Arte e Fotografia

Vanni Cuoghi e la rivincita del disegno

Vanni Cuoghi chez Messina: il Museo Francesco Messina, ricavato da una chiesa sconsacrata dedicata a San Sisto in una piccola traversa di via Torino, ospita The Invisible Sun. La terza dimensione del disegno, mostra personale di Vanni Cuoghi, fino al 21 gennaio 2018.

Artista fra i più significativi di quella tendenza che Ivan Quaroni ha definito nell’omonimo libro Italian Newbrow, Vanni Cuoghi lavora attraverso il recupero di forme espressive vagamente (quasi mai apertamente) bistrattate fino a soli pochi anni fa dalla critica d’arte contemporanea, passando dall’affresco all’illustrazione, diventando uno dei rappresentanti della figurazione pittorica italiana odierna. In quest’occasione espositiva, con la curatela di Nicoletta Castellaneta e Giancarlo Lacchin, si concentra su due tipologie di lavori, entrambi posti a dialogo con le sculture del “padrone di casa” Francesco Messina, noto scultore del Novecento il cui lavoro costituisce la collezione permanente del museo.

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Nella navata centrale al piano terra troviamo la grande installazione, cuore dell’esposizione: decine di corvi invadono lo spazio espositivo, riprodotti con china e acquerello su fogli di carta telata sorretta al muro da tronchi dorati. L’uso dell’oro, così come l’iconografia del corvo, sono già di per loro elementi dal richiamo fortemente simbolico che lo stesso artista ha preferito mantenere solo suggerito, evitando una diretta interpretazione.

Il corvo è infatti un animale oscuro che l’ha sempre affascinato benché sia associato a malasorte e morte. Anche nel cinema, ambito caro a un artista di estrazione pop come Cuoghi, il corvo è spesso protagonista, dal pasoliniano Uccellacci e uccellini a Il Corvo con il leggendario Brandon Lee.

Al piano interrato troviamo opere in apparenza completamente differenti, ma in realtà essenziali nel processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’intera mostra. Ispiratosi alla tradizione ligure di presepi in carta, diffusasi fra il Settecento e l’Ottocento, Cuoghi realizza diorami cartacei, nei quali inserisce elementi diversi, da immagini storiche di Milano a scene che mantengono vivo il “mood da fiaba nera”. Il disegno diventa così scenografico, sfonda il piano artificiale e bidimensionale della rappresentazione.

Ed è questa stessa sensazione che l’artista intende ricreare anche nella sala al piano terreno, trattando il corpo centrale della ex chiesa come un diorama in scala naturale, colmato dallo stormo di corvi che, attenti, scrutano il visitatore e le sculture di Messina.

E se il disegno si fa diorama su più livelli, acquisendo una nuova dimensione, la mostra si espande e abbraccia la realtà viva, attribuendo all’arte una responsabilità lontana dall’autoreferenzialità. Alla parete, una breve citazione dell’artista sottolinea come, dopo l’11 settembre e la visione di una realtà tanto dolorosa trasmessa in diretta, l’immagine artistica sia tornata a volersi occupare del mondo reale: è questo che la mostra pare voler esprimere, una capacità del disegno di sfondare lo spazio e abbracciare la realtà, chiamando lo spettatore alla responsabilità di un’interpretazione attiva.

Stefano Pellizzari 

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