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Storie di “donne pericolose”, da Eva a Marlène Dietricht e oltre

Donne che fanno paura agli uomini: da Eva A Marlène Dietricht, da Pandora a Morticia Addams fino a Valie Export. Un excursus sul topos della “donna terrificante”.

Rassicurante, generosa, amorevole: la donna incarna molte, innegabili, qualità positive, eppure nell’immaginario collettivo più profondo è spesso fonte di mistero e inquietudine, “un tabù intatto”, per dirla con Freud. E se è vero che il genere femminile, rispetto a quello maschile, è stato ed è tutt’oggi vittima di soprusi e ingiustizie di varie entità, è anche vero che nella storia, nella letteratura, nei testi religiosi, nell’arte e nel cinema non è raro imbattersi in ritratti di donne spregiudicate, crudeli, sofisticate e talvolta bestiali, capaci di incutere timore agli uomini attraverso manipolazioni, drammi e seduzioni letali. Raffigurazioni che non seguono le regole di un’iconografia tout court ma che possono essere ricondotte a un vero e proprio topos della “donna terrificante“, che, consapevole del suo fascino e del suo potere, si contrappone all’uomo seminando presagi nefasti.

Gustav Klimt, Giuditta e Salomè, 1901 / 1909

Cosa si cela dietro a queste immagini in grado di far vacillare la presunta supremazia dell’uomo su cui si fonda gran parte della nostra cultura patriarcale? Secoli di interrogativi e studi sociologici hanno prodotto discreta letteratura in proposito. Molti fanno riferimento a un atteggiamento difensivo dell’uomo attraverso cui tenterebbe di esorcizzare una paura primordiale, quasi sempre latente o celata, nei confronti del gentil sesso, da temere se fuori dal controllo vigile del maschio. Un terrore ancestrale, probabilmente derivato da una paura più grande, come asserisce Camille Laurens nel suo Les fiancées du diable. Enquête sur les femmes terrifiantes ovvero “quello di essere venuto al mondo tramite una donna, per cui vivere e morire”. Fonte di vita o di morte, il femminino incute timore anche (e soprattutto) per il fatto che alla sua natura lunare sono permesse esperienze totalmente precluse e inconoscibili dal mondo maschile, su tutti il rito ciclico del mestruo e, ancor di più, il parto.

Simone de Beauvoir, nel suo protofemminismo di matrice esistenzialista, ammette nel Secondo Sesso come la cultura occidentale abbia per secoli ricondotto unicamente alla figura dell’uomo gesti riprovevoli e crudeli, quasi appartenessero – per natura – alla sua stessa indole, e, di contro, bollando come innaturali comportanti simili nel genere femminile. Atteggiamenti scandalosi, rintracciabili in alcuni esempi di femminilità feroci che, di tanto in tanto, riemergono nell’immaginario collettivo, come un richiamo antico. E allora ripercorriamo, per sommi capi, alcuni temi ricorrenti di questo topos, cominciando da molto lontano…

Hans Baldung Grien, Eva, il Serpente e la Morte, 1520

LA DONNA PRIMIGENIA

Nelle civiltà antiche la donna ricopre un ruolo quasi sempre ambivalente, origine di vita e al tempo stesso di preoccupazioni e presagi nefasti: se da una parte, infatti, le viene conferita la custodia del bene, dall’altra è fonte di peccato e di tentazione del male. Per la cultura cristiana, Eva è la prima donna dalla quale discende tutta la stirpe umana ma è anche colei che causa la cacciata del Giardino dell’Eden lasciando che il male entri a far parte della vita degli uomini; presso i Greci antichi, è Pandora la prima donna mandata da Zeus sulla Terra alla quale vengono conferite tutte le virtù, ma la curiosità la spinge ad aprire il vaso proibito, diffondendo nel mondo il dolore, la vecchiaia, la malattia, la gelosia, il vizio e la pazzia; per i Sumeri e, più tardi, presso la cultura ebraica, Lilith è una creatura mitica, già presente nel’epopea di Gilgamesh, che incarna la femminilità arcaica, libera e seducente, in grado di sfidare l’uomo e Dio, per questo costretta al suicidio; Kali, nella cultura Indù è la madre originaria e al tempo stesso donna devastatrice.

Lilith, la regina della notte, bassorilievo sumero

LA DONNA INGANNATRICE

Spesso il genere femminile è stato accostato a ogni genere di inganno e tranello. Partendo da lontano, le Sacre Scritture e la mitologia greca offrono diversi esempi, basti pensare alla seduzione ingannatrice di Salomè che pretende la testa del Battista circuendo Erode o a quella di Dalila che con l’inganno seduce Sansone per estirpargli la sua stessa forza, rendendolo inerme, o ancora alla decapitazione di Oloferne ordita da Giuditta che, per bene del suo popolo, compie un efferato delitto tramite un inganno fatto di seduzione e desiderio.

Max Liebermann, Sansone e Dalila, 1902
Cristofano Allori, Giuditta con la testa di Oloferne, 1610

Nell’Odissea quasi tutte le donne, al di fuori di Penelope, tentano di irretire Ulisse, più o meno consapevolmente, una su tutte è Circe, la misteriosa maga ammaliatrice che sfida Ulisse trasformando in maiali i suoi compagni e accendendo con lui una gara di astuzia a cui poi, però, sarà costretta a soccombere. Più avanti, nel Medioevo, la figura della donna-strega, spesso dipinta come malefica e diabolica, diventa strumento del potere terreno di uomini ed ecclesiastici per rinforzare l’idea della donna come essere da cui stare attenti, capace di opere disdicevoli e di fuorviare in modo indelebile chi ha accanto. È indicativo come nei secoli bui si rafforza l’evidenza della paura della donna anche tramite queste manifestazioni culturali di portata molto ampia.

