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Nasce Peep Art a Firenze

Se è vero che da sempre è dai momenti più difficili che si accendono nuove idee, è proprio da Firenze, città difficile e spesso ostile al contemporaneo, che riparte un nuovo impulso alla “rinascita” dopo la pandemia. Nasce infatti da un’idea di Gianluca Bianchini, Maurizio Baldini e Jacopo Rachlik, la Peep Art (letteralmente “Sbircia l’Arte”), una nuova forma d’arte, che vuole essere un segno di positività e ritorno alla vita, dopo l’annus horribilis appena trascorso. In uno studio d’arte, divenuto inaccessibile a causa del virus, è stato creato un nuovo contenitore artistico destinato all’arte contemporanea. In via dei Serragli n. 75c dal 3 giugno 2021 è possibile “sbirciare” da un foro su di una vetrina sulla strada l’interno performances di artisti contemporanei in una prospettiva del tutto inedita. Peep art è una installazione urbana di ricerca introspettiva, dove al di là del foro vi è una stanza virtuale video-immersiva “abitata”.

In un momento in cui tutto era chiuso – spiega Gianluca Bianchiniin cui le soglie di musei, parchi, chiese, biblioteche erano invalicabili, ci è venuto l’idea di dare un’alternativa e concedere ai passanti una scappatoia a questa situazione nuova e imprevedibile, dando la possibilità di evadere dalla situazione attuale attraverso l’arte. L’idea ci è venuta durante il lockdown, ma la sua valenza va ben oltre il periodo di emergenza”.

Abbiamo assistito – continua Maurizio Baldini alla chiusura di tante attività nel centro storico della città. Ogni saracinesca abbassata, uno spazio lasciato vuoto e inanimato, ci faceva sentire impotenti. Da qui l’idea di reagire al virus attraverso l’arte”. 

In un momento difficile per tutto il mondo, l’arte a Firenze risponde con forza. Per primo la Fondazione Palazzo Strozzi ha esposto arte anche nel momento di chiusura totale, tenendo fruibile il cortile con la mostra di Marinella Senatore, o esponendo sulla facciata rinascimentale la grande opera La Ferita, del famoso street artista francese Jr. La strada così diventa il nuovo museo, come succede in questi giorni a Madrid, dove il Prado appende per le strade copie dei capolavori rimasti chiusi per tutto il periodo pandemico, permettendo a tutti di usufruirne, anche senza l’aura dell’originale. 

L’arte come cura quindi, che si riprende luoghi e spazi, ribaltando la situazione con slancio positivo e costruttivo, verso una ripresa di tutte le forme di attività umana. 

Con la Peep Art, un semplice foro su una vetrina, si vuole mettere in comunicazione lo spazio esterno con lo spazio interno, permettendo di entrare in uno spazio non accessibile. Al di là del foro una stanza con pareti bianche, abitata da una persona, un artista, che con il suo lavoro stimola e crea emozioni a chi desidera mettersi in contatto  con il suo universo. Alle pareti alcuni video installazioni immersive, realizzate da autori diversi su di una matrice concettuale comune,  ma differenziata. 

I performers coinvolti sono: Renata Lacko, Michela Camilli, Livia Marques, Gaut, Performer 5. I video: Luca Mauceri, Marta Rocchi, Leonardo Baglioni, Maurizio Baldini

L’atto di sbirciare gli altri – concludono gli organizzatori – diventa anche un atto psico-magico, in cui si finisce per guardare dentro sé stessi. Tutti noi siamo molto più simili dentro che fuori. L’interiorità è il territorio dove non dobbiamo difendere un’apparenza, non dobbiamo contrapporci a nessuno se non a noi stessi. Nel momento in cui le forze creative non trovano uno sbocco espressivo in un territorio congelato e socialmente impraticabile, esse non possono che ripiegarsi nell’introspezione creativa. Regredire nella propria interiorità e ripensare le radici del proprio bisogno espressivo, del senso di ciò che si fa e si dice al mondo. Riprendere consapevolezza del processo di emersione dell’identità e ripensare la ricerca creativa del sé. Il foro nella vetrina diventa quindi una breccia meta-fisica da cui guardare dentro quel caos ordinato/confuso, luminoso/buio, costruttivo/distruttivo, che abita l’interiorità. Un buco nella membrana ancorché permeabile che isola l’interno dall’esterno, il velo di maya che divide l’apparenza dall’essenza. Un po’ come guardare gli ingranaggi dell’anima”.

L’iniziativa ha fatto il primo debutto il 3-4-5 giugno. In queste 3 giornate lancio, altrettanti artisti fiorentini rimasti senza palcoscenico hanno la possibilità di usare lo spazio, “abitando” la stanza, riscattando ed esorcizzando un periodo difficile. I passanti possono goderne dalla strada, senza bisogno di fare il biglietto e senza pericolo di assembramenti in spazi chiusi.

Da Firenze, culla del Rinascimento, quindi parte un segno forte di contrasto all’apatia forzata di questo periodo, un piccolo ma significativo e simbolico gesto, che ha l’ambizione di diventare uno stimolo globale per riaccendere in tutti noi la voglia di fare, che presto verrà riproposto anche a Londra e a Parigi. 

Fuck Covid!  (peep-art.it).

Cecilia Barbieri

About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.

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