Arte e Fotografia

Rembrandt a Bergamo | Accademia Carrara

A Bergamo, in Accademia Carrara, un progetto espositivo che, a partire dall’Autoritratto giovanile di Rembrandt in prestito dal Rijksmuseum di Amsterdam, dialoga e mette in relazione l’arte del Maestro olandese con le opere, normalmente non esposte, di pittori della collezione bergamasca.

Il visitatore ha l’opportunità fino al 1 novembre 2021 di entrare in un percorso che consta, oltre al citato Autoritratto giovanile di 13 opere, esposte in tre sale del primo piano con un allestimento a cura dello studio De8_Architetti. All’ingresso, un intervento multimediale (a cura di NEO, Narrative Environments Operas), un raccontoper immagini di Rembrandt in prima persona, attraverso i suoi quadri più celebri.

Pittore, disegnatore e incisore, Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque il 15 luglio 1606 a Leida. Morì il 4 ottobre 1669 ad Amsterdam. Di ambiente modesto, i suoi genitori si sono presi molta cura della sua educazione. Dopo aver studiato molto presto il latino, entrò all’Università di Leida all’età di quattordici anni. Ma lasciò quasi subito per studiare pittura storica con artisti come Jacob Van Swanenburgh e Pieter Lastman. Dopo aver trascorso sei mesi nelle botteghe dei suoi maestri, avendo già imparato tutto ciò che gli era stato insegnato, tornò a Leida, dove si stabilì. Sviluppò poi uno stile anti-accademico, che gli valse la stima generale, al punto da dovere aprire il suo studio ai giovani discepoli, nonostante la sua giovanissima età (aveva allora ventidue anni). Siamo nel 1628, l’anno del capolavoro qui in mostra. La piccola tavola è uno dei primi autoritratti “autonomi”, ossia non presenti in uno dei quadri a carattere storico che l’artista eseguiva. Rembrandt ha 22 anni ed ha una formazione già solida. Sono gli anni in cui l’artista ritorna nella sua città natale, Leida ed è pronto ad avviare la propria bottega.

Rembrandt ha realizzato un numero enorme di autoritratti: 50 dipinti, 30 incisioni e 8 disegni. “In Rembrandt, come in ogni attimo colto nel quadro fluisce l’intera vita, cosi essa continua a fluire fino al quadro seguente. […] la vita non è mai, ma è sempre in divenire.”  (Simmel G. “Rembrandt. Un saggio di filosofia dell’arte” SE, 1992).

Di fondamentale importanza per capire l’opera autoritrattista rembrandtiana è il Libro della Pittura (Schilder-Boeck, nella versione originale), scritto dal pittore fiammingo Karel van Mander, pubblicato ad Haarlem nel 1604. Un manuale di enorme diffusione a partire dalla sua seconda edizione del 1618. Un trattato teorico e biografico che egli compose sulla pittura e sui pittori (specie olandesi) a imitazione e integrazione delle Vite vasariane. In esso van Mander spiega come rendere le passioni umani sul volto dei personaggi da ritrarre. Emozioni che “non sono così perfettamente e facilmente espresse quanto sono lodate”.  Sicuramente il trattato di van Mander è stato di fondamentale importanza per la formazione ritrattistica di Rembrandt.

Interessante notare come i teorici dell’arte italiana del ‘600 accentuavano il valore del ritratto alla sfera psicologica; era di fondamentale importanza l’espressione. Al contrario, il Maestro olandese ci induce a pensare che abbia voluto dipingere l’uomo semplicemente come lo vedeva, la sua visione di esso, con un’ombra scura sul volto. La raffigurazione dell’uomo in Rembrandt ci mostra la “totalità della vita”, la pittura rende eterno quel momento, dandoci un’idea di presente e, al contempo, di futuro. Un futuro che possiamo percepire tramite l’uso materico del colore, un colore innovativo per l’epoca, non teso perfettamente dalle pennellate, ma creato dall’emozione. Attraverso il colore noi percepiamo quell’attimo, quel momento come eterno, simbolo di un tempo immateriale. 

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La resa dei dettagli all’interno della tela del 1628 è talmente elevata da suggerire quasi un’empatia con il fruitore, ossia la capacità di coinvolgere emotivamente fino a immedesimarsi.

In prossimità dell’Autoritratto giovanile un secondo contenuto multimediale ripercorre la vita del maestro mostrando i suoi autoritratti in sequenza. L’artista porta, attraverso il gesto pittorico, il movimento all’interno dell’opera.

Il percorso espositivo continua, all’interno dell’Accademia attraverso la raccolta di pittura seicentesca. La scelta è stata di radunare un piccolo ma significativo ensemble di opere: dalla Venezia della prima metà del Settecento (Nogari, Nazari) alla Genova della prima metà del Seicento (Benedetto Castiglione), fino a Grechetto, abile incisore che fu tra i primi seguaci di Rembrandt. 

Di particolare bellezza è il Ritratto di giovane donna di van Santvoort (1609-1680) del 1635, acquistato dallo storico dell’arte Giovanni Morelli nel 1870. Fu un dipinto spesso attribuito a Rembrandt. Santvoort era noto soprattutto per essere ritrattista di piccoli fanciulli. Non ci sono informazioni precise in merito al suo rapporto diretto con il Maestro di Leida. Il ritratto tuttavia sembra ispirarsi ai due dipinti di Rembrandt: Ritratto di giovane del 1633, custodito presso il Museum of Arts di Houston o il Ritratto di Gentildonna dell’anno successivo, custodito presso il Museum of Fine Arts di Boston.

I due disegni in mostra di Bartolomeo Nazari facevano parte della collezione del conte Giacomo Carrara. Di origine bergamasca, Nazari vanta una produzione notevole delle cosiddette teste di carattere: si tratta di studi di teste di giovani e fanciulle presi al naturale, ornati di bizzarre acconciature e finite sul gusto fiammingo. Il modello è da ricercare in Rembrandt, soprattutto attraverso le sue incisioni che circolavano in quel periodo. Il riferimento rembrandtiano si può notare nella resa dei copricapi, nella resa della barba, e nell’uso delle ombre e nell’uso di fitto tratteggio.

Concludendo, consigliamo la visita di questo insolito itinerario, fuori dagli schemi delle mostre in circolazione. Un percorso espositivo che induce il visitatore all’osservazione attenta, mirata e contestualizzata, di un capolavoro dell’arte. Una scoperta quasi intima della pittura di Rembrandt, invitando a un rapporto empatico. 

Eva Pugina

About the author

Eva Pugina

La passione per l’Arte l’ha accompagnata durante i suoi anni di formazione, a Firenze e a Parigi. Dopo gli studi in Storia dell’arte, ha scelto un master, a Milano, che le fornisse le metodologie e gli strumenti per la progettazione culturale. Collabora stabilmente con Studio Festi, a Varese.

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