Interviste

TOTÒ SI NASCE! (e buon sangue non mente) | Conversazione con Elena Anticoli de Curtis su suo nonno Totò

Abbiamo incontrato Elena Anticoli de Curtis, nipote del grande Totò, e ci siamo fatti raccontare com’era suo nonno e cosa sta facendo per portare avanti la sua memoria, un lascito artistico e culturale di valore enorme. 

Intervista a cura di Maria Rita Montagnani

Maria Rita Montagnani- Elena, lei è terzogenita di Liliana de Curtis figlia di Totò, dunque nipote del grande Principe e comico di levatura internazionale, quando si è veramente resa conto della grandezza di suo nonno?

Elena Anticoli De Curtis – Io penso che le cose non nascano a caso. Era un Estate del 2015 e accompagnai mia madre a ritirare un premio ad Ostuni. La serata era intitolata Fuori dal tempo. In occasione di quell’evento Enzo de Caro omaggiò il pubblico ripercorrendo l’Antonio de Curtis uomo, attraverso le sue poesie e liriche. E da qui iniziò il mio percorso alla scoperta di un nonno che nel 2017 è stato inserito tra i più grandi artisti del ‘900 italiano.

MRM- Come si è fatta strada in lei, com’è entrata in lei la sensazione di appartenenza a Totò, che prescinde anche dal legame di sangue, lo stesso sangue che scorre nelle vostre vene?

EAD- Negli anni seguenti ho messo mano all’archivio di famiglia con l’aiuto di Enzo e di una mia amica antropologa (Virginia Falconetti). Mi ricordo che Enzo un giorno mi disse “Tu non puoi lasciare che il patrimonio di tuo nonno finisca nell’oblio, bisogna che lo porti avanti”. Nel 2016 ho costituito l’ “Associazione Antonio de Curtis in arte Toto” proprio per continuare tutto il lavoro svolto da mia madre e per far conoscere l’uomo che si cela dietro al grande artista. Per questioni di età e salute mamma mi ha passato il testimonial. Nel 2017 sono stata presente a più manifestazioni che lo hanno omaggiato per il cinquantenario  della morte. Ho potuto realizzare dal vivo quanto affetto incondizionato riceve e dona . Mio nonno mi ha regalato tanta energia… Attraverso la sua persona ho scoperto la condivisione delle sue emozioni.

Elena Anticoli de Curtis

MRM- Cosa le raccontavano sua mamma e sua nonna a proposito di suo nonno, quale sono stati gli aneddoti che l’hanno colpita di più?

EAD- Mia Nonna e mia madre mi hanno trasmesso l’amore nei confronti di questo “omino lunare” estremamente umano. Nonna mi raccontava il loro primo incontro, sembrava di ascoltare una favola. Si conobbero a Firenze durante una sua tournée, lei quella sera andò a teatro in compagnia di suo cognato, anche lui attore e conoscente di nonno (Raniero de Cenzo) e la sorella di nonna (Elena de Cenzo). Nonna Diana era in vacanza dal collegio, aveva 16 anni, e quando lo vide, rimase  colpita. Era una gran bella ragazza, quella sera aveva abbandonato gli abiti da collegiale e  si era messa in ghingheri. Alla fine dello spettacolo andarono tutti e quattro a cena e lui le chiese:  “ma lei signorina non avrebbe idea di sposarsi?” Lei divenne rossa dall’imbarazzo e disse “no non l’ ho mai pensato”. Nonno naturalmente in seguito mantenne un legame epistolare con nonna, fu breve in quanto dopo qualche mese nonna scappò dal collegio per rivedere nonno a Roma e da allora non si lasciarono più fino all’anno 1950. Mamma mi descriveva l’immagine di quest’uomo ancora giovane, elegantissimo, un po’ vanitoso, anzi un  “civettone”, come ammetteva con un punto di ironia. Diviso tra la famiglia e il fascino del teatro. La sera, quando rientrava, prima di coricarsi, andava ad abbracciare la sua Liliana portandole un regalo. Per l’occasione si inventava un gioco, quello del “gobetto”. Si nascondeva un pacchetto di cioccolatini sotto la giacca, all’altezza della schiena, invitandola a cercarlo. Mamma è tutt’ora golosa di quei cioccolatini.

MRM- C’è qualcosa di se stessa, qualche espressione o un tratto del viso o del carattere, che ritiene di avere ereditato da Totò?

EAD- Penso di avere dei tratti somatici nel viso, è un opinione comune che mi viene spesso affermata. Caratterialmente, aspiro al bene comune.

