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Il mito delle tre dee

“Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi

L’ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le braccia”.

 

Jacques Prévert 

Il Due sommato all’Uno. Tre. 

Raffaello-Sanzio-Le-tre-Grazie-1504-1505-Musée-Condé-Chantilly.E’ il mitico multiplo che, attraverso un procedimento non solo matematico ma, soprattutto, dialettico, riunisce, nella sintesi, quanto il due ha, invece, precedentemente scisso in poli opposti.Fin dagli albori del tempo umano, che nella trilogia di passato, presente e futuro si configura e si attua, si scorgeva in tale numero l’immagine della perfezione, rappresentata dal triangolo, e il principio che, dall’accordo simbiotico del maschile e femminile, origina la vita. Con l’avvento del Cristianesimo, esso giunse a fregiarsi di nuovi molteplici significati: sia quello di Sacra Famiglia, composta da Maria, Giuseppe e Gesù; sia quello di Trinità, che reinterpreta il simbolo del triangolo, che verso l’alto si protrae, attraverso le persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; sia quello delle virtù che sono proposte quali cardine della vita umana, ossia la Fede, la Speranza e la Carità.

Francisco-de-Goya-Atropo-o-Le-Parche-1819-1823-Museo-del-Prado-Madrid.E se, ancora una volta, torciamo il collo verso l’alto, rivolti, nottetempo, verso il cielo, per ammirare il triplice volto dellaLuna, che muore e rinasce, immediatamente ricordiamo che il lontano satellite è l’archetipo per eccellenza della Donna, poiché ne palesa le tre fasi che si susseguono nell’intimo dell’utero. Di questa arcaica analogia abbiamo in precedenza dissertato, ma la storia non termina qui. Essa si svolge e si dipana nei secoli, nella triplice ripetizione delle formule magiche e nell’arduo superamento delle prove, tre per l’appunto, che i protagonisti delle fiabe, eredi, nella tradizione popolare, degli iniziati all’esoterismo, devono affrontare.

Ma, soprattutto, per altre infinite volte, il Tre si riconferma emblema del femminile.

Soffermiamoci a stilare, in questo contesto, solo un elenco esiguo, citando, fra i numerosi esempi contemplati nei miti e nelle opere di grandi scrittori ed artisti, i più celebri, ossia le Moire o Parche, le Erinni, le Ore, le Gorgoni, le Grazie, le triadi di figure femminili descritte da Dante fino a quelle di Shakesperiana memoria. Spesso ci si trova alle prese con tre sorelle, le cui vicende si reiterano, nella letteratura occidentale, con frequenza davvero notevole, dalle favole, in primis quella di Amore e Psiche, giungendo ai capolavori di Cecove Turgenev.

Tre donne intorno al cor mi son venute,e seggonsi di fore;ché dentro siede Amore, lo quale è in segnoria de la mia vita. Tanto son belle e di tanta vertute”.

Dante, Divina Commedia

Masaccio-Trinità-1425-1427-Santa-Maria-Novella-Firenze.Certo non si tratta di una mera casualità. E’ giunto il momento, al fine di comprendere tale topos letterario ed iconografico, di procedere a ritroso nelle spire del tempo, fino al giorno in cui si festeggiò il matrimonio di Peleo e Teti, i genitori del celebre Achille, identificato dall’epiteto “piè veloce”. Durante il banchetto nuziale, irata per il mancato invito, Eris, la dea della discordia, meditò tremenda vendetta e lasciò scivolare, sul tavolo imbandito, una mela d’oro, con sopra incisa tale sequenza di parole: “alla più bella”. Le dee non erano certo avulse dalle mere passioni e femminee vanità. In particolareEra, Atena e Afrodite, in barba alla loro olimpica condizione, si contesero il pomo aureo con indiscussa determinazione.Zeus, per evitare ogni responsabilità in merito, si trasse furbescamente dagli impicci designando Paride, il più bello fra i mortali, affinché decretasse la vincitrice.Il pastorello del monte Ida doveva essere un inguaribile romantico, poiché scelseAfrodite, che gli aveva promesso, in cambio, l’amore della donna più bella del mondo.Le altre due dee non si accontentarono della medaglia di argento e di bronzo, ma conclusero che ci fossero gli estremi per scatenare una guerra, quella di Troia, di cui Omero narrò le vicissitudini nell’Iliade.

