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L’uomo nero/ Dinamiche dell’immaginario #4 – Memento mori in motu

Everything is broken up and dances
Jim Morrison

L’eterno è una pia illusione. O meglio. L’eterno è (potrebbe essere) noia come tutto il resto. Allora perchè non partire dalla “fine”, dal memento mori per eccellenza: la danza macabra. Rigor mortis in opposizione al movimento che certifica lo stato di vitalità. Tutt’altro. Movimento e rigidità convivono nell’immagine, anzi sono alla radice del concetto di immagine. La morte essendo bifronte apre la questione dell’ambiguità della separazione, ma al tempo stesso dell’eternizzazione del percorso umano. In Grecia questo duplice aspetto era più che evidente.

Transi de René de Chalon

L’eroe conseguiva una morte fatale che lo rendeva eterno, ma ciò non mitigava l’orrore terrificante del trapasso. L’essenza del corpo si sdoppia. Kolossos, sema, stele, nell’ambito dell’ultimo respiro/sguardo le loro funzioni convergono nell’assenza della presenza e nella presenza dell’assenza. “Alla morte dunque –  si sfugge con la morte stessa…” come affermava Jean-Pierre Vernant nel suo saggio La morte negli occhi. Apparire in fin dei conti, è eidolon, doppio ed infine imago, maschera funebre. Il cerchio si chiude anche se le immagini, sempre e comunque spingono a un’azione, ad una reazione.

Alcuni gesti dei balli interpretati dai personaggi di Fortnite

Lo svincolarsi dal peso della carne, come atto liberatorio, connette il morire al danzare.  Fermo immagine/corpo in azione. Nel videogioco Fortnite (più o meno 40 milioni di persone in tutto il mondo giocano connesse sull’intero pianeta) l’uccisione di un nemico viene festeggiata con un ballo caratterizzante ogni singolo personaggio. Il fine ultimo di questo free-to-play-tutti-contro-tutti è rimanere soli, dopo aver fatto piazza pulita di tutti gli altri concorrenti. Trionfo della morte + danza macabra  sono pertanto il binomio vincente in un ambiente virtuale che, dopo aver ospitato un concerto da più o meno 10 milioni di utenti, potrebbe anche sviluppare un partito politico o perchè no una nuova religione.

Puoi ballar,
puoi ballar con chi vuoi
che tanto tu non mi scorderai.
E riderai, però sai, una spina in cuore
questa sera avrai.
Ricorda
che se vuoi
tu potrai tornare a sorridere.
Uh Uh, amore,
lascia l’ultimo ballo per me.
Ed io lo so
che la musica
non asciugherà le tue lacrime.
E ballerai e poi capirai
che quel che fai è inutile.
Ricorda
che se vuoi
tu potrai tornare a sorridere.
Eh Eh, amore,
lascia l’ultimo ballo per me.

The Rokes

“Ma, a questo punto, voi mi chiederete: “D’accordo, ma che cosa succede quando si muore?”.
Niente.
“Niente? Com’è possibile che non succeda niente, se prima ci siamo e dopo non ci siamo?”
Le cose non stanno esattamente così. Nè prima ci siamo nè dopo non ci siamo.” Scrive così Antonio Moresco nel suo capolavoro Gli increati. Lo scorrere del tempo, non può non essere il protagonista di mutamenti e trasformazioni profonde a cui tutti siamo soggetti. Anche se il fulcro di processione è proprio il punto di contatto, nel quale non c’è un prima e non ancora un dopo. Chiudiamo almeno per un attimo gli occhi e lasciamoci trasportare dalla danza. Il primo e l’ultimo passo. L’ebrezza che libera la terra corrotta che ci pare abbandonata come un grembo materno ormai inutile. Vivi e morti convivono nel piano dell’immagine estrema. Uno stratagemma. Cangianze. Giallo e rosso. Tra diavoli danzanti la morte stessa invita tutti a danzare in uno dei tanti riti pasquali in Sicilia. Colore della vitalità, del sole, ma connesso anche alla sessualità e alla gelosia e all’infamia. Da Giuda alla stella che designava gli ebrei ed ancora le porte delle case dei falsari imbrattate di giallo per segnalarne la presenza. Ma vengono alla mente anche le fiammate gialle dei dipinti di Van Gogh o la maglia gialla del ciclismo. Insomma la non più Nera Signora gialla è una maestra di movimento, ritmo, posizione, follia, memoria e soprattutto di passi che conducono in un altrove che mescola vero e falso senza lasciare scampo. 

