Arte e Fotografia

Mika Rottenberg e le contraddizioni del contemporaneo

Prima personale italiana per Mika Rottenberg al MAMbo di Bologn: undici opere, tra installazioni e video, un caledoscopico e ironico viaggio nelle contraddizioni del contermporaneo con uno stile tagliente e visionario. Il mondo del lavoro, la globalizzazione, il valore e il prezzo delle merci, il riscaldamento globale, le questioni razziali, vengono frullate in una narrazione sopra le righe che diverte ma al contempo corrode.

La parte maggiormente coinvolgente è senza dubbio la serie di video (dai 3 ai 28 minuti) che inchiodano lo spettatore in un vero e proprio tour nell’immaginario dell’artista argentina. Ristoranti cinesi al confine tra USA e Messico, capannoni di selezionamento di perle, tunnel, stanze misteriose dove bolle di sapone dalle strutture articolate fluttuano ed esplodono in coreografiche frattali di fumo.

Mika Rottenberg, Bowls Balls Souls Holes (AC and Plant), 2014

I temi socio-politici vengono affrontati attraverso posizioni diagonali, mai banali o dirette. Venditrici ambulanti con tanto di carrellino sbucano dal nulla vicino al muro tanto caro a Trump. Personaggi improbabili si agitano dentro piatti tipici cinesi. Sagome di animali di dipinti orientali vomitano e defecano. E i nasi sempre in preda a tormente di raffreddori esplodono in starnuti che producono conigli e bistecche, talvolta anche lampadine.

Mika Rottenberg, Untitled Ceiling Projection (video still), 2018

La lampadina è un leitmotiv. Illumina i cunicoli, pende da ogni sorta di soffitto colorato, viene distrutta in fantasmagorie di frantumi da un incessante lavorio. Un oggetto archetipico. L’idea, la scintilla, il fuoco, il linguaggio. In effetti tutto il lavoro della Rottenberg è incentrato sul linguaggio del corpo in relazione con l’ambiente. Esterno o interno, l’ambiente è sempre strabordante di oggetti oppure vuoto e desertico. Due eccessi che si compensano e che danno un senso di vertigine in queste vere e proprie catene di montaggio visivo.

Mika Rottenberg, Tropical Breeze, 2004

In conclusione ci si può rinfrescare tra cumuli di scatole e scatoloni, con una san salvietta Tropical Breeze imbevuta di autentico sudore mulatto.

Fabrizio Ajello 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.