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NINA CARINI – Aperçues

Un percorso in sei tappe nell’opera di Nina Carini, cinque installazioni e un catalogo
d’eccezione per esplorare il rapporto tra reale e immateriale negli spazi della Basilica di San Celso a Milano.

Apre al pubblico, negli spazi della Basilica di San Celso a Milano, la mostra Aperçues, personale dell’artista Nina Carini a cura di Angela Madesani e Rischa Paterlini. Il progetto espositivo è realizzato con il patrocinio di Regione Lombardia e del Municipio 1 | Comune di Milano.

Il titolo della mostra riprende la parola francese aperçues (visioni, scorci), che l’artista incontra per la prima volta nelle pagine dell’omonimo volume di Georges Didi-Huberman (2018). Nell’interpretazione dell’autore, aperçue è lo scorcio di un’immagine che appare e, prima di scomparire, lascia alle proprie spalle la scia di una domanda, di un ricordo o di una sensazione. L’allestimento ideato da Nina Carini trae ispirazione dall’idea di una visione percepita appena prima di svanire, costruendo un itinerario all’interno della Basilica di San Celso attraverso cinque installazioni, concepite per generare interstizi,passaggi, aperture verso realtà senza tempo.

Spiega Angela Madesani: “Il tempo, la vulnerabilità dell’esistenza e dei fenomeni sono al centro della ricerca dell’artista: il “per sempre” in contrasto con la precarietà del tutto sono una chiave di lettura delle opere, appositamente realizzate da Carini per la sua prima personale nel capoluogo lombardo. Si sviluppa qui un dialogo eloquente tra la materia e il linguaggio, tra la teoria e la poesia”.
Il progetto espositivo convoglia tutti i media espressivi che caratterizzano la ricca produzione artistica
di Nina Carini, a iniziare dal suono. La prima opera che accoglie il visitatore fin dagli spazi esterni della Basilica è l’installazione sonora Le cose in pericolo (A,B,C,D,E…), realizzata con testi tratti da Glossopetrae di Simona Menicocci e in collaborazione con i bambini dell’Istituto Armando Diaz e
dell’Istituto Antonio Scarpa di Milano.

Si prosegue nel percorso espositivo con Venere Bugiarda 3023, installazione ripensata per l’occasione e posta in dialogo con gli spazi architettonici che la accolgono.

Spiega Rischa Paterlini: “La ricerca di Nina Carini è in continuo sviluppo processuale e oggi trova
particolare affondo nella performance e nella scultura. È proprio sotto il segno della sperimentazione
con un materiale come la pietra che Nina Carini nel 2020, invitata dal collezionista Enzo Nembrini,
realizza la sua prima opera scultorea site specific: Venere Bugiarda. Un’installazione dove due astri
dialogano tra loro e che in occasione della mostra viene ripensata chiedendo al fruitore di riflettere sul tema della bellezza scoprendo anche la sofferenza della stessa che presto svanirà. Le opere di Nina Carini sono sempre create e pensate per essere vissute dall’osservatore in totale armonia con il luogo e con i materiali che caratterizzano gli spazi che le circondano. Non fa eccezione la Basilica di San Celso, luogo sacro costruito prima del 1000 per volere dell’Arcivescovo di Milano Landolfo II, affidata ai monaci benedettini e le cui trasformazioni nei secoli hanno rappresentato la storia della città di Milano.”
In un continuo scambio tra materia e spiritualità, l’itinerario di visita restituisce uno scarto verticale in
prossimità dell’altare, che accoglie l’opera realizzata nel corso della residenza presso Fonderia
Battaglia Mani come rami che toccano cielo, per poi estendersi sino all’opera Senza Voce, che scruta il passaggio del visitatore dalla sua posizione all’interno del confessionale.

Accompagna la mostra un libro concepito come un vero e proprio progetto d’artista, curato da Angela Madesani e Rischa Paterlini e arricchito da un testo del filosofo Davide Dal Sasso. Il volume, pubblicato da Allemandi Editore, ripercorre la ricerca di Nina Carini attraverso testi e immagini, con un particolare approfondimento dedicato ad Aperçues.

La selezione di opere che compongono Aperçues traccia un sentiero nell’articolata produzione di Nina
Carini, affiancando un’importante opera proveniente dalla collezione di Enzo Nembrini e installazioni appositamente concepite per l’occasione. Sospesi tra un’impostazione orizzontale e bidimensionale e una tensione verticale e tridimensionale, i lavori in mostra interpretano il dialogo armonico tra realtà e mistero, tra macrocosmo e microcosmo, tra visibile e invisibile.

Dice Davide Dal Sasso: “Il movimento nell’apparente immobilità alimenta le ricerche di Nina Carini: la possibilità che, nella loro concretezza, le sue opere esprimano comunque una continua oscillazione tra costanza e mutabilità.”