Cinema e Teatro

Trainspotting 2: una fottuta commedia

Scegli gli stessi attori, scegli la stessa città, scegli lo stesso scenografo, lo stesso sceneggiatore, e da quel momento tutto quanto va storto. Trainspotting 2 in 117 minuti non ha fornito nessun alibi per giustificare la sua uscita. E ne sarebbe stato necessario uno particolarmente forte, uno inattaccabile, così credibile da accompagnarti verso la fine con la consapevolezza di esser riuscito ad aggiungere qualcosa al capolavoro del ’96.

E invece nessun alibi, solo scuse: una sequela di patetiche scuse atte a ricollegare quello che stai vedendo a quello che avevi divorato con gli occhi 20 anni prima. Così, con una scusa dietro l’altra ti ritrovi immerso in una commedia, in una fottuta commedia degna del peggior Verdone. E, se da una parte l’atmosfera imbarazzata e imbarazzante della rimpatriata non ti abbandona mai, dall’altra ci sono i guizzi stilistici del genio Danny Boyle, che dissemina virtuosismi tecnici magistrali, atti però solo a svelare la natura pretestuosa dell’opera, del tutto priva di idee.

I personaggi, ridotti a macchiette dei loro alter ego giovanili, si muovono imbolsiti in una Edimburgo ripulita dalla patina di marciume che era stato lo sfondo perfetto della riflessione esistenzialista del primo capitolo.

È questo il punto: non ci sono spunti di riflessione in T2 , c’è solo una storia a tratti anche molto divertente che sacrifica il povero Begbie al ruolo di cattivo disneyano. E allora, chi è il responsabile di cotanto scempio? Noi. Siamo noi che abbiamo chiesto T2 , sono vent’anni che chiediamo questo film, siamo la morbosa domanda in un mercato che non ha più proposte ma solo risposte.

Un’ultima riflessione, il film finisce con Mark che ritorna a casa, riabbraccia il padre e in camera sua mette su “Lust for Life“… Mi piace pensare che il vero Trainspotting 2 cominci qui e che io non lo vedrò mai.

Massimo Tonietti

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Massimo Tonietti

La mattina indosso scarpe comode e comincio a correre, la sera mi addormento con South Park

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