Cinema e Teatro

Otranto Film Fund Festival, “diversity edition”

È giunta al termine l’undicesima edizione dell’Otranto Film Fund Festival con direzione artistica Stefania Rocca. Tema cruciale di quest’anno “la diversità”, intesa come eccellenza, produzione creativa e concezione di metamorfosi della stessa rassegna nel corso degli anni.

Cinque intense giornate dedicate al cinema nella sua accezione di incubatore di sperimentazione e forze creative. La sezione film del festival ha accolto sette pellicole in concorso, con tematiche inerenti la dissimilitudine. La giuria, presieduta da Ferzan Ozpetek, ha incarnato perfettamente l’argomentazione del “diverso”.

Immancabile e imprescindibile la dedica al neo compianto Ennio Fantastichini, parte integrante della rassegna dello scorso anno. Il festival ha raccolto, inoltre, una Summer School di alta formazione con lezioni tenute da professionisti curatori sia dell’idea creativa che della post-produzione.

Sul palco, ha trionfato la pellicola di Adele Tulli, “Normal”. Premiata per il suo linguaggio audiovisivo e la sua capacità di raccontare ironicamente e in maniera spietata, singoli spaccati della quotidianità. Il premio miglior sceneggiatura è stato consegnato, invece, a Louis Julien Petit, con il suo “Les Invisibles” per la sua scrittura emaptica e al contempo leggera in una tematica importante di marginalità. Miglior colonna sonora per “The Golden Glove” di Fatih Akin, dove la tessitura sonora ha ben accolto le aspre scene di violenza, creando un singolare effetto di straniamento.

Non sono, d’altro canto, mancati, momenti di goliardia e dissacrante lievitá, nel corso della cerimonia di premiazione. Una chiusura ricca, un alternarsi di arte e geniale feconditá, storytelling e momenti di leggerezza, nel quadro di un territorio che da sempre ben si presta alla vocazione di dialogo e condivisione cultural-artistica.

Vanessa Toma

About the author

Vanessa Toma

Appassionata di arte, cinema e messa in scena fin dalla tenera età. Si approccia alla vita teatrale entrando in contatto con maestri, quali Albertazzi. Capirà presto, di preferire la vita affascinata da spettatore a quella di protagonista

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