Arte e Fotografia

M9, museo interattivo tra futuro e passato

Il passato non è mai stato così giocoso e avveniristico. Questo potrebbe essere lo slogan perfetto per invogliare i futuri visitatori del distretto museale M9 di Mestre, inaugurato il 1 dicembre 2018. L’intera area in effetti comprende sette edifici, un ex convento del XVI secolo con annesso cortile al coperto, auditorium, mediateca, collegamenti pedonali e diverse attività commerciali, ristoranti e come si evince dal comunicato stampa: “una scala scenografica che attrae il pubblico nel mondo delle mostre”. Sicuramente il cuore pulsante di questo vero e proprio distretto polivalente è il Museo multimediale sulla storia italiana del XX secolo. Si tratta di un edificio di tre piani di più di 4.000 mq, realizzato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton. Nei primi due piani della struttura centrale viene affrontata in aree tematiche la complessità del cosìddetto secolo breve, mentre il terzo piano sarà esclusivamente dedicato a mostre temporanee di arte, fotografia, design e tecnologia.

Demografia e strutture sociali; Consumi, costumi e stili di vita; Scienza, tecnologia e innovazione; Economia, lavoro, produzione e benessere; Paesaggi e insediamenti urbani; Lo Stato, le istituzioni, la politica; Educazione, formazione e informazione; Cosa ci fa sentire italiani. Ecco le tematiche/sezioni che vengono affrontate in chiave multimediale e ludico-didattica. Risulta evidente la mancanza nel comunicato stampa del riferimento alla religione cattolica, a cui è dedicato un’ampia interessante area al secondo piano. L’intera operazione comunque mira ad un forte irrigidimento identitario che tende a includere ma soprattutto ad escludere: più Mastroianni, meno Volontè, più Alberto Sordi, meno Carmelo Bene, più Modugno, meno Tenco, più Il Gattopardo, meno La grande abbuffata. Made in Italy, The italian way of life, Fare gli italiani, Per farci riconoscere, A proposito di noi, sono di fatto titoli che indicano palesemente un’insicurezza radicale che si riversa nel tentativo di ricompattarsi in stereotipi manipolati e disciplinanti, anche quando vengono ridotti a una delle tante sezioni dal titolo: luoghi comuni.

La visita sin da subito risulta quindi immersiva, coinvolgente e immateriale, o meglio il materiale di archivio viene rielaborato e riproposto in scenari installativi virtuali, in giochi interattivi, come ad esempio il gioco-periscopio trova l’intruso, per trovare nei paesaggi selezionati le costruzioni che avrebbero fatto scempio dei nostri territori, oppure la catena di montaggio interattiva in cui anche tu puoi provare a realizzare un automobile o immaginarti alle pesanti leve di una sezione metallurgica di un’industria novecentesca. Il risultato finale appare affascinante e titilla la curiosità di adulti e bambini che si lasciano coinvolgere in ambienti discoteche che ripropongono i mitici Ottanta accostati a rifugi antiareo con tanto di bombardamenti ed esplosioni realistiche da godersi anche distesi.

Se un museo deve essere esperienziale, sicuramente M9 si attesta come un esperimento riuscito e ben integrato all’interno del centro di Mestre, anche se qualcosa si è perso per strada nel tentare di coinvolgere i visitatori. Il Novecento, a dire il vero, è stato anche sangue e sudore, fatica e un certo tipo di tempo binario, fatto di lentezza e accelerazione. Sovrascrivere i propri tratti somatici alle foto d’epoca nell’ennesimo gioco multimediale, non riesce a trasmettere tutta la sfaccettata complessità che il secolo concluso da poco trascina con sé, al di là di ogni trovata elettronica che smantella il peso specifico delle “cose” e delle persone semplici e straordinarie in carne ed ossa che ci hanno permesso di essere ciò che siamo oggi, con tanto di pregi e difetti.

Il nazional popolare non è mai stato così fragile.

Fabrizio Ajello

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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