Arte e Fotografia

Matera Alberga | Intervista al curatore Francesco Cascino

Abbiamo incontrato Francesco Cascino, curatore del progetto Matera Alberga che inaugura il 22 dicembre a Matera con l’intervento di Alfredo Pirri a Corte San Pietro. Sei alberghi della città che riproducono i vecchi Vicinati dei Sassi diventano luoghi di accoglienza ed esperienza creativa, spazi di produzione culturale, luoghi di scambio tra abitanti e viaggiatori, di condivisione sociale e culturale. L’installazione di Pirri apre il percorso che coinvolgerà fino ad aprile 2019 altri 5 importanti artisti con altrettante aperture e opere permanenti.

Intervista a cura di Fabrizio Ajello

Partirei dalle tre parole chiave: accoglienza, convivenza, incontro, che oltre ad essere attuali impongono una seria riflessione sul nostro futuro, sia come cittadini, sia come esseri umani. Potresti approfondire questi valori fondanti del progetto Matera Alberga.

L’accoglienza è un tema tornato di grande attualità e, per come la vediamo noi, è necessario affrontarlo con i dispositivi relazionali dell’arte che lasciano tracce profonde nell’immaginario e nell’inconscio collettivo. Visto che ciclicamente i poteri reazionari impongono la restaurazione dei privilegi di caste e classi che ancora pretendono di vivere nel lusso mentre ci sono persone che muoiono di fame e non accedono a nessuna forma di evoluzione, detto senza retorica, e visto che filosofi e letterati non riescono a penetrare nella coscienza dell’Uomo in maniera diffusa, abbiamo scelto di farlo con l’unica cosa che ha segnato la strada dell’evoluzione e richiama alla mente le informazioni vitali attraverso forme e immagini intelligenti, da sempre. La convivenza perché anche questo è un tema fondamentale: l’architettura autoreferenziale ha aggiornato lo stile ma riportato l’Uomo ad appartarsi, mentre i Vicinati dei Sassi, millenari luoghi di scambio e vita in comune, sono l’esempio visibile di come una città alveare possa accogliere e generare convivenza senza neanche un giorno di guerra in 6mila anni di vita. L’incontro è l’elemento che produce crescita: le opere d’arte installate negli hotel dove i Vicinati sono stati rigenerati porteranno, nei nostri auspici, materani e viaggiatori ad incontrarsi davanti ad esse e finalmente a conoscersi in profondità. Questo, da sempre, genera scambio reale e quindi opportunità di sviluppo e confronto tra investitori e imprenditori locali e provenienti da tutto il mondo.

Alfredo Pirri a Corte San Pietro, Matera

Come è avvenuta la selezione degli artisti che parteciperanno al progetto? Quali sono state le caratteristiche e le qualità specifiche che hanno dettato la scelta dei nomi da coinvolgere?

Siamo partiti nel 2013. Eravamo in visita di piacere a Matera, dove sono nato, con Alfredo Pirri, provenienti da Roma dove viviamo entrambi. Ospiti di Corte San Pietro, il primo degli hotel del progetto Matera Alberga, una sera a cena con i proprietari Marisa e Fernando siamo stati colti da improvvisa ispirazione. Fernando voleva introdurre arte nel loro hotel, noi volevamo che l’arte facesse emergere le identità sopite legate appunto a tre valori fondanti che abbiamo indicato. Era un comune sentire che ha preso forma quando poi ho chiamato gli altri artisti, tutti ovviamente legati alla pratica dell’emersione di valenze nascoste attraverso dispositivi ambientali di relazione e partecipazione, che hanno accettato di buon grado questa sfida durata 5 anni.

L’albergo è una sorta di non luogo d’elezione: lo spazio di transito per eccellenza, ma allo stesso tempo può trasformarsi in un universo di potenti emozioni e memorie preziose. Da dove proviene l’idea di invitare gli artisti a lavorare proprio in questi spazi?

Proprio perché è percepito come luogo di transito e invece per noi è luogo di esperienza, sperimentazione di nuove relazioni, contesto di studio e comprensione di fenomeni complessi, nel caso degli alberghi materani questi luoghi diventano il simbolo stesso delle identità cittadine millenarie. Come ho già detto, solo l’arte può scoprire e fermare per sempre questi valori invisibili che però sono quelli che ci tengono in vita: amore, aggregazione, riconoscimento del ruolo sociale. Incontrarsi in un luogo come questo e davanti a un’opera che ci mette davanti la nostra responsabilità di esseri nomadi ma, allo stesso tempo, bisognosi di tribù e famiglie allargate, diventa un momento di sintesi che vorremmo esportare in tutto il mondo.

Il progetto ha un forte carattere relazionale, ma quanto può incidere oggi un’arte partecipata sul tessuto urbano, sulle comunità e sul singolo?

Nel 1952 la Legge De Gasperi portò 5400 famiglie fuori dai Sassi, la vergogna d’Italia, perché la politica fu incapace di essere resiliente, cioè di comprendere che quel degrado era solo architettonico ma non antropologico. Invece di aiutarli a rigenerare i Sassi e con loro il modello abitativo, il potere preferì costruire villaggi rurali e quartieri in periferia. I quartieri furono progettati da grandi architetti, da Carlo Aymonino a Giancarlo De Carlo fino a Ludovico Quaroni con il supporto della Fondazione Olivetti. Quei quartieri sono ancora oggi vivi e vitali perchè costruiti secondo le regole dell’arte, quelle stesse regole che inconsciamente furono usate dai primi costruttori dei Sassi. L’arte è una pratica di comprensione della realtà necessaria, non uno strumento di abbellimento. Semmai invece scopre i difetti e trova le soluzioni. Abbiamo deciso di usare pratiche relazionali e partecipative per questo: gli artisti dovrebbero tornare a monte di tutti i processi, a cominciare da quelli urbanistici, per produrre felicità e sviluppo.

Infine, una riflessione su Matera: qual è il suo stato di salute ad oggi e cosa possiamo immaginare per il futuro di una delle più affascinanti città d’Europa?

Al momento è difficile rispondere. Intanto esiste il forte rischio di gentrificazione eccessiva come per Venezia, Roma o Firenze. Sassi svuotati di persone abitanti non sono attrattivi per il turismo intelligente, e se muore quello muore la città. Poi un dossier di candidatura tutto legato al design non risponde alle radici della città ma potrebbe anche funzionare se i social designer si facessero guidare dagli artisti, come è avvenuto nella Ruhr o a Lipsia o a Miami o a New York dove l’arte ha prodotto rigenerazione umana prima e urbana poi decuplicando posti di lavoro, investimenti, redditi e redditività, imprese e, soprattutto, armonie, che è il vero obiettivo di Matera Alberga. Spero solo che i vari ego facciamo sistema creando un egosistema virtuoso. Dove alberga armonia, come nei vecchi Sassi di Matera e nei suoi hotel, viaggiano le idee e si incontrano le anime salve.

Corte San Pietro, Matera

*** Matera Alberga è un progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 prodotto da Fondazione Matera-Basilicata 2019, ideato e curato da Francesco Cascino, Fondatore e Direttore artistico di Arteprima, in collaborazione con Christian Caliandro; in partnership con CAM, Consorzio albergatori materani, e con il sostegno della Fondazione Carical.

Fabrizio Ajello 

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.