Arte e Fotografia

Come spiegare l’arte contemporanea, secondo il Club dell’Ornitorinco

Come spiegare l’arte contemporanea anche ai non addetti ai lavori? Ce lo dice Enrico Barbetti de Il Club dell’Ornitorinco, che abbiamo incontrato per sapere di più sul loro progetto innovativo.

Spiegare l’arte contemporanea è un procedimento complesso, in quanto implica non solo una approfondita conoscenza delle opere e degli artisti, ma anche una visione integrata, che prenda in considerazione la natura eterogenea delle produzioni artistiche del nostro tempo. Lo scoglio più arduo consiste nel far avvicinare e appassionare le persone a una disciplina spesso considerata incomprensibile ai più e per questo percepita come meno attraente rispetto ad altri ambiti del sapere. A questo proposito, un gruppo di quattro giovani storici dell’arte ha sviluppato un progetto innovativo, che si prefigge l’obiettivo di comunicare efficacemente il valore delle opere di artisti contemporanei, adottando un approccio differente da quello a cui siamo abituati e utilizzando il web come piattaforma per l’apprendimento. Il loro nome è Il Club dell’Ornitorinco e oggi uno dei suoi componenti, Enrico Barbetti, ci spiegherà perché il loro progetto rappresenta un caso unico nel panorama italiano.

Innanzitutto partiamo dal nome. Cosa c’entra l’ornitorinco con l’arte contemporanea?

L’Ornitorinco è una metafora. Una metafora utilizzata inizialmente da Umberto Eco in “Kant e l’ornitorinco” e talmente efficace che abbiamo deciso di utilizzarla a discapito di ogni legge del marketing sul nome aziendale. L’ornitorinco è un animaletto che vive in Australia orientale: come un mammifero ha la pelliccia ma, come un uccello, ha il becco, depone le uova e ha le zampe palmate. Sembra impossibile incasellarlo in una vera categoria zoologica. L’arte contemporanea è come un ornitorinco, se ci sforziamo di incasellarla in schemi precostituiti ci apparirà sempre come qualcosa di strano, o come uno “scherzo della natura”. Ma se ci liberiamo dall’obbligo di incasellarla rigidamente in categorie che non le appartengono – che siano movimenti, stili, periodi o scuole – sapremmo apprezzarla in modo più completo. Noi vogliamo ricordare all’arte quello che l’ornitorinco ricorda alla zoologia, che le categorie sono utili ma di non abusarne. In più l’ornitorinco è un animale piuttosto simpatico, che sembra non prendersi troppo seriamente nonostante la sua unicità. Anche il nostro approccio vuol essere un po’ così, leggero ma non superficiale, serio ma non greve.

Com’è nata l’idea del Club dell’Ornitorinco?

Tutti noi ci siamo fatti le ossa come guide museali alla Peggy Guggenheim di Venezia. Attraverso un lungo e intenso corso di formazione è nata in tutti noi la passione di raccontare l’arte fuori dai soliti cliché e lontano dall’aneddotica che spesso impregna il settore. Un approccio che piace, tanto che abbiamo riscontrato un forte interesse nell’approfondimento da parte del pubblico. Le nostre lezioni online sono pensate proprio per rimediare a questo bisogno. Non sono quindi concepite per sostituire la visita museale, bensì ad esserne un valido supporto. In modo da arricchirla e per comprendere ciò che si sta guardando – che si vedrà o che si è visto – senza problemi di calca, tempi stretti o male alle gambe.

L’idea di usufruire di corsi d’arte contemporanea online sembra molto interessante. Ma come funziona esattamente il servizio che offrite?

Seguire le lezioni è molto semplice. Sono pensate sul modello di guide museali piuttosto che a lunghi corsi universitari. La durata è di un’ora in cui si approfondisce un artista o una particolare tematica. Dopo l’iscrizione e l’acquisizione dei crediti, si sceglie la lezione che ci interessa, la data e l’ora che tra quelle disponibili è più comoda e il gioco è fatto. Il giorno indicato si riceverà l’invito tramite mail alla piattaforma webinar (web seminar) a cui ci appoggiamo e si parteciperà senza il bisogno di istallare nessun software. Si potrà assistere a quella che è una vera e propria lezione online, dove si può prendere la parola, usare una lavagna e vedere immagini, il tutto stando comodamente seduti sul proprio divano di casa.

Il punto di forza della vostra iniziativa, oltre all’accessibilità dei corsi che possono essere seguiti ovunque ci sia una connessione wi-fi, è il vostro metodo didattico. Che cosa lo differenzia da metodi più tradizionali?

