Arte e Fotografia

PENTAGONI | Alla scoperta del collettivo artistico romano

Pentagoni è un collettivo formato da dodici giovani studenti dell’Accademia di Belle arti di Roma: Maura Prosperous, Paolo Vitale, Stella Rochetich, Laura Cattafi, Denise Montresor, Alice Colacione, Giulia Candotti, Tiziano Conte, Agnese Cipro, Marta Farrace, Eleonora Bona, Alice Scasciafratti. Un gruppo autonomo che ha esordito nel 2016 con una mostra presso il negozio “Vertecchi” in Via Pietro da Cortona a Roma, spinto dalla proposta di una collaboratrice del negozio, un gruppo che ha colto l’occasione per provare l’esperienza dell’esposizione autonoma e indipendente. Con qualche modifica e alcune new entries, l’esperienza si è ripetuta anche quest’anno.

Alice Colacione, “Land of Rust”, olio e acrilico su tela (2017)

I ragazzi, partendo dallo studio della planimetria dello spazio messo a disposizione, si occupano di tutto: allestimento, stampa, social marketing e così via, dedicando per ciascun artista la stessa visibilità nell’esposizione. Dalla mostra si intuiscono quali siano i privilegi di un’esposizione indipendente per dodici artisti emergenti: infatti, sebbene ci sia nella maggior parte delle opere un flusso tendente all’espressionismo, al tratto veloce e all’uso di colori vivaci, non c’è mai una tematica o uno stile uguale per tutti, un concept forzato che possa in qualche modo “costringere” il lavoro creativo. Questo permette a ogni singola personalità di emergere per quello che è, tanto che ognuno ha la libertà di scegliere autonomamente le opere in mostra e quale stile adottare, mantenendo un costante confronto orizzontale con i colleghi, salvaguardando l’equilibrio dell’esposizione, senza mai rinunciare alla propria individualità.

Maura Prosperi, Senza titolo, acrilico su carta (2017)

Stella Rochetich, al contrario dei suoi compagni che prediligono l’esposizione di opere pittoriche, sceglie di presentare dei fotogrammi con interventi pittorici semplificati. Agnese Cipro è l’unica che replica, dopo la prima mostra, la scelta di esporre il suo diario di bozzetti e studi, giustificando questa scelta come una totale esposizione di se stessa, senza filtri. L’opera “finita” sarà anche un pezzo unico, ma i bozzetti hanno un ruolo fondamentale per l’artista in quanto rappresentano il nocciolo di un’idea, superando talvolta addirittura il successo dell’opera stessa. C’è anche chi, come Alice Scasciafratti predilige un’impronta più fumettistica.

Paolo Vitale, “Picaresque”, tecnica mista su carta (2017)

L’individualità non impedisce la sperimentazione, alimentata da stimoli reciproci inevitabili che portano a una contaminazione brillante tra i 12 artisti che traggono dal confronto un’importante linfa per la loro ricerca individuale. La Storia dell’Arte ci insegna che sono sempre nate grandi cose da sodalizi tra due o più artisti, i quali spesso si sono ritrovati nella stessa filosofia artistica. Nel caso dei Pentagoni però, sottolineano che il loro è un collettivo “senza manifesto”, nessuno di loro sente il bisogno di predefinirsi sotto un’unica etichetta stilistica e nemmeno di precludersi una sperimentazione che, in quanto collettivo autonomo, è totalmente libera. I Pentagoni non sentono di appartenere a una corrente bensì a un flusso di reciproca e benevola ispirazione che si declina dodici traduzioni diverse.

Eleonora Bona, Senza titolo, acquerello e grafite su carta (2017)

Parlando con gli artisti, inevitabile è toccare l’argomento “social network”, strumenti che per un giovane artista di questo tempo possono diventare arme essenziali per la diffusione del proprio lavoro: permettono con estrema facilità di avere visibilità e possono trasformarsi in vetrine virtuali, oltre ad essere fonte di numerose e preziose informazioni. Gli stessi “Pentagoni” affermano che la maggiore visibilità che hanno avuto quest’anno rispetto all’anno scorso, è stata possibile soprattutto grazie alla diffusione sui social network. Ma per autori emergenti è facile cadere nel banale “che bello, ora ci provo anche io, con un po’ di fortuna e con l’aiuto dei social network”. Tra l’ispirazione ed il “ci provo anche io” c’è un confine sottile, lì si stabilisce la differenza tra copiatore e artista. Non è solo un vedere, ma anche un sentire. La quantità di immagini che rende questa società “la società delle immagini”, spesso ne annulla lo scandalo, la novità, la bellezza, ne annulla il senso iconografico, pittorico e si perde il rispetto del colore della linea, della forma, si perde il vero significato di ciò che vuol dire catturare un attimo in una fotografia, perché l’obbiettivo di tutto ciò si riduce a una futilità effimera. La cura e la salvaguardia di questi aspetti rende un artista tale, è questo che gli artisti devono proteggere ed è questo l’obbiettivo di “Pentagoni”.

Laura Cattafi, “Ciclo vitale”, tecnica mista su carta (2017)

Il bello dell’arte è che sa smuovere qualcosa, non lascia indifferenti.  Ognuno di noi è libero di riconoscersi (per quanto riguarda le arti visive) in una forma, in un colore, in un tratto, che l’artista è “obbligato” a caricare di sensibilità e a proteggerla. Se si è in grado di fare questo si è artisti, se si è in grado di fare questo un’opera d’arte sopravviverò anche in una società fagocitata dalle immagini.

Veronica Benanti

About the author

Veronica Benanti

Iscritta al corso di studi Storico-Artistici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Coltiva la passione per la storia e per ogni tipo di espressione artistica, in particolare per la scrittura, le arti figurative e la danza.

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