Arte e Fotografia

Riccardo Ajossa e gli immaginosi spazi della tradizione

A Roma, nella galleria darte contemporanea Spazio Nuovo – che svecchia un polaulica aura di Campo Marzio – si dispiegano, con un paio dali di carta, gli Incerti Confini di Riccardo Ajossa.

Artista romano, classe 1974, Ajossa posa il suo sguardo contemporaneo sulle pratiche tradizionali della produzione della carta, che affondano le radici nellessenza riflessiva e rituale dellEstremo Oriente.

Larioso spazio della galleria sembra quasi riscaldato dal posarsi delle opere dellartista, che paiono alla vista fragili come petali, ma che allo stesso tempo sostengono simbolicamente (e senza remore) tutto il peso della tradizione.

Lo sguardo del visitatore viene attratto verso il centro della sala, dove giace, solenne come un altare, un tavolo di legno con sopra gli strumenti visivi e le sperimentazioni grafiche dellartista-creatore, che pare abbandonare la contemplazione e la ricerca della perfezione, per farsi ricercatore, naturalista, alchimista.

Il piano di lavoro ricorda un angolo di Wunderkammer, con la sua mirabolante raccolta di materiale cartaceo darchivio contaminato da prove-colore, disegni, appunti, catalogazioni e schizzi, il tutto ordinato in modo apparentemente casuale e che pare seguire il processo creativo dellartista, ma che, ad unosservazione più prolungata, o ad uno sguardo meno razionale, rivela connessioni sotterranee che fanno sobbalzare gli occhi e il cuore.

Le opere appese alle pareti si articolano in poetiche giustapposizioni di reminiscenze fotografiche tratte dalle pitture di Tiziano, Tiepolo e Veronese, e colori puri su carta Hanji, che sembrano ricalcare i passaggi di una trasmutazione alchemica, come se limmagine cambiasse di stato e si materializzasse nella sintesi cromatica di sé stessa.

La mostra è tutta puntellata da opere-oblò da cui affacciarsi su paesaggi antichi, inventati e dimenticati, celati (o rivelati) allosservatore da leggere coltri di carta colorata poggiate su di essi, che si fanno velo di Maya, aldiquà dellessenza più segreta dellimmagine.

Il paesaggio -che chiede di essere decontestualizzato- risulta essere il protagonista del lavoro di Ajossa, che sia esso disegnato, fotografato o immaginato. Da esso provengono le immagini della riflessione ed i materiali della creazione. 

Pare essere questo il quid di Incerti Confini: camminare sulla linea sottile tra immagine ed impressione, caso e progettazione, segreto e rivelazione, tradizione e contemporaneità; senza sporgersi troppo, senza perdere lequilibro, mantenendo la quiete sullorlo dei profondi opposti, lopera di Ajossa si inserisce perfettamente in quello squarcio di contemporaneità che ricontestualizza la tradizione in maniera luminosa e illuminata, ne fa rivelazione epifanica, ma senza nostalgia.

Consigliato a occhi stanchi e animi gentili.

Lidia Bianchi

About the author

Lidia Bianchi

Classe 1992, Lidia Bianchi comincia la sua formazione artistica nel 2011, con l’iscrizione all’indirizzo di Grafica d’arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2015 si iscrive al biennio specialistico di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2016, grazie al programma Erasmus+, trascorre un semestre di studio presso l’Escola d’Art y Superior de Disseny de Valencia, in Spagna. Le sue opere sono state esposte a Roma, Firenze, Valencia, Milano e in Norvegia. Attualmente vive e lavora come artista a Milano.

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