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Rivoluzione Blu: Yves Klein, l’artista tra cielo e terra

IKB: l’International Klein Blue brevettato da Yves Klein non rappresenta “solo” un colore, bensì una rivoluzione creativa del ‘900, artistica e mentale al tempo stesso. Il Blu, lo Zen, il Corpo, l’Immateriale e il Monocromo, reinterpretati da Klein, hanno cambiato il volto di un’epoca.

yves

Tra i diversi artisti che aderirono al Nouveau Réalisme (principale tendenza francese della prima metà degli Anni Sessanta di matrice neodadaista) la figura più emblematica e controversa è proprio quella di Yves Klein. Nonostante l’artista abbia ricoperto un ruolo di fondamentale importanza per la formazione del gruppo, il suo lavoro ha sviluppato caratteristiche più concettuali rispetto ai lavori dei suoi compagni, ed è, pertanto, indubitabile come egli abbia dato una svolta all’arte di metà ‘900 con il suo rivoluzionario IKB (International Klein Blue) e con le sue performance. Le innovazioni intraprese nel suo lavoro hanno portato alla nascita di “nuove tendenze” nell’arte, come le ricerche minimaliste, concettuali e performative, forme di espressione che avrebbero poi maturato piena completezza negli anni successivi.

Tante, tantissime le opere che hanno portato a una cesura pressoché netta con il passato: i Monocromi blu IKB (composizioni di opere dipinte con un blu oltremare artificiale, il quale veniva tolto dalla sua condizione di prodotto industriale per assumere una nuova connotazione poetica senza tempo); la Manifestazione del Vuoto (Gallerie Iris Clert, Parigi 1958, nient’altro che uno spazio vuoto in cui venne esposta la “sensibilità dell’artista” allo stato puro; sensibilità che, poteva essere contemplata mentre si sorseggiava un cocktail IKB, che avrebbe reso blu l’urina per circa una settimana, e acquistata sotto forma di certificati e pagata in oro); e le Anthropométries (datate 1960, sono le impronte delle zone più femminili: seno, ventre e cosce, ottenute dai corpi delle modelle usate come pennelli per dipingere delle gigantesche tele bianche, e considerate degli inni alla fecondità femminile ed esaltazione della vita stessa), sono frutto di nuove sperimentazioni avanguardistiche, che mettono in discussione l’essenza stessa dell’oggetto d’arte.

Yves Klein - Anthropométrie de l'époque bleue, Galerie internationale d'art contemporain, Paris, 1960Yves Klein - Anthropométrie de l'époque bleue (ANT 82), 1960, 156,5 x 282,5 cm

Yves Klein - Anthropométries, 1960
Yves Klein – Anthropométries, 1960

L’intera ricerca Kleiniana affonda le radici nelle filosofie orientali, facendo di Klein non solo un’artista concettuale, ma anche un’artista zen dalla grande spiritualità buddhista (Klein, inoltre, praticò con costanza l’arte del Judo); tali influenze hanno portato ad una graduale ma costante sparizione della figurazione in favore di una semplicità rappresentativa che andava a scontrarsi con le pitture caotiche contemporanee della Neoavanguardia Americana. Pertanto, Klein predilige un’arte della sparizione, dell’Immateriale, in quanto ciò che propone allo sguardo dello spettatore sono opere dalla forte carica spirituale che mirano a far innalzare l’animo di chi le osserva, ed è proprio grazie all’uso del colore puro che l’animo dell’uomo si apre e sconfina nell’universalità. Come in una chiesa bizantina, l’ossessione per l’oro e per il blu, rendono i suoi monocromi tessere di un mosaico all’interno di una chiesa chiamata Universo, e votate ad un culto spirituale laico.

Le opere di “Yves il monocromo” rappresentano meglio di altre una particolare relazione tra Arte e Universo spirituale. È proprio questa produzione che ha espresso, meglio di altre, l’unità cosmica tra Terra e il Cielo, azzerando il confine, l’orizzonte, il limite tra queste due parti. E, essendo il colore alla base della ricerca di tutte le ricerche artistiche, è soltanto attraverso di esso che l’uomo riesce a fissare la totalità del cosmo che lo avvolge.

Danilo Lo Piccolo

Monogold sans titre (MG 18), 1961, 80 x 56

About the author

Danilo Lo Piccolo

Danilo Lo Piccolo (Palermo, 1990) formatosi in Comunicazione e Didattica dell’Arte all’Accademia
di Palermo; ha continuato i suoi studi a Milano, specializzandosi in Visual Cultures e Pratiche
Curatoriali presso l’Accademia di Brera.