Arte e Fotografia

Moon Contemporary: il Castello di Carini ospita le pratiche contemporanee Si inaugurano le due mostre DODICIFEBBRAIO e TRASPOSIZIONE D'INVERNO

Ha inaugurato il 24 marzo 2018, presso la suggestiva location del Castello di Carini (Palermo), la mostra Dodicifebbraio a cura del Moon contemporary art center, nel quale dialogano i due mondi onirici della fotografa di Elisabetta Bondì e del pittore Elias Vitrano.

Moon contemporary è un progetto nato il 15 luglio 2017 ideato da Giuseppe Buzzotta, è co-diretto con Daniela Bigi nei suggestivi spazi del Castello La Grua Talamanca di Carini (Palermo). Il Castello, completamente restaurato, risorge letteralmente trasformandosi in un enorme polo museale che punta l’attenzione assolutamente al contemporaneo, la ricerca e l’internazionalità. Il Comune di Carini sceglie di sostenere l’idea di Moon contemporary per valorizzare un bene del proprio patrimonio architettonico, e con esso la memoria storica del paese, tramite il linguaggio del contemporaneo.

Moon contemporary si pone come un “ponte” tra la comunità locale e le pratiche artistiche contemporanee, infatti il progetto  nasce con la volontà di indagare nuove pratiche per rapportarsi all’arte e alla storia e per riposizionarle al centro di un percorso di sviluppo di una collettività. Tutto questo avviene non solo tramite mostre, talk e residenze ma anche grazie al coinvolgimento delle imprese e degli artigiani dell’area, con collaborazioni, investimenti e nuove forme di sviluppo. Nell’intento di creare una stratificazione di obiettivi comuni, il progetto lavora con una delicata attenzione ai giovani e alla didattica. Il paese di Carini diviene un importante valore aggiunto per il progetto stesso, tramite la propria identità culturale e memoria collettiva. Nell’obiettivo che il museo stesso diventi, con le sue attività, memoria identitaria del luogo.

Elisabetta Bondì si forma da autodidatta, scegliendo come mezzo la fotografia analogica, scelta lucida che le permette di cogliere e fissare l’attimo avendo, consapevolmente, la variabile del rischio dell’errore tramite una profonda riflessione sul “vedere e guardare”. Nasce così la personale e intima geografia fotografica di Elisabetta che racconta “altre storie” spesso di un territorio nel quale è nata e cresciuta, che rielabora e trasferisce su carta come brevi narrazioni di altri luoghi ripensati attraverso un punto di vista non univoco.

Elisabetta Bondì, in Dodicifebbraio, passando dall’errore fotografico e la pratica della fotografia analogica, riporta degli scatti che rievocano la corrente pittorica di fine 800. Mondi immaginifici ottenuti da pellicole scadute e lucide casualità.

Senza titolo, Elisabetta Bondì, pellicola DIA 100 ASA, 40×70

Così come Elisabetta anche Elias Vitrano si forma assolutamente da autodidatta tramite una pratica pittorica costante e continua.  La sua pittura si muove in uno spazio che potremmo definire, citando Platone, atopon, letteralmente un tempo che non ha luogo, uno spazio di mezzo, un punto mediano. La pittura di Elias è scarna, sintetica, ridotta quasi a segno grafico. E’ una pittura simbolica legata a una ricerca personale e intima che, per questa esposizione, racconta un mondo archeologico completamente destrutturalizzato dai canoni scientifici. L’artista struttura, nel lavoro presentato per Dodicifebbraio, l’esistenza di una vita fossile onirica e che racconta “mondi altri”. Il colore appare un pretesto, quasi un gioco che permette di far uscire con forza dirompente il segno, elemento principale della narrazione dell’artista.

Fossile che fuma, Elias Vitrano, olio su tela, 60×80 2017

Dodicifebbraio nasce da un gioco di affinità casuali (è la data di nascita di entrambi gli artisti) e dalla comune volontà degli artisti di creare un ponte tra la pratica artistica e la ricerca personale assolutamente da autodidatti. Entrambi giocano sull’errore percettivo tramite la creazione di mondi personali, surreali e visionari che gli spazi del Castello di Carini accentuano con splendida enfasi.

Trasposizione d’invernoNicola Di Giorgio, 2017

Contemporaneamente, in un’altra ala del castello si inaugura la personale Trasposizione d’inverno, del giovanissimo Nicola Di Giorgio che tramite la pratica fotografica crea delle “campiture paesaggistiche” riportando alla memoria quasi una pittura squisitamente astratta. Le montagne imbiancate appaiono come pennellate materiche e gli scatti delle volte confondono il soggetto. Gli ambienti rocciosi e naturalistici fotografati da Nicola divengono quasi delle campiture cromatiche astratte dominate dai toni di grigio tipici dei paesaggi invernali.

Sasvati Santamaria

Entrambe le mostre sono visibili fino al 10 maggio 2018

About the author

Sasvati Santamaria

Nasce il 18/02/1983, a Palermo. Frequenta L’Accademia di Belle Arti nella città nativa. Frequenta un Master allo IED in curatela, facendo la sua prima importante esperienza presso il concorso Talent Prize 2012. Cura diversi progetti, perseguendo sempre l’obiettivo di concentrare l’attenzione sulle pratiche sperimentali di giovani artisti.

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