Alto ripostanella mente sedea di queste Divedi Paride l’ingiuria, e la sprezzatalor beltade quel dì che a lui venutenel suo tugurio, ei preferì lor quellache di funesto amor contento il fece.Quindi l’odio immortal delle superbecontro le sacre ilìache mura, e Prìamoe tutta insieme la dardania gente”.

Omero, Iliade

Dal mito traiamo, come sempre, l’essenza immacolata della verità: le tre Donne (siano esse dee o comuni mortali imparentate) impongono una scelta, che deve, necessariamente, venire operata da un maschio. Ecco la loro ragion d’essere.E’ molto interessante l’analisi condotta, in merito a tale questione, da Sigmund Freud, precisamente nella Psicanalisi del Genio. Anche lo studioso austriaco si addentrò nei meandri della memoria, pervenendo fino alla favola, trascritta sia da Perrault che dai Fratelli Grimm, di Cenerentola, in cui compaiono, per l’appunto, tre fanciulle. Chi è la prediletta? Chi riceve, metaforicamente, la mela d’oro? Colei che si cela fra le ceneri, immersa nel silenzio e nell’ombra, ossia colei che è l’emblema della Morte. Le tre sorelle sono, dunque, da interpretarsi come le tre Moire, ossiaCloto, Lachesi e Atropo. La prima filava lo stame della vita; la seconda attribuiva i destini agli uomini, fissandone anche la precisa durata; la terza, infine, tagliava il filo, recidendo il battito del cuore e soffocando il respiro del petto. Le loro scelte erano inesorabili, non soggette neppure ad un eventuale intervento degli dei. La donna che l’uomo deve scegliere per essere felice, è, pertanto, quella alla quale non si può sottrarsi, ossia Atropo, l’ineluttabile. E la scarpetta, il cui calzarla è una chiara allusione all’atto sessuale? Non si tratta una banale décolleté, ma è realizzata in vetro, nello stesso materiale dell’urna funeraria in cui giaceva Biancaneve, apparentemente morta, prima di ricevere il bacio capace di resuscitarla.

Pieter-Paul-Rubens-Giudizio-di-Paride-1638-1639-Museo-del-Prado-MadridIl figlio del re fece bandire a suon di tromba ch’egli avrebbe sposato colei al cui piede quella pantofola fosse di misura. […] La si portò dalle due sorelle, che fecero tutto il possibile per farvi entrare il piede, ma non vi riuscirono. Cenerentola, che le guardava e avea riconosciuto la sua pantofola, disse ridendo: “Vediamo un po’ se mi va a me!” Le sorelle si misero a ridere e a motteggiarla. […]Fatta sedere Cenerentola e accostatale la pantofola al piedino, vide che la si calzava senza fatica e vi si adattava come se fosse di cera”.

Charles Perrault, Cenerentola

Il passo che ci conduce ai versi dedicati alla, prematuramente scomparsa, figlia di Folco Portinari, la dantesca Beatrice, è più breve di quanto si possa ipotizzare. La donna ideale venne, infatti, dal Sommo Poeta, “angelicata”. Perché? Perché l’uomo, inabissato nella palude della contingenza, nella bramosia e, forse, nella memoria di un assoluto che gli era proprio, prima della Storia, prima della comparsa di una mela, stavolta offerta da Eva e non da Eris, teme la Morte e ne esorcizza la conseguente angoscia, che lo stringe come in una morsa impietosa, attraverso il ricorso all’Arte e al potere sublimante del Simbolo.

Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell’ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre”.

Seneca

Emma Fenu

About the author

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi "cittadina del mondo".
Sono laureata in Lettere e Filosofia e ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione; insegno Lingua Italiana agli stranieri; tengo un Corso di Scrittura creativa; recensisco libri e intervisto scrittori; curo l'editing di saggi e romanzi; mi occupo di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia.

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