Arte e Fotografia

Pianeta Città | La Collezione Rota alla Fondazione Ragghianti

In questo ultimo anno e mezzo le città hanno assunto un aspetto nuovo, un’immagine diversa e talvolta distante da quello che eravamo abituati ad osservare, a vivere e a conoscere. La città è diventata, per tutti coloro che vi hanno passato la reclusione forzata del lockdown, un cubo bianco, e le proprie case piccole parti di questo insieme più grande.

È  indubbio che questo ha offerto terreno fertile per grandi riflessioni sulla città, agglomerato per eccellenza di vite, “situazioni” e oggetti, sulla sua essenza e sugli esseri umani che la vivono, la popolano, la creano, fanno sì che essa sia tale.

La mostra in corso alla Fondazione Ragghianti, Lucca, Pianeta città – Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021 visitabile sino al 24 ottobre 2021, ci offre una profonda riflessione su quali siano state le evoluzioni della città, tramite lo strumento di conoscenza per eccellenza, il libro e lo fa grazie alla Collezione Italo Rota, architetto internazionalmente riconosciuto, la cui collezione supera ogni immaginazione e ci restituisce un’idea di vita, di socialità e di realtà che esula da quello che solitamente siamo abituati a vedere e a pensare quando parliamo di città.

E.P. Lehmann Lila Hansom Cab 1895 circa, macchina giocattolo in latta litografata e dipinta a mano con meccanismo a orologeria, Collezione Italo Rota

Rota, la cui ricerca si è sempre basata su un’architettura radicale, ossia fare architettura con costruzioni smontabili e con l’inserimento di “oggetti”, ha una collezione vastissima, che si compone di innumerevoli libri, testi, pezzi, quasi objects trouvé del nostro mondo moderno.

Attraverso un’analisi storica che parte dal Futurismo, il curatore della mostra Paolo Bolpagni assieme al filosofo e studioso Aldo Colonetti e lo stesso architetto hanno sviluppato una mostra che si dipana dai primi anni del Novecento sino ai giorni nostri concentrandosi su come la città sia stato il terreno dei grandi cambiamenti sociali e umani e come uomo e città abbiano influito l’uno sull’altro.

La mostra si apre con il macro tema “Primo ‘900, l’alba della contemporaneità” ossia le teorizzazioni dei Futuristi sull’avvento e l’impiego delle nuove macchine, i primi voli aerei e le prime biciclette che, come sottolinea Rota stesso, insieme ai mezzi di locomozione, hanno fatto sì che il mondo divenisse più piccolo perché le distanze diminuivano.

E se diminuiscono le distanze fisiche si hanno anche cambiamenti culturali, innesti di tradizioni che si mischiano e fanno sì che le città del nostro mondo contemporaneo siano lo sviluppo di quello che è stato in passato e ciò che vediamo ora non sarà lo stesso dei prossimi 10 anni.

Josef Franz Maria Hoffmann Fabrik von Prof. Josef Hoffmann 1920 giocattolo in blocchi di legno dipinto impilabile, Collezione Italo Rota

Gli oggetti esposti presso le sale della Fondazione Ragghianti, nonostante ad un primo sguardo sembrino non avere alcunché in comune, in realtà raccontano di noi, della nostra società, come li ha definiti lo stesso Rota nel volume pubblicato in occasione della mostra (Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte) sono “una sorta di archivio di beni comunque sul tema della  città”.

Il visitatore, attraversando le sale suddivise per macrotematiche, viene invitato a immergersi nella mostra pensando ad una nuova realtà, a nuove forme espressive e immagini nascoste.

Oltre all’esposizioni di oggetti e libri, è possibile visionare il video documentario in cui Rota illustra la sua teoria dell’estetica moderna degli oggetti e del suo archivio, sottolineando quanto ogni oggetto abbia una sua valenza e un suo corrispettivo identitario nel mondo e nella nostra società.

Collegandosi a tutto ciò, l’architetto ci invita a riflettere sulla sua teoria degli edifici smontabili che devono servire per non occupare più lo spazio del pianeta, per non abusare della terra e far sì che una volta compiuta la propria missione, quel dato edificio possa essere smontato. Un invito all’uomo ad una forzatura mentale per una nuova architettura e una nuova responsabilità civile.

Se pensiamo al modello Ikea o Lego che ci propone pezzi unici che noi, tramite immagini, e non istruzioni scritte, dobbiamo comporre, capiremo subito l’approccio dell’architetto milanese che afferma che “tra fare una mostra e un grande edificio preferisco fare una mostra, è più sperimentale”.

Rota ci invita a riflettere sulla responsabilità della costruzione, nel dare vita a qualcosa che è stato teorizzato ma che nelle nostre mani può diventare altro, come nel caso degli oggetti della città e delle città stesse, che nelle mani degli esseri umani si trasformano, diventano altro da come era stato immaginato: sono un continuo divenire.

Richard Avedon [Ritratti psichedelici dei Beatles] 1967 serie di quattro poster, Collezione Italo Rota
Pianetà Città è una mostra estremamente interessante, ricca di spunti e in cui sono presentati oltre cinquecento pezzi, una moltitudine di oggetti di vario tipo, tecnica e dimensioni: dai libri alle opere d’arte, dai manifesti al cinema, dalle copertine dei dischi ai prodotti di design, dalle riviste ai fumetti che ci portano in un viaggio dentro le cose, come sottolinea Aldo Colonetti, un viaggio sospeso tra testimonianze ‘alte’, i documenti originali delle grandi utopie del Novecento, dal Bauhaus alla controcultura californiana degli anni Sessanta da un lato, e la cronaca dall’altro lato, che viene dal ‘basso’ che ci aiutano a delineare la società dell’ultimo secolo e a proiettarci in un futuro sconosciuto, che, aggiungiamo noi, potrà essere plasmato, costruito e smontato a piacimento da noi esseri umani e dalla nostra responsabilità civile.

Giulia Pardini 

In copertina: Sant’Elia, Progetto nuova stazione di Milano, 1914

About the author

Giulia Pardini

Nata a Lucca, compie i propri studi tra Pisa, Venezia e Roma, specializzandosi in project managing e curatela nell’ambito degli eventi culturali. Attualmente vive a Roma dove lavora come assistente curatrice occupandosi di progetti legati ad artisti contemporanei.

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