Arte e Fotografia

Pietro Fortuna al Macro | Disobbedienza dello sguardo

Si intitola S.I.L.O.S. la mostra di Pietro Fortuna (Padova, 1950) a cura di Pietro Gaglianò in scena al Macro Testaccio di Roma, fino al 4 giugno: un’esposizione di lavori recenti che ripercorrono la filosofia dell’artista, opere pensate ad hoc per questa occasione.
S.I.L.O.S. prende il nome dall’installazione, nello spazio maggiore, di cinque grandi strutture cilindriche che si ispirano, per l’appunto, al “silos”, ossia un grande recipiente destinato a conservare grano, merci e prodotti granulari sfusi in polvere. Questi grandi cilindri sono i veri protagonisti della mostra: qui convergono oggetti di diverso genere e di diverso materiale, come canne da pesca, fucili, pezzi di stoffa.
La diversità di questi oggetti ben rappresenta una particolarità dell’artista che spesso mixa un’opera nell’altra, autocitandosi e reinventando il prodotto finale, accorpando oggetti che fanno parte del suo quotidiano, senza sforzarsi di cercarli altrove, raccontandoli insieme in modo trasversale. Questi oggetti sono posti nella struttura attraverso una “falsa” staticità con lo scopo di valorizzare l’ideazione e il processo creativo dell’opera stessa, che viene interpretato come una sorta di flusso di coscienza.
L’artista paragona l’atto creativo alla preghiera: “Nel fare arte alcuni gesti, alcuni comportamenti vanno ripetendosi, cioè utilizzano un tempo molto simile alla preghiera. Anche la preghiera è improduttiva, il testo di una preghiera non ti avvicina immediatamente a Dio, è semmai la condizione di distanza, di distacco, di isolamento a partire dal atto stesso del pregare che crea una comunicazione diversa, dunque si apre diciamo questa via verso il sacro”.
La finalità del processo creativo è quella di scardinarsi dalla narrazione, dalla descrizione, dalla spiegazione, ricercando come lui stesso dice: “esperienze non guidate da un progetto, da un programma, ma dall’offerta di un luogo. Conquistarsi un zona di inattività e dunque di incolpevolezza senza dar ragione alle ideologie”.
Pietro Fortuna si dichiara un anti-letterario ed anti-formalista, un uomo libero di poter realizzare un oggetto che non per forza avrà un significato, ma il significato si racchiuderà nell’atto stesso della sua creazione e questa volta sarà la parola ad avvicinarsi alla cosa, allontanandosi di conseguenza da tutta una serie di significati prestabiliti.
Fortuna paragona l’essenzialità delle sue opere al senso ultimo della miseria, rivalutandone la simbologia: “Il concetto stesso proprio di miseria non nel senso di privazione, queste cose non sono private, private di una loro qualità o sono incapaci di raggiungere uno stadio e di evolversi, ma vivono nella gloria dell’inessenziale”.
L’importanza dell’atto figurativo rispetto a quello plastico, a cui Fortuna dedica le pareti di questo spazio e a cui ha dedicato buona parte del suo fare artistico, sta invece nella capacità che esso ha di restituire l’aspetto di un oggetto in uno spazio bidimensionale ridotto. In questo senso predilige il disegno, in quanto permette la riproduzione di qualsiasi forma e grandezza anche in uno spazio ridotto, elevandole a soggetti delle sue opere.
Nell’ultima sala si assiste a una proiezione in serie di alcuni corti che sembrano scavare nel valore delle forme utilizzate dall’artista, svelando un’esposizione in serie degli oggetti. Soggetto di questi corti però è anche l’uomo che, nella ricerca di Fortuna, non ha più bisogno di darsi un ruolo e una spiegazione, privandolo così di quell’umanesimo così tanto caro alla nostra cultura, alla cultura occidentale.
Avvalendosi della sua posizione di anti-letterarietà, l’artista costringe lo spettatore a intuire da solo il processo creativo e a derivarne una sua interpretazione: Pietro Fortuna sembra dirsi indipendente dalla sua stessa opera, una dichiarazione di “disobbedienza dello sguardo”, un approccio anticonformista rispetto alle regole (naturali o imposte?) del “fare arte”.
Veronica Benanti

About the author

Veronica Benanti

Iscritta al corso di studi Storico-Artistici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Coltiva la passione per la storia e per ogni tipo di espressione artistica, in particolare per la scrittura, le arti figurative e la danza.

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