MRM- Il grande Totò è scomparso nel ’67 e lei è nata  qualche tempo dopo, è stato un cruccio per lei non aver potuto condividere con lui una parte della vita?

EAD- Il fatto di non averlo conosciuto non è un cruccio, diciamo che mi dispiace. Mi sarebbe piaciuto passare del tempo con lui. Poterci dialogare, esprimergli il mio affetto attraverso un abbraccio, una carezza. Fortunatamente il suo pubblico, che attraversa tutta l’Italia dal nord al sud, porta con sé oltre all’ammirazione per l’artista che rappresenta, più profondamente per l’uomo che era la sua grande umanità! Quando si nomina Totò vedi gli occhi sorridere, senti la gioia all’interno delle persone, ascolti le sue battute, insomma è vivo tra noi. Per usare un’espressione del “piccolo principe”: siamo stati addomesticati da lui.

MRM- Un genio come Totò, che trascendeva ogni lingua perché dotato di un linguaggio universale, secondo lei, com’era arrivato ad essere ciò che era?

EAD – Non c’è una spiegazione, è nato così, e come diceva lui: “In tante famiglie c’è chi nasce gobbo ,storto, io sono nato comico. Questa è una cosa che non mi sono mai spiegato”.

MRM- Si dice che lui fosse una persona piena di paure, ipocondriaca e preda di ansie incredibili, che poi trasmetteva anche agli altri vicini a lui, è così?

EAD- Sì, lo era, ma in realtà era un modo di prendersi cura di chi amava, preoccupandosi che tutto fosse sotto controllo e fatto per il meglio.

MRM- Le capita di intrattenere con suo nonno una sorta di dialogo, con cui si sente in comunicazione nonostante lui non ci sia più?

EAD- Sì, sempre, in camera ho persino una sua grande foto con cui dialogo e a cui mi capita di raccontare le cose.

MRM- Totò aveva paura della morte, è per questo che la esorcizzava. Ma temeva anche la solitudine o la cercava?

EAD- La solitudine non la temeva e, anzi, la cercava, anche in famiglia si ritagliava uno spazio tutto suo. Non aveva paura della morte in sé, nemmeno del soffrire. Ciò che gli faceva maggiormente paura era la vecchiaia e dunque invecchiare.

MRM-Totò ha rappresentato e rappresenta l’espressione più alta dell’umanità, si può dire che c’è un Totò in ognuno di noi?

EAD- Credo di sì, mio nonno aveva compreso a fondo la natura umana ed aveva a cuore il destino dei più fragili, dei perdenti e degli sfortunati, dei quali spesso assumeva le “sembianze” nei film, mettendo alla berlina chi invece è dedito alla sopraffazione e alla prevaricazione dei più deboli. Era anche noto il suo grande amore per gli animali così come pure la sua generosità nei confronti dei poveri.

MRM- L’insegnamento più grande e importante che, sia pur indirettamente, le ha trasmesso suo nonno.

EAD- Di sicuro la sincerità e l’umiltà.

MRM- Se Totò potesse vedere il mondo di oggi, cosa penserebbe e direbbe al riguardo?

EAD- Di sicuro direbbe che è una grossa fetecchia!

MRM- Se il tempo di Totò è il tempo eterno, quale futuro avrà la sua arte?

EAD- Il futuro di Totò sarà il tempo eterno, lei lo ha detto. Penso che anche le generazioni a venire avranno modo di conoscerlo e apprezzarlo, così come oggi si apprezzano e si amano ancora Charlot e Stanlio e Ollio.

MRM- Se le fosse concesso di rivedere per un attimo suo nonno Totò, cosa vorrebbe dirgli?

EAD- Probabilmente vorrei subito abbracciarlo, con uno di quegli abbracci che vanificano ogni parola.

MRM- Tre parole per definire Totò (magari alla sua maniera).

EAD- Sensibile, elegante, protettivo. In una parola: umano.

Desidero ringraziare sentitamente Elena Anticoli de Curtis per questa intervista così emozionante, anche perché – davvero – mi è sembrato a tratti di parlare con una parte di Totò. Buon sangue non mente!
Maria Rita Montagnani 

About the author

Maria Rita Montagnani

Critico e curatore d'arte indipendente. Da anni impegnata nella valorizzazione e nella diffusione dell'arte contemporanea nel territorio italiano, ha presentato numerose mostre, curando artisti in eventi nazionali e ha realizzato (in sedi pubbliche) progetti artistici e culturali di cui è anche autore.