientifici? Quante volte ci siamo immersi in un film o in un racconto volendo far parte di un equipaggio o immaginando cosa si provi a vivere nello spazio? Eppure la missione che ha portato un team di astronauti sulla piattaforma ISS, per un periodo di permanenza mai così lungo, è da quest’anno realtà e potrebbe essere un piccolo passo per veder concretizzare quei racconti stellari che appassionano in tanti.

Gli elementi di rimando tra fantascientifico e realtà non mancano. C’è il numero 42 della spedizione, un riferimento a “la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, sull’universo e tutto quanto” dei romanzi fantascientifici di Douglas Adams – 42 is the answer- , c’è l’ISS ossia la Stazione Spaziale Internazionale in orbita a 400 km di distanza dalla Terra, una base nello spazio che fa tornare alla mente la Deep Space 9 e c’è il comandante Cristoforetti che racconta con video e foto la vita nello spazio,  esternando con tanto di saluto vulcaniano la sua predilezione per Star Trek. E siamo nel periodo che va dal novembre 2014 a giugno 2015.

Del lancio, Samantha Cristoforetti, ricorda che era notte fonda; lei si trovava in cima al razzo insieme all’Ingegnere di Volo Terry Virtis e al Comandante Anton Shkaplerov, dalla steppa del Kazakistan si è visto il razzo illuminarsi e partire verso lo spazio dando inizio alla storia dell’esplorazione spaziale.

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Il tempo necessario per arrivare è stato breve, solo 8-9 minuti in cui, però, l’effetto dell’accellerazione ha fatto percepire il proprio corpo due o tre volte più pesante. Una volta raggiunto lo spazio i motori si sono spenti e per la prima volta ha potuto avvertire l’assenza di gravità, una tra le sensazioni di cui ora sente di più la mancanza. Per la prima volta, quella mattina ha visto anche lo spettacolo del sorgere del sole dallo spazio.

Hanno dovuto compiere ben quattro giri intorno alla Terra, di novanta minuti l’uno, prima di trovare la loro destinazione, la Stazione Spaziale Internazionale, l’ “avamposto dell’umanità nello spazio”, come ci dice la nostra astronauta, un luogo costruito dagli uomini che permette di avere una piattaforma, una base nel cosmo con condizioni di vita vivibili dove si compiono lavori di ricerca ed esperimenti.

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Per tutto il periodo della missione gli astronauti hanno vissuto nei moduli pressurizzati, realizzando esperimenti in microgravità, la condizione dello spazio che annulla gli effetti di gravità terrestre. In questo modo hanno cercato di raccogliere dati sulla reazione del corpo umano nello spazio o per scoprire cure in campo medico o, ancora, hanno potuto realizzare esperimenti che in condizioni terrestri sono impossibili. Lei stessa racconta d’essersi prestata come “cavia” per conoscere il comportamento delle cellule, del sistema cardio vascolare, della vista in tali particolari situazioni, nell’ipotesi di realizzare un giorno un viaggio su Marte o una più lunga permanenza. Il resto del tempo è dedicato alla manutenzione, allo sport, obbligatorio per due ore al giorno per evitare la perdita di massa muscolare e ossea.

Samantha Cristoforetti ci spiega lo svolgersi della vita quotidiana nella navicella spaziale, come sia necessario riciclare tutto, acqua, umidità, sudore, urina; come ci si debba adattare a lavarsi con delle spugnette a causa dell’assenza di docce o come si debba aspettare l’arrivo, sporadico, di veicoli cargo per poter mangiare del cibo fresco e avere rifornimenti di altro materiale. Rimane memorabile il giorno in cui è arrivata la macchina per il caffè espresso che ha potuto bere da tazzine create appositamente per l’assenza di gravità.

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La visione più bella dello spazio potevano averla dalla Cupola, presente in uno dei moduli in cui abitavano. Da lì si poteva osservare la Terra posizionata sulle loro teste, che coi suoi mari azzurri veniva confusa dalla mente con il cielo. Ha potuto vedere e trasmettere anche a noi immagini di stelle, dell’alba, di effetti metereologici visti dalla Stazione Spaziale. Una visione che le manca moltissimo e spera di poter rivivere al più presto. Intanto noi attendiamo l’uscita del documentario sulla donna, la prima astronauta italiana ad aver conseguito il record europeo e femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo, e ci godiamo le foto più belle da lei scattate nel 2015 in attesa del prossimo viaggio spaziale.

Sandra Branca

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Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
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