Arte e Fotografia

Miart 2019 | Cosa ci ha convinto

185 gallerie, 4 giorni di fiera, 6 premi, talk e fondi di acquisizione, curatori, direttori di musei, designer, artisti e scrittori provenienti da 18 paesi: i numeri dell’edizione 2019 di Miart fanno ben sperare e, a fiera quasi conclusa, ecco cosa ci ha convinto di più. Una manifestazione in salita, nel panorama nazionale e non solo…

ALLESTIMENTI E GRAFICA Facilità di fruizione, corridoi spaziosi, ampi e ben disposti. Grafica minimal, efficace, per lasciare spazio alla densa creatività che le gallerie propongono.  Categorie ben evidenziate all’interno del padiglione: Established arte moderna e contemporanea; Contemporary e Masters. Generations, dialoghi tra artisti di generazioni diverse; Decades, percorso che attraversa il Ventesimo secolo in una scansione per decenni; Emergent, artisti emergenti On Demand opere che vivono della relazione con il contesto, con il pubblico e con l’acquirente; e Object sezione dedicata all’incontro tra arte e design.

UNA “NUOVA” FIERA ITALIANA, E NON SOLO. L’alta qualità dei profili delle gallerie partecipanti e quella, altresì alta, dei lavori esposti, ha quest’anno più che mai decretato lo stacco di Miart dalle fiere di mediocre qualità su territorio nazionale, strizzando maggiormente l’occhio a fiere come Artissima, FIAC e Frieze, per dirne qualcuna.

UNA MANIFESTAZIONE VERAMENTE INTERNAZIONALE 70 gallerie da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Messico, Perù, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Stati Uniti, Sud Africa, Svizzera, Turchia e Ungheria. Svizzera, Belgio e Francia nella top three. La presenza di gallerie estere, quest’anno particolarmente sensibile, non fa solo “colore” ma significa scambi, nuovi contatti e soprattutto collezionismo trasversale.

Galleria Hauser and Wirth

BUON AFFLUSSO DI PUBBLICO Pollice in su anche per quanto riguarda gli accessi alla fiera, che quest’anno hanno registrato un grande successo di pubblico, non solo di addetti al settore, bensì anche di appassionati, curiosi. 

STAND MERITEVOLI Per una fiera d’arte istituzionale, cadere nel dejà vu è un rischio purtroppo ricorrente. Ci sentiamo però di “salvare” questa edizione di Miart dal novero della ripetitività grazie a una varietà di stand con opere di interesse, capaci di rendere la manifestazione varia e appetibile per ogni palato, con un mix equilibrato dei vari linguaggi artistici. A noi hanno particolarmente colpito: Massimo De Carlo, Otto Zoo, Hauser & Wirth, Office Baroque, Deweer Gallery, Prometeo Gallery, Kalfayans Gallery, Katsumi Nakai-Ronchini, Lia Rumma, Studio Trisorio, Galleria Poggiali, Galleria Il Ponte.

QUALCHE NOTA DI MERITO Strappo alla regola di Serena Vestrucci per la Galleria Otto Zoo di Milano ci ha piacevolmente colpito: un’installazione realizzata tagliando e ricucendo 300 bandiere europee ricreando cosi un immenso cielo stellato. Quelle stelle simbolo di un’Europa  che si volge verso il futuro, in un’epoca dove l’arte può essere veicolo di valori comunitari importanti.

Otto Zoo

Rob Pruitt espone un solo show tutto dorato per la Galleria Massimo De Carlo: un progetto site-specific creato per Miart, con cuori  bianchi e dorati con immagini di panda, un’immagine cara all’artista e simbolo di pace e amore. Sedie dorate circondano un tavolo ampio, creato anch’esso dall’artista come oggetto di arte e design. 

Massimo De Carlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra le molte scoperte e riscoperte, anche autori italiani di grande prestanza, maestri indiscussi del sapere dell’arte, come Eliseo Mattiacci (di cui la Galleria Poggiali espone un’enorme scultura) e Paolo Icaro, presentato dalla Galleria Il Ponte.

Eva Pugina e Serena Vanzaghi 

 

About the author

Eva Pugina

La passione per l’Arte l’ha accompagnata durante i suoi anni di formazione, a Firenze e a Parigi. Dopo gli studi in Storia dell’arte, la scelta di un master, a Milano, che le fornisse gli strumenti per la progettazione culturale è stata una scelta naturale. Collabora stabilmente con Studio Festi, a Varese.