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Pistoia Blues, la grande notte di Lucky Peterson

mariadipietro

In molti si sono lasciati sfuggire il nome di Lucky Peterson nel programma del festival pistoiese, forse distratti da altri nomi che luccicano sotto i riflettori. D’altronde, quello di Lucky, se non per gli appassionati conoscitori del blues, era quasi sconosciuto.

Una piazza non gremita, gli spalti semivuoti, eppure una notte come questa il festival blues di Pistoia ne ha avute poche, la notte del vero blues, dagli occhi blu, to have the blue devils.

Dopo tre anni dalla sua ultima apparizione a Pistoia, è tornato sul palco come un vulcano l’uomo che suona dall’età di tre anni: Lucky Peterson guarda il pubblico, lo osserva, lo fa scaldare con un assolo strepitoso di Shawn Kellerman, accompagnato da basso e batteria. A passi silenziosi accende la voce di una piazza che aspettava solo lui, il fuoriclasse di Buffalo. Si siede e comincia a suonare l’organo Hammond.

mariadipietro
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Apre le braccia come per un primo abbraccio, sorride e comincia lo spettacolo. Niente lustrini, nessuna scenografia, solo musica, vera e cruda, che ha il sapore di quella vecchia libertà stretta tra i denti.

Non riesce a stare fermo, continua a guardare il pubblico e le note che incantano piazza duomo, dal campanile al suo volto: due stelle. In quel momento il palco diventa stretto per sprigionare quel blues, continua a suonare la sua chitarra ma Lucky non si vede più. Pochi minuti e una luce entra tra il pubblico: Peterson scende tra la gente, la sua gente, suonando per più di dieci minuti. Sorseggia una birra senza togliere le sue dita dalle corde della chitarra, sorride a tutti gli occhi che incrocia e al suono degli scatti dei fotografi, nel silenzio di alcuni accordi, canticchia divertito.

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Chitarra e voce, Peterson incanta la piazza, con una esibizione che rimarrà tra le più straordinarie nella storia del festival, quasi a voler ricordare che la musica è l’unica passione che non ha bisogno di nulla, gode di se stessa.

Purple Rain: Lucky torna sul palco, una versione tutta sua fino a terminare quella notte non più blu ma dagli occhi rossi, la sua esplosiva esibizione con un accenno di Oh happy day.

Grazie, Lucky.

Testo e foto di Maria Di Pietro

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About the author

Maria Di Pietro

Fotografa da sempre dedita al fotogiornalismo, appassionata di ogni forma d'arte, ama definirsi scrittrice d'immagini, perché il racconto è per lei insito nelle immagini che crea.
Sempre in viaggio con la sua scatola magica, trasforma presto la sua passione in una necessità che la spinge a un'assetata ricerca tra il reale e l´immaginario.
Anima libera da padroni continua a cercare quella fotografia volta al paesaggio e ai segni che l'uomo lascia, a quella bellezza visibile nell'essenziale della quotidianità dello sguardo.

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