Arte e Fotografia

Thomas Struth: tecnologia, scienza e invisibile

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Il “costruttore di immagini”, Thomas Struth, in mostra al MAST di Bologna, ci accompagna tra i luoghi nascosti della ricerca scientifica, restituendoci uno spaccato del mondo sconosciuto che sta dietro all’innovazione tecnologica.

Thomas Struth nasce nel 1954 a Geldern, in Germania, e studia alla Kunstakademie di Düsseldorf, dove diventa parte di quella generazione di artisti allieva di Bernd e Hilla Becher. Le sue fotografie sono caratterizzate da un’estrema meticolosità e un attento rigore formale, sia che si occupi di paesaggio urbano in bianco e nero, sia che ritragga soggetti in pubblico o nella vita privata.

Thomas Struth, Unconscious places, Brussels, 1977

Nature & Politics, la mostra presentata al MAST di Bologna, composta da 25 immagini in grande formato, vuole mettere “in discussione lo sviluppo della tecnologia come promessa unica del progresso umano”. Già nel 2007 il fotografo aveva avviato uno studio sul corpus di immagini ora esposte, lavorando sulla relazione tra natura e tecnologia. All’interno della serie, vediamo non solo luoghi che sembrano legati all’ambito della ricerca spaziale o, più generalmente, alla ricerca scientifica, ma anche sale operatorie e strumentazione di ambito medico, grazie alla collaborazione con l’ospedale Charité di Berlino, o anche cantieri navali, e paesaggi naturali.

Interno di totamak Asdex Upgrade 1, Max Planck IPP, Garching, 2010

Struth si muove quindi in zone proibite, mostrandoci una serie di operazioni scientifiche ed ipertecnologiche, interventi che potrebbero mutare il corso della nostra esistenza e vuole che sia il fruitore a costruirsi la propria immagine, la propria mappa, stimolando così la capacità di lettura di chi osserva. Infatti la fotografia non esplica, si limita a suggerire, non afferma ciò che mostra, e le fotografie tecnologiche di Struth, “pur essendo così nitide, precise e bilanciate, non ci restituiscono informazioni precise, questi universi restano insondabili, senza legende, senza spiegazioni e contestualizzazioni”, ci spiega il curatore della mostra Urs Stahel. La composizione precisa e studiata viene restituita grazie all’utilizzo del banco ottico, la cui visione viene ribaltata sotto-sopra, consentendoci così di vedere non più il reale che stiamo rappresentando, quanto piuttosto le geometrie, le mappe che la realtà disegna, astraendo dall’oggetto inquadrato. La costruzione, quindi, diventa fondamentale nel processo creativo, dove ogni elemento all’interno dell’immagine diventa fondamentale per l’orchestrazione dell’intero impianto visivo.
Non vediamo esplicitamente l’essere umano, eppure, l’essere umano è tangibile, in quanto i macchinari, la strumentazione, i cavi, tutto il complesso sistema tecnologico qui presentato non è altro che l’insieme della produzione umana, sono manufatti.
Il rapporto con l’invisibile quindi per Struth è fondamentale, in quanto, “quando non vedo, ho la memoria, vedo ciò che ho in mente. Io non faccio propaganda, non affermo in maniera dichiarata. Siamo in un’epoca in cui siamo molto colpiti da ciò che non vediamo, da ciò che è invisibile, come internet, ad esempio: è presente, nonostante nessuno l’abbia mai realmente vista. Ciò che non vediamo ha una grandissima influenza su di noi ma è il prodotto di un essere umano”, ci spiega.

Così come rimane invisibile il futuro, soprattutto in un momento come questo dove siamo chiamati a prendere decisioni difficili che richiedono il massimo della nostra intelligenza. Non a caso, questa serie inizia a prendere forma due anni prima rispetto alla conferenza sul clima (Copenhagen, 2009), che avrebbe dovuto fissare i termini per la riduzione dei gas serra in sostituzione del protocollo di Kyoto del 1997. Conferenza conclusasi senza accordi che riporta in Struth un gran senso di frustrazione.

Per questo motivo all’interno della mostra sono presenti anche paesaggi naturali (Seascape) o riferimenti alla cultura e alla storia umana (Acropolis Museum, Athens), in riferimento al lavoro umano, alla capacità propria dell’uomo di operare con la massima precisione manuale e artistica.

Thomas Struth, Seascape, Donghae City, 2007.

La mostra si conclude al livello 0 della Gallery con la video installazione del 2003 Read This Like Seeing It For The First Time, che registra cinque lezioni di chitarra classica svolte da Frank Bungarten all’Accademia musicale di Lucerna, dove mostra l’interazione tra insegnanti e studenti durante una lezione di musica, illustrando cosa comporta in termini di insegnamento e apprendimento, in un flusso continuo tra dare e ricevere.

“In questa nostra epoca, in cui assistiamo a un portentoso balzo in avanti verso una progressiva robotizzazione del mercato del lavoro, è di importanza cruciale osservare con attenzione e dare risalto a ciò che l’uomo è capace di fare”, conclude Urs Stahel.

Chiara Francesca Rizzuti

About the author

Chiara Francesca Rizzuti

Cremona, 1991. Studia arte e cinema al DAMS di Bologna e approfondisce gli studi sull’immagine contemporanea al master di Fondazione Fotografia. Attualmente vive ancora a Bologna dove fotografa molto, lavora ancora di più e non studia abbastanza antropologia. Qualche volta scrive.

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