Precisamente! L’online è uno strumento. Come tale può essere usato in modo positivo o negativo. L’idea non è usare le tecnologie digitali perché vanno di moda o perché bisogna farlo, ma perché, in quanto strumenti, sono in grado di offrire determinati vantaggi, primo tra tutti quello dell’accessibilità. Ma uno strumento senza una struttura portante vale poco. Per questo ci teniamo a sottolineare l’importanza del nostro metodo didattico. Che consiste, in parole povere, di porsi in modo diverso davanti l’opera d’arte per renderla accessibile al pubblico. Non come un traduttore, dal linguaggio visuale al verbale, e nemmeno come una sorta di catalogo umano che riporta date, nomi e aneddoti. Bensì come un aiuto alla visione, in grado di guidare lo sguardo dell’osservatore attraverso l’opera d’arte aiutandolo a comprendere e contemporaneamente a fornirgli strumenti che gli consentiranno di imparare a guardare con i propri occhi. In questo senso le lezioni online ci permettono di compiere abbinamenti tra opere diverse o presentare elaborazioni grafiche in grado di mostrare aspetti dell’opera che in museo è impossibile da fare. Un esempio veloce. Guardando un quadro cubista come quello di Georges Braque la prima impressione è quasi sempre quella di una confusione generale. Ma già con una semplice rielaborazione riusciamo a vedere gli strumenti musicali, uno spartito, un bicchiere e un tavolo da diversi punti di vista senza troppi problemi.

Oltre all’attività online, continuate con le visite guidate. In che modo integrano la vostra offerta formativa?

Certamente le visite guidate restano un punto importante. L’esperienza dal vivo di un’opera d’arte è essenziale e imprescindibile, ma crediamo fermamente che non sia l’unico modo di esperirla. Il digitale, come abbiamo detto, è un altro modo per vedere un’opera in maniera diversa, in grado di arricchire in modi nuovi l’esperienza che ne facciamo. Ma anche dal vivo è possibile approcciarla da più lati. Questo è uno dei principii che guida anche l’organizzazione delle nostre visite. Ad esempio, nell’ambito della Peggy Guggenheim Collection, abbiamo organizzato già diverse visite che approfondiscono vari argomenti entrandovi nello specifico. Come, ad esempio, quella fatta a dicembre su Jackson Pollock e le sue indagini dell’automatismo, o prima ancora una guida incentrata sul rapporto tra Picasso e l’arte surrealista. La complessità e la ricchezza consentono di vedere le stesse opere in relazione a problematiche diverse e affrontarle in maniera del tutto nuova. In questo modo si vuole anche proporre un certo uso del museo. Non un luogo da vedere una sola volta ma da vivere e rivivere. Altre visite guidate sono state organizzate in occasione di mostre di artisti contemporanei, come Michelangelo Pistoletto a San Giorgio Maggiore a Venezia. In quel caso l’accostamento all’architettura di Palladio e ai teleri di Tintoretto ha fatto nascere una lettura che potremmo quasi definire site-specific. Similmente abbiamo fatto per Christian Boltanski a Bologna, dove la guida alla retrospettiva del MAMBo è stata abbinata alla visita al memoriale di Ustica, anch’esso realizzato dall’artista francese in occasione della strage aerea del 1980.

Chi è il vostro pubblico?

L’esperienza di guide ci ha fatto interagire in special modo con ragazzi di 18 o 19 anni, o con appassionati d’arte non interni al settore. Il linguaggio che utilizziamo è dunque pensato per esprimere concetti ricchi e complessi attraverso parole e metafore semplici (non è facile e non sempre ci si riesce, ma ci proviamo). Un linguaggio adatto sia per un neofita, sia per un addetto ai lavori che voglia approfondire, o confrontarsi, su un certo argomento. Vero è che per accedere al webinar si ha bisogno di una destrezza minima con il computer, ma meno di quanto si pensi. Per rispondere alla domanda direi dunque che i nostri corsi online sono pensati per chi sia interessato ad approfondire un determinato argomento: magari in preparazione a una visita ad una mostra o a un museo, o per studiare in vista di un esame, o magari solo perché si cercano risposte non ancora trovate.

Per maggiori informazioni sulla loro attività, ecco il loro sito web:

https://www.ilclubdellornitorinco.it/corsi-online-arte-contemporanea/

Ginevra Ludovici

About the author

Ginevra Ludovici

Amante dell’arte, in ogni sua forma. Ha studiato Economia e Management dell’Arte alla Bocconi e Storia dell’Arte alla Ca’ Foscari. Dopo aver viaggiato in giro per il mondo, lavorando in diverse istituzioni culturali, si è fermata nuovamente in Italia, questa volta a Venezia. Curatrice e ricercatrice freelance, sempre alla ricerca di bellezza, dovunque essa sia.

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