Arte e Fotografia

Mario Schifano colpisce ancora. A Firenze

Nell’immaginario collettivo, Mario Schifano resterà sempre l’incarnazione perfetta della concezione romantica che vede nell’artista genio e sregolatezza. Oltre la fama, però, spenti i flash delle cronache mondane, c’è un pittore ancora tutto da scoprire, che amava citare una frase dell’artista britannico Lucian Freud: the man is nothing, the work is everything. La mostra allestita alla Galleria Bagnai propone una bella rivisitazione dell’opera di questo importante artista italiano.

Schifano 1

Dopo la mostra sul tedesco Günther Uecker, uno dei fondatori del Gruppo Zero (Wendorf, Germania, 1939), la Galleria Bagnai di Firenze continua il ciclo intitolato Orizzonte Nr. 2, con la personale su Mario Schifano.

Il ciclo espositivo, curato dal critico di origine ungherese Lorand Hegyi attualmente direttore del Museo di Saint-Étienne in Francia, si prefigge di portare all’attenzione del pubblico alcune grandi figure della storia dell’arte degli ultimi decenni, che possano ancora essere un punto di riferimento per l’arte delle nuove generazioni. La mostra realizzata nel nuovo spazio della galleria, nasce dalla passione del gallerista fiorentino Alessandro Bagnai, che espone per questa occasione una selezione di opere tutte provenienti dalla sua collezione personale, che rappresentano i vari momenti storici dell’artista. Non solo i primi anni ‘60, considerati gli anni più importanti della produzione artistica di Schifano scomparso nel 1998, ma sono esposti anche i successivi periodi, gli anni ’70, ’80 e ’90, ponendo l’accento sulla sua straordinaria capacità di essere un pittore in continuo rinnovamento, da non poter essere così facilmente classificato in uno solo dei suoi numerosi periodi. La mostra però non vuole ripercorrere la sua carriera, caratterizzata da un complesso e personalissimo sentire artistico, ma intende evidenziare in maniera completa ed esaustiva attraverso delle opere scelte alcuni passaggi fondamentali della sua opera. Le opere scelte sono parti di una «produzione multiforme, gigantesca e assai singolare», spiega Lorand Hegyi nel saggio in catalogo, in cui l’autore seppe coniugare «la tradizione pittorica italiana per eccellenza con le molteplici esperienze artistiche del Dopoguerra».

Schifano 7

Schifano, nato in Libia nel 1934 ma cresciuto a Roma, è stato senza dubbio uno degli artisti italiani più prolifici e amati del XX secolo, ma paradossalmente è anche uno dei meno conosciuti. E’ stato un artista classificato spesso come maledetto, per via delle sue particolari frequentazioni e per l’uso frequente di droghe, tanto che nell’immaginario collettivo resterà sempre l’incarnazione perfetta della concezione romantica che vede nell’artista genio e sregolatezza. Oltre la fama, però, spenti i flash delle cronache mondane, c’è un pittore ancora tutto da scoprire, che amava citare una frase del pittore britannico Lucian Freud: the man is nothing, the work is everything.

Un personaggio quindi ormai entrato nella leggenda, che questa mostra intende rivisitare e approfondire attraverso l’analisi di opere comprese tra gli anni Sessanta, quando l’artista si confrontava con la Pop Art, il Nouveau Realisme e la Figuration Narrative, vedi Grande bianco del 1961, Indicazione 1963 o il notissimo Futurismo rivisitato a colori del 1966, fino agli anni Ottanta, con il bellissimo Paesaggio in Australia o Geometrico del 1984, il periodo in cui Schifano più si confrontava alla pittura, distinguendosi rispetto alle forme più impersonali e meccaniche di quegli anni.

Cecilia Barbieri

Firenze, Galleria Bagnai, Mario Schifano – Orizzonte n°2, dal 28.02.2015 al 18.04.2015 

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About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.

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