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Smartphone a tavola: sì, no, forse

Nuovi tempi, nuove forme comportamentali: anche la modernità non è esente dall’etichetta della buona creanza, nemmeno il fatidico smartphone può sottrarsi alle norme di condotta, soprattutto a tavola. Diventato, in brevissimo tempo, l’oggetto tecnologico di cui sempre più difficilmente riusciamo a fare a meno, lo smartphone sembra essere diventato un’estensione delle nostre mani, anche in situazioni in cui forse andrebbe riposto per far spazio a momenti interpersonali più arricchenti. E quale campo da gioco più relazionale esiste nella vita quotidiana se non quello della tavola? Intima, in una cena vis à vis o in famiglia, conviviale nelle tavolate di amici o nei pranzi di lavoro. Ma siamo sicuri, tra piatti e posate, di riuscire a dimenticarci di questo oggetto?

“La sola presenza della tecnologia mobile ha il potenziale di distrarre dalle interazioni volto a volto; si perdono dettagli come le espressioni del viso, i cambi di tono nella voce del partner, e c’è meno contatto visivo” spiega Shalini Misra della Virginia Tech University che ha realizzato un report sull’uso della tecnologia a tavola.

L’Università del Minnesota di Minneapolis ha intervistato 1800 genitori in relazione alle abitudini alimentari dei loro figli e i risultati sono stati sconfortanti: secondo questo studio, i genitori che lasciano che i figli si distraggano mentre mangiano, sono anche quelli che portano in tavola meno verdure e frutta fresche, meno succhi di frutta al 100%, meno latte, e che propongono più spesso bibite gassate e dolci. Esiste forse una relazione tra l’uso indisciplinato del cellulare a tavola e uno stile nutrizionale sregolato?  Nel report dello studio compiuto si legge:Dobbiamo ricordare che non necessariamente chi pranza senza distrazioni ha una buona armonia o porta in tavola pietanze sane. Tuttavia è indubbio che, per la maggior parte delle famiglie, l’utilizzo dello smartphone mentre si pranza costituisce un ostacolo al dialogo e all’attenzione prestata a ciò che si mangia”.

La necessità di essere sempre connessi, di fotografare spasmodicamente i cibi che mangiamo, e la possibilità di condividere le esperienze con amici virtuali, piuttosto che con amici o commensali, talvolta ci spinge a comportamenti che pochi anni fa sarebbero stati definiti di grande maleducazione. Per quanto riguarda questo aspetto ci sono due scuole di pensiero che vanno in direzioni opposte: da una parte c’è chi pensa a fare tovaglie con tasche “portasmartphone” o gadget “smartphone friendly” dalle tazze per minestra giapponesi, ai più svariati oggetti di design da tavola.

In direzione contraria si stanno invece muovendo alcune realtà di ristorazione che hanno avviato una nuova moda, che sembra essere partita dalla Spagna, di mettere al centro della tavola un contenitore “sequestra smartphone” e il conto lo paga chi lo utilizza per primo invece di concentrarsi sulla convivialità del momento. Altri ristoranti permettono di chiudere i dispositivi mobili in una scatola con serratura, in maniera che possano essere utilizzarli solo al momento di lasciare il locale quando alla cassa si farà aprire la stessa. Tra incentivi e negazioni, favorevoli e contrari, chi spunterà la battaglia del buon utilizzo della tecnologia a tavola? Staremo a vedere.

Andrea Falcione

About the author

Andrea Falcione

Sono un operatore culturale di Roma, classe 1979. Appartengo all'esclusivo club dei lettori di almeno 40 libri l'anno. Sono appassionato di fotografia, di musica, di omeopatia e di ufologia.

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