Arte e Fotografia

SEX | Anne Imhof al Castello di Rivoli

Sex è un progetto in tre capitoli, commissionato dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, Tate Modern, Londra e the Art Institute of Chicago, all’artista Anne Imhof (Gießen, Germania, 1978),  premiata con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2017. La mostra comprende dipinti, sculture, oggetti, elementi architettonici, disegni e un’installazione sonora che si ispira alla forma del concerto pubblico, nonché una performance. Attraverso un esperimento curatoriale, l’allestimento di Anne Imhof incorpora inoltre alcune opere d’arte storiche appartenenti alla mostra collettiva Espressioni. La proposizione in corso contemporaneamente nell’edificio e che diventano a tutti gli effetti personaggi dell’esposizione. La mostra sarà visitabile presso il Castello di Rivoli fino al 7 novembre 2021.

Domenica 26 settembre 2021.  L’attesa per la seconda giornata in cui si terrà la performance del progetto SEX è più che evidente in un pomeriggio di nuvole incombenti e fulmini. D’altronde i lavori dell’artista tedesca mettono a dura prova, inchiodano a un’esperienza perturbante, mettendo spesso a nudo meandri sconosciuti o rimossi. Lo spazio è invaso da pedane schermate a vetro. Una gigantesca colonna vertebrale interrotta da strutture elevate, simili a panche. Pedane/vetrine. Le prime nere. Le seconde bianche. Il bianco e nero è una costante dell’intero lavoro, come d’altronde il vuoto e il pieno, l’interno e l’esterno, il silenzio e il fragore. Silenzio. Attesa. Immersi in una condizione di sospensione che spinge a cercare di comprendere quale possa essere la posizione migliore per vivere questa esperienza. Non esiste nessuna posizione perfetta e comoda per lo spettatore nelle azioni performative della Imhof. Nè nel tempo, nè nello spazio. Sei solo e comunque a disagio, volutamente sospetto. Conferma ne è l’assoluta assenza di azione che si protrae per infinite frazioni di tempo, in cui i performer sembrano avanzare verso il nulla al rallentatore. No future? Vivaldi. Nell’implosione continua dello scorrere dei corpi, nel riflesso insistito, nell’inquadratura rigorosa e drammatica,  il tempo si stringe nel carattere più fragile e articolato dell’essere umano, dove l’incontro tra  Caravaggio e Giacometti, tra i graffi sulle lamiere e i marchi su plexiglass in chiave pop non necessitano nessuna delucidazione ulteriore. E anche se non sono presenti opere del pittore irlandese Francis Bacon, la sua presenza è innegabile e assolutamente determinante. I gesti sono traumi, anche e soprattutto quelli più quotidiani. Fuori al ritmo delle finestre il pomeriggio infinito singhiozza in una nebbia opaca solcata da strali di sole che tagliano la galleria, impossibile da raccogliere attraverso gli sguardi smarriti. Mentre tutti filmano, scattano con i cellulari, chattano, io mi ritrovo a fissare Amerika di Kafka poggiato sul gelido metallo. Un chiodo sintomatico dell’intero progetto.

Eliza Douglas, Sacha Eusebe in Anne Imhof, Sex, 2021Castello di Rivoli Museo d’Arte ContemporaneaPhotography: Nadine FraczkowskiCourtesy: the artist and Castello di Rivoli

