Arte e Fotografia

Omaggio a Lawrence Carroll

Il 21 Maggio 2019 ci ha lasciato Lawrence Carroll, artista di origini australiane che era riuscito a fondere pittura, scultura, installazione e poesia. Di seguito uno smarrimento all’interno del suo lavoro, più che un articolo commemorativo.

Vedo il respiro della materia che si addensa sulla tela. Dove il tempo si arresta e si smarrisce. Schiuma e biancore che mette fame. Fame, sì. Si tratta di pittura famelica questa, affamata, che mette languore. Arrichisce le sfumature del palato in una contemplazione che ingoia. Essere al cospetto di alcune opere di Carroll è una contaminazione emotiva. Sentirsi sospesi in una luminescenza che confina ma allo stesso tempo deborda. Viene istintivamente voglia di tendere il braccio e penetrare la superficie per mescolarsi ad un aldilà denso e pulsante. Quasi cadere in una sorta di estasi, la quinta teatrale iridescente dell’ultimo sogno ad occhi aperti. Viscoso lascito dei risvegli. Ottundimento ma nella meraviglia. Nei battiti profondi dei tasti come remi cacciati dentro lo specchio oleoso del mare e il riverbero della percussione nell’aria. Lo stesso respiro trattenuto. La tensione delle corde nel breve silenzio. Scricchiolii. Meccaniche che frusciano. Ingranaggi che implorano il tempo del buio. Fur Alina di Arvo Part abita le pieghe di queste opere. Non (solo) pittura. Non per volontà. Ma variazione della luce che insegna il passo del respiro diverso, un’implosione per deperimento cromatico da cui prende forma la tridimensionalità pittorica. Crollano le distinzioni tra pittura/scultura/installazione. Lo spazio dell’opera deborda, sconfina, trema altrove. Tutto si fa pulviscolo in un’ispirazione notturna che abbaglia di sprofondamenti lattiginosi. Apnee inevitabili e arcipelaghi di cataratta. Non a caso il raffreddamento. Congelare la pittura in sospensioni temporali destinati al fallimento può divenire talvolta l’unica via d’uscita.

Dettaglio dell’opera di Lawrence Carroll presso la mostra FUTURUINS, Palazzo Fortuny, 2018 Venezia. Foto Licia Bianchi

Le partizioni, gli abbandoni, gli sfondamenti sono sempre e comunque rivelatori di un tentativo d’impalcatura dell’anima. Cangianti si stirano tessuti che talvolta un paio di scarpe vissute o un mazzo di fiori congelato nel rigore monocromo cercano di puntellare. Opaca per parabola, la materia è autonoma ma in marcito sviluppo. Sinopie atmosferiche tracciano premonizioni a guisa di ferite e ne resta un odore terraqueo. Polverizzato ogni possibile senso non rimane che lo sguardo a ritroso, rovesciato. Alla poesia. All’idea stessa di sottocoperta, di nascondimento, di ammacchiamento. Il sottomondo che brulica di inconsapevolezze. Vitalissimi grumi tramanti contro natura. Adunanze di segni minimali che sfocati, sussurrano alla polvere in segreto. Segreto che per dirla con Ungaretti è l’unico indizio di poeticità. La scittura infatti necessaria, inevitabile. Affermazione esistenziale abrasa, riproposta, cancellata, ricalcata. Disegno, pittura, scrittura sono piani di riconsiderazione, non sempre pacificata, dell’esistenza, nell’essenzialità di un inevitabile oggetto mistico. La geometria non nega l’impalpabile pulsazione del riverbero poetico anzi la esalta. Poesis in greco significa fare, produrre e proprio in tal senso nelle opere di Carroll si compie il miracolo della germinazione testuale in campiture butirrose addensanti. D’altronde un dipinto è un luogo, l’artista lo affermava spesso.

Dettaglio dell’opera di Lawrence Carroll presso la mostra FUTURUINS, Palazzo Fortuny, 2018 Venezia. Foto Licia Bianchi

E come spazio occupa una porzione di mondo in cui convivono linguaggi e tensioni ad un tratto indipendenti dal loro creatore. Il peso si sposta altrove. In ogni sguardo in grado di abbandonarsi all’errare tra territori percettivi inesplorati dove non vediamo le cose, ma sappiamo già benissimo dove sono.

Fabrizio Ajello

In copertina: Lawrence Carroll nel 2016© Foto Lucy Jones Carroll, courtesy Studio Carroll

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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