Balli per invocare le forze della natura nel Benin, 2014

Nel Vodun, vita, morte, possessione, danza, estasi, rito e socializzazione si fondono in un momento cruciale che racchiude, ma al tempo stesso sprigiona materiale e immateriale, azione e fissità, rigore e spasmo, divino e animale, religione e Stato, chaos e ordine, potere e libertà. In un tempo sospeso che ricorda le anime purganti partenopee, che zompano da dentro al fuoco, lo stato di alterazione che rimette tutto in discussione cauterizza lo spavento dell’invisibile, dell’innominabile. Doppio è il passo, il movimento parte da un raddoppio, da un alterità che trascina. La danza è da sempre connessa al rituale, al risveglio, al richiamo, all’attivazione e alla liberazione. Vincolante il nostro stare coi piedi per terra, articola il nostro peso per modellarne ogni forma. Duplice sistema di trauma, azione purificatrice, che confonde, umilia, innalza, maciulla…Mortificare: 1. a. ant. Ridurre un organismo, animale o vegetale, in uno stato simile alla morte; togliere il vigore vitale. b. In medicina, alterare morfologicamente e strutturalmente tessuti organici per effetto di azione traumatica. c. non com. Nell’arte culinaria, m. le carni, farle frollare. 2. Reprimere lo stimolo dei sensi e i desideri che ne derivano mediante penitenze corporali e spirituali, soprattutto come pratica ascetica. 3. Nell’uso com., rattristare con parole, rimproveri o atti che facciano sentire insieme confusione e vergogna; umiliare… ( da dizionario TRECCANI). 

Due momenti del film Redoubt di Matthew Barney, 2019

Il lavoro di Matthew Barney ad esempio, è incentrato proprio sulla tensione che vige tra rigidità e moviemento, vita e morte, sacro e profano. Sin dai primi lavori la costrizione e la liberazione sono protagoniste. Superare la staticità in meccaniche di produzione di gesti e passi risulta come costante nella ricerca dell’artista statunitense. Atletico ed estroverso, quanto intimo e introverso lo spostarsi si fa rito incantevole. D’altronde “danzare, è alterare il vuoto”, come affermava Benameur. Vuoti e pieni compongono la trama universale che intrisa di epica individuale, conferma un riverbero della grecità in tutta la sua tragicità olimpica. Ad esempio The Cremaster Cycle consta di 5 capitoli e 5 erano le discipline delle Olimpiadi di Atene, così come le partiture della tragedia classica. Tanto complessa risulta la cultura greca, quanto articolate sono le più recenti imprese artistiche, perchè di questo si tratta in effetti, di Barney e tra i temi onnipresenti oltre al movimento, non possiamo non considerare la morte nelle sue plurime incarnazioni visive. Morte che ha le sue radici etimologiche nel sanscrito mar-, da cui marasma, ossia disordine, crisi, decadenza. Non a caso, proprio durante alcuni periodi del Medioevo, come ad esempio nell’ambito della grande peste del  1348, venivano realizzati dipinti e affreschi, raffiguranti trionfi della morte e/o danze macabre, ma era anche usanza danzare intorno al fuoco la  farandola o ronda. Questa danza, connessa ai riti agrari, era cadenzata da un passo saltellato con cambi di direzione determinati dal capo fila. Danza macabra per eccellenza, questa danza del labirinto, si ritrova presso la società minoica del 1400 a.C. e viene descritta da Omero nello scudo di Achille. Nietzsche d’altro canto affermava drasticamente: “tra santi e prostitute, tra Dio e mondo, la danza!”.

Particolare del fregio pittorico della c.d. Tomba delle Danzatrici, da Ruvo di Puglia(Bari), V sec. a.C. – Napoli, Museo Archeologico Nazionale

 In copertina – U ballu di diavuli e la morte a Prizzi (Palermo), 2015 – Foto di Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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