Come non pensare al Covid-19, alla pandemia, al confinamento, all’esperienza simile e condivisa dall’intero pianeta negli ultimi due anni? SEX è in assoluto il primo lavoro, volontario o meno post pandemico, che riesca con intensità dolorosissima ad elaborare e restituire un periodo drammatico senza scadere mai nel riferimento diretto, nell’ammiccamento. Un’agonia a tratti rabbiosa, spesso vacua fissità, attesa fine a se stessa. Uno specchio della condizione stessa dello stare al mondo? Lo sguardo fisso. Cellulari, silenziati, esibiti, più o meno infranti, sfondati, esplosi. Sono i nostri? Siamo noi? Tendiamo a sprofondare in un disagiato senso di colpa attraverso la dimensione paludare della gioventù smarrita, demotivata, strappata via da un cardine che non fa più ruotare attorno a sè assolutamente un bel niente. La Imhof mette per certi versi in scena noi.  Il vero “spettacolo” è come stiamo messi, in un dialogo muto gli uni con gli altri. Nelle occhiate in cagnesco, nel frenetico spostarci di corsa prendendo di petto tutto e tutti, nel perdere il tempo fumando elettronicamente contro la finestra durante le pause che sanno di fragranze chimicamente tossiche e dolciastre. Pause. Ripartenze convulse. Spostandoci come dannati ad inseguire ciò che accade, quasi nomadi nelle trame infernali di dantesca memoria.

Cannibal Corpse, Hirax, Smashing Pumpkins, ribellismo stampato, disarmonie contro, ritmi sincopati, accompagnati da scampanate mistico-tribali che cercano di accordare frammentarie danze macabro-break, spasmi e scatti. Lo stare insieme è sempre sinonimo di solitudine, incompatibilità. L’abbraccio è una stretta da combattimento, da desiderio subito lotta. Tensione e processioni in trionfo di morte, la raffigurazione della nera signora non è mai stata tanto attuale, basta un casco nero, un corpo sospeso nell’altezza dell’immobilità a cui è stata immolata parte della vita di tutti noi. Non c’è niente da vedere sembra il mantra di alcuni frangenti di queste ore estenuanti di attesa, di noia, di tentativi falliti di mettere in ordine l’inutile, che si tratti di bocchini anneriti, sculturine imprecise di carta stagnola. La testa del Battista giace in un angolo in guisa di casco integrale da motocross in fulgido oro. Uno skateboard per panchetta, mentre si chatta, nemmeno quello si muove, se non trascinato per la sala, generando un suono di graffiante fastidio. Lo zucchero versato dall’alto è ricevuto da mani distratte nella posa scomposta di braccia contorte alle spalle. Ancora lo sguardo nel vuoto. Il movimento sincopato, lo strisciare, le deambulazioni quadrupedi, l’immobilismo minerale. Nelle opere della Imhof non c’è distanza tra i reami. Confinati in gabbie di metallo non c’è scampo. Nessuna via di fuga se non nella spasmodica e anodina condivisione.

Sacha Eusebe, Jakob Eilinghoff, Sidy Sylla, Kelvin Kilonzo, Mickey Mahar in Anne Imhof, Sex, 2021Castello di Rivoli Museo d’Arte ContemporaneaPhotography: Nadine FraczkowskiCourtesy: the artist and Castello di Rivoli

La processione è inevitabile. Il fuori ha rovesciato quanto doveva e adesso le nuvole tendono a prendersi il loro spazio nel buio che lentamente avanza. Due cavalli e diversi levrieri in attesa della partenza. Il dipinto estratto, incassato, invisibile. Negazione in processione.  Siamo presi da noi tanto quanto basta per essere diventati proprio noi trappole di noi stessi. La piccola folla segue in silenzio specchiandosi nelle pozze recenti. Ci si guarda a stento in viso. Un’inconsueta comunità temporanea. Una sorta di dolente riflessione privata in comune. Conclusa nel fuoco. Conclusa nel buio che spinge al saluto. Il sacro può tornare a “parlare” con la lingua dell’arte. Un complesso confronto con il proprio immaginario porta l’artista a riprogrammare, rivedere, riformulare l’intervento in divenire. Diverse versioni e l’ardua, quasi impossibile impresa di poter assistere a tutti gli eventi. SEX di Anne Imhof è un lavoro con cui dovranno confrontarsi in futuro non soltanto generazioni di artisti ma anche chi vorrà mettere in dubbio il proprio modello esistenziale.

Fabrizio Ajello

In copertina: Kelvin Kilonzo in Anne Imhof, Sex, 2021 Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Photography: Nadine Fraczkowski. Courtesy: the artist and Castello di Rivoli

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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