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Roma, archeologia e contemporaneo

Arte contemporanea e archeologia insieme, negli spazi monumentali del colle Palatino. Dal 24 giugno al 18 settembre con la mostra “Par tibi, Roma, nihil”, come l’antica esclamazione usata fin dal Medioevo per esprimere stupore di fronte alla forza di un passato che resiste, e quindi “Non c’è nulla di comparabile a te, o Roma”, sarà possibile ammirare opere e performance di 27 artisti che si confrontano con l’antico. Un percorso tra installazioni, sculture, e video, mescolando memoria, storia e spazio, discipline ed espressioni artistiche, per offrire uno sguardo nuovo sulle antichità, anche con l’apertura di luoghi solitamente chiusi al pubblico come lo Stadio Palatino e il peristilio inferiore della Domus Augustana.
Per il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, questo progetto è importante anche per far conoscere o riscoprire luoghi paradossalmente poco conosciuti, anche se nel cuore di Roma. “Parlo dei romani, degli italiani, davvero penso sia importante che questa serie di eventi siano anche un modo per scoprire la creatività contemporanea e per scoprire dei luoghi di straordinaria bellezza per i cittadini, soprattutto per Roma che ha molto bisogno di credere in se stessa”.
Per la curatrice della mostra Raffaella Frascarelli gli spettatori resteranno stupiti dalla magia delle rovine e spiazzati allo stesso tempo dal contemporaneo.
“Che non li porterà solo nel presente ma diventerà una sorta di tappeto volante con cui reinterrogare il passato”
La mostra fa parte del progetto “Patrimonio storico e creazione contemporanea” della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l area archeologica centrale di Roma e la Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura, che da giugno a novembre porterà arti visive, teatro, musica e performance anche in altri luoghi simbolo della Capitale.
Dal 4 al 9 luglio, inoltre, la sera al tramonto Alessandro Baricco animerà gli spazi della mostra con cinque rappresentazioni del suo “Palamede”, l’eroe cancellato, lo spettacolo pensato per il Teatro Olimpico di Vicenza, in una versione appositamente rimessa in scena per lo stadio di Domiziano. “Questi posti qua un paese stupido li tiene chiusi, un paese sveglio li apre, un paese geniale li suona, questo è uno strumento pazzesco e bisogna suonarlo, sentirlo vibrare”.

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