Arte e Fotografia

Vasco Bendini| Interrogare la materia

Una sensibile retrospettiva sull’artista emiliano ci traghetta in un mondo di energie archetipiche che si fondono, sospese tra il tutto e il nulla.

Vasco Bendini dalla serie L'immagine accolta, 2006

Il 10 ottobre 2015, a pochi mesi dalla sua scomparsa, avvenuta a gennaio di un anno fa, la galleria La Giarina Arte Contemporanea di Verona ha inaugurato una sensibile ed attenta retrospettiva dedicata all’artista emiliano Vasco Bendini.

Bendini, nato a Bologna nel 1922 e allievo di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi, è stato prima interprete degli slanci pulsionali dell’Ultimo Naturalismo per poi passare ad interrogare la materia nella sua essenzialità e povertà, mantenendo però sempre uno sguardo rivolto verso l’oltre, verso l’infinito.

Nelle sale della galleria scaligera sembra così di immergersi in una danza di elementi che si compenetrano, di energie apparentemente opposte che si fondono, riscoprendosi unità originaria ed indefinita, in un volteggio sospeso tra il tutto e il nulla.

Veniamo dunque rapiti da un dialogo tra forze archetipiche e primordiali, forze di terra e di fuoco, di acqua e di aria, senza forma e senza nome, come barlumi di un lontano passato che ancora segretamente ci anima e ci pone domande.

Forme ctonie sembrano così emergere dalle profondità della terra scolpendosi sulla tela, prorompono pastose e carnali, una sorta di grido materico, un interrogativo che si fa presenza per poi diventare slancio, una fiamma colore del sangue che divampa, si tende, un battito che dal cuore si scioglie nell’infinito.

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Ed è l’infinito il principale protagonista dell’opera di Bendini, uno sguardo che si apre verso un cielo che allo stesso tempo è mare, verso nuvole che diventano schiuma, note d’azzurro che si inseguono creando paesaggi come visioni, barlumi di un inconoscibile lontanissimo eppure presente, recesso divino nascosto nelle pieghe del profondo.

Con Bendini il colore si fa onda, movimento che disvela, occhio che si schiude sul mistero dell’esistenza, laddove cade ogni contorno aprendosi ad un luogo dove non c’è più io e non c’è più tu, ma rimane solo un abbraccio che contiene ogni cosa.

Il gesto pittorico diviene così intuizione, bagliore, istante estatico che, rivelandomi a me stesso, mi rivela al tutto.

La mostra, visitabile fino al 27 febbraio, ci traghetta dunque in un mondo di atmosfere e suggestioni apparentemente difficili da decifrare, che sembrano rivolgersi a quegli angoli reconditi del nostro animo che, nella frenesia della vita quotidiana, raramente ascoltiamo, così da illuminarli affinché la loro essenza possa rendersi manifesta anche a noi stessi.

Allison Bersani

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About the author

Allison Bersani

Allison nasce nel 1985 a Verona. Si laurea in Beni Culturali con una tesi intitolata “Il corpo nell’opera di Egon Schiele e Francis Bacon”.
Da sempre coltiva la passione per la scrittura che la porta a realizzare brevi racconti e a collaborare con riviste d'arte, come i.OVO, in veste di redattrice.

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