LA DONNA FERINA

Non è raro che la donna venga associata a qualche animale, non necessariamente feroce, ma in grado di incutere varie forme di terrore e spavento. Tornando all’Odissea, sono le bellissime Sirene, metà donne e metà pesce, a indurre le navi di Ulisse verso sicura disfatta se l’astuzia del navigante di Itaca non avrebbe prevalso. Sempre nell’ambito della mitologia greca, le Gorgoni, tre sorelle mostruose con serpenti al posto dei capelli che pietrificavano chiunque le guardasse dritto negli occhi, rappresentano tre perversioni: Euriale quella sessuale, Steno quella morale e infine Medusa quella intellettuale.

Caravaggio, Medusa, 1597

Altro esempio di femminilità ferina è la Sfinge nella versione con il corpo di leopardo, le ali da rapace e il volto da donna, rappresentata in modo ambiguo anche in dipinti del Simbolismo ottocentesco, come quello di Fernand Khnopff. Sempre in tempi moderni, Cat Woman potrebbe essere una declinazione di questo tema, la donna-gatto che conserva tutta la fierezza e l’indipendenza per combattere il male tanto quanto Batman, l’uomo-pipistrello.

Fernand Khnopff, La Singrìe (Le carezze), 1896

LA DONNA FALLICA

Tra le più temute dall’uomo, la donna fallica è una figura femminile che ha palesi richiami, nelle azioni e nei comportamenti, all’universo maschile. Le Amazzoni ben rappresentano questo genere, donne-guerriere che secondo la mitologia antica cavalcano al pelo impunemente e si tagliano la mammella per poter stendere maggiormente l’arco. Anche tra gli dei non mancano donne dedite alla guerra, come Atena Pallade, mutuata in Minerva presso i Romani. Più in là nei secoli, annoveriamo in questo ambito donne come Giovanna D’Arco, eroina della Guerra dei Cent’anni, ma anche le meno conosciute Michelina De Cesare (brigante del Regno delle Due Sicilie) e Théroigne de Méricourt (che partecipa alla presa della Bastiglia nel 1789) fino a Mary Read, la leggendaria donna-pirata. Nell’arte contemporanea, Louise Bourgeois si appropria dei simboli maschili in diverse opere, come per esempio nei suoi ritratti con fallo e con barba.

Jean-Jacques Feuchere, Amazzone che doma un cavallo selvaggio, 1825
Robert Mapplethorpe, Louise Bourgeois, 1982
Credits: Robert Mapplethorpe Foundation

LA DARK LADY

Termine introdotto originariamente da William Shakespeare nei suoi sonetti, la Dark Lady si ritrova spesso nella letteratura anglossassone (nei personaggi femminili di Edgar Allan Poe o di Keats, per esempio) e nel genere della Gothic Novel. La Dark Lady, declinazione del ben più antico riferimento al concetto femminile di “morte”, è una donna misteriosa e oscura che non incarna necessariamente le virtù sociali comunemente associate al genere femminile. Morticia Addams è una dark lady declinata in formato televisivo, madre pressoché anafettiva e amante insaziabile, lontana anni luce dallo stereotipo di donna dedita alla casa e ai pargoli.

Morticia Addams

LA VAMP

Nei primi decenni del Novecento viene introdotta una nuova figura, la donna vamp, che, in origine, rappresentava la vampiress, la versione femminile del Vampiro, ovvero colei che succhia il sangue dell’uomo, impoverendolo delle sue energie fisiche e mentali (molto distante dal concetto di vamp poi utilizzato dalla televisione a partire dagli anni Ottanta). La Vamp per eccellenza è Mata Hari, danzatrice esotica e sensuale, che incarna tutta l’ambiguità della cultura coloniale della fin du siécle alla corte di Parigi. Mata Hari è considerata la più grande spia donna di tutti i tempi, al servizio del governo tedesco, una vamp che secondo i detrattori più convinti avrebbe contribuito alla morte di 50.000 soldati francesi nel primo conflitto mondiale, ragione per cui venne condannata alla pena capitale.

Mata Hari

LA FEMME FATALE

Nell’immaginario della femme fatale si accentua ancora di più l’antico binomio tra donna e morte. Pericolosa ed estremamente affascinante, la femme fatale circuisce l’uomo attraverso seduzioni ingannevoli che mirano a smascherare la parte più debole del maschio. Nel cinema, soprattutto quello noir, si ricorre spesso a questo modello di donna avvenente, sexy, ambiziosa e venale: un esempio calzante è la bellissima Marlène Dietricht, cantante di cabaret in Angelo Azzurro del 1930 che rende pazzo di desiderio un degno professore obbligato a fare il gallo in scena.

Marlène Dietricht
Valie Export, Genital Panic, 1968

Femme fatale per eccellenza è Marylin Monroe il cui fascino ambiguo ancora oggi non smette di attrarre. La donna può essere fatale, nel senso letterale del termine, quando comprende il valore delle armi di seduzione con cui può irretire l’uomo. Emblematico in tal senso, anche se non riconducibile esclusivamente a questo tema, è l’autoritratto dell’artista contemporanea Valie Export in cui a gambe aperte mostra la vagina, tenendo in mano una pistola.

Serena Vanzaghi

About the author

Serena Vanzaghi

Serena nasce a Milano nel 1984. Dopo gli studi in storia dell'arte, frequenta un biennio specialistico incentrato sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito artistico e culturale.

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