Arte e Fotografia

La poesia di Jiri Kovanda a BASE

I lavori di Jiri Kovanda (1953, Praga) esposti a BASE/Progetti per l’arte a Firenze nascono dalla lettura e interpretazione che l’artista ha dato dello spazio espositivo. Come molte opere di Kovanda, anche quelle realizzate per lo spazio no profit di BASE si distinguono per delicatezza poetica. L’intento dell’artista è di provocare nel visitatore un momento straniante, dando modo di riconsiderare lo spazio, il rapporto tra spazio pubblico e privato, tra dimensione intima e sociale, tra visibile e invisibile e immaginabile. Come ha affermato Kovanda in una intervista con Hans Ulrich Obrist, nelle sue opere “l’aspetto personale predomina sempre sull’aspetto sociale”.

Cosa succede ad uno spazio, a delle pareti, a un soffitto se reinterpretati; se si da voce a immagini leggere, poetiche, a un nuovo punto di vista? Così in “Sea on the ceiling” il soffitto ondulato diventa un mare attraversato da una nave; sul pavimento, dei guanti maschili segnano il percorso di “Una poesia galante”; nella piccola stanza accanto, un asse di legno e un ramo su due rette di metallo sono “La gamba e l’antenna”, come di un insetto appostato.

Il lavoro che accoglie principalmente l’attenzione di chi guarda è “Angelo”, sulla parete principale in fondo alla stanza, subito dopo un arco: le due braccia di metallo di un porta asciugamano si susseguono in verticale come a segnare un movimento, un volo in salita, trovando infine, sugli ultimi due, un asciugamano rosa e uno azzurro – proprio quei colori di genere che solitamente non appartengono agli angeli- cadenti come drappi. “Angelo” nel quotidiano, nella semplicità dei gesti appoggiati, negli oggetti impensabili. Le cose  usate da Kovanda, ma anche le pareti, il soffitto, lo spazio di una stanza, si animano, mostrano una nuova identità.

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“Sea on the ceiling” , fino al 20 febbraio 2017, è una mostra nata appositamente per e dall’incontro con lo spazio no-profit di BASE. Per questa occasione l’artista praghese ha affermato: “mi piace essere influenzato dallo spazio, da quello che vedo e da ciò che vi è attorno. Mi piace l’idea di collezionare e assemblare gli oggetti che troverò. Infatti realizzo delle mostre con delle opere già pronte solo in casi di vuoto inatteso e di aridità emotiva”. Durante la serata di inaugurazione si è tenuta una breve performance dove l’artista ha rivelato e scritto su una parete, in ceco, i titoli dei lavori esposti fino a quel momento sconosciuti, mentre accanto ne veniva scritta simultaneamente la traduzione in italiano.

Sandra Branca

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Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
Prima scrivo, poi faccio anche altro.

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