Arte e Fotografia

Sanguine | Il Barocco a tratti (e)sangue in scena da Prada

Podium, foto di Licia Bianchi

La parola Barocco indica un’ideologia che si è espressa in varie forme culturali, quali musica, arte, filosofia, architettura, letteratura in Europa tra il XVII e il XVIII secolo. Il termine deriverebbe dal francese baroque, (ma anche dallo spagnolo e portoghese) ossia: perla irregolare.
Partiamo proprio da qui. L’ambizioso progetto di Luc Tuymans, di rilettura del Barocco presso la Fondazione Prada di Milano, visitabile sino al 25 febbraio 2019, risulta proprio irregolare ed eccentrico, nel senso che talvolta il motivo delle scelte dell’artista/curatore, resta intrappolato in una canonica modalità espositiva, determinata dal gusto personale.

Mark Manders – Room with Unfired Clay Figures, 2011-15,  foto di Licia Bianchi

La mostra è suddivisa su tre spazi della Fondazione Prada: presso il Podium, nell’Ala Nord e presso il Cinema, dove è possibile visionare due documentari, il primo sul pittore Rubens e il secondo sull’opera Five Car Stud dei Kienholz.
Curare una mostra sul Barocco, mettendo in relazione l’intero mondo culturale del tempo con quello contemporaneo, non è sicuramente un’impresa da poco e in tal senso la gestione degli spazi espositivi e la relazione tra le opere divengono determinanti. Risulta difficile non leggere quindi l’intera operazione in un quadro complessivamente magniloquente ma che a tratti denota una mancanza di una visone compatta d’insieme del concept, a discapito dell’organicità finale.

Caravaggio – Ragazzo morso da un ramarro, 1596-97, foto di Licia Bianchi

Singolarmente alcune opere valgono la visita, si pensi ai due dipinti di Caravaggio (Ragazzo morso da un ramarro e Davide con la testa di Golia), alle sculture di Mark Manders, al video (Untitled) Human Mask di Pierre Huyghe, allo straordinario dipinto Cleopatra morente del Cagnacci, al pantagruelico “trionfo della morte” dei Chapman, ma il senso sinestetico e corale si perde in un percorso espositivo museale che non sfrutta quasi per nulla la relazione ideale tra i lavori selezionati e proposti. L’allestimento dello spazio dell’Ala Nord, ad esempio, poco si discosta da una scansione da stand fieristico o da galleria trendy. Il gioco di toni bianco su bianco a tutto fa pensare tranne che al Sanguine di tensione barocca.

Sanguine – Ala Nord,  foto di Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Un tentativo che potrebbe muoversi nella direzione corretta potrebbe essere la modularità rifrangente dell’installazione del duo Carla Arocha e Stéphane Schraenen, che riesce a moltiplicare l’effetto visivo di opere e visitatori in un “gioco di specchi” che risulta determinante nell’economia del cuore centrale dell’intera mostra.

Un’idea curatoriale e di display forte e strutturata oggi è il prerequisito fondamentale per qualsiasi tipo di restituzione delle produzioni artistico/culturali a qualsiasi livello. Questa mostra ne è il più vivido esempio.

Fabrizio Ajello

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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