MEME TOPICS

L’uomo nero | Dinamiche dell’immaginario #2 – ULTRA-CORPI

Secondo appuntamento con L’uomo nero, la rubrica dedicata alle frequenze e agli immaginari del contemporaneo. Fuoco d’indagine di questa puntata è il concetto di ultra-corpi, carne oltre la vita e la morte, in un’analisi trasversale che parte da Giuseppe Mazzini per arrivare a Rudolf Schwartzkogler, passando per Cristiano Ronaldo, la mummia conosciuta come El Negro e oltre ancora.

Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre
e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi
Giovanni apostolo ed evangelista

Domenica 10 marzo 1872: siamo in casa Rosselli a Pisa al capezzale del Sig. John Brown. L’uomo illustre che da lì a poche ore sarebbe stato cangiato in pietra e reso immortale cadavere, come riportato da Carlo Dossi nel suo Note azzurre, in realtà non è il Sig. John Brown, bensì un certo Giuseppe Mazzini. L’instancabile agitatore genovese in perenne fuga, tramutato in pietra dallo scienziato Paolo Gorini, quasi per contrappasso, non sarebbe stato mai più altro che se stesso. Monumento egli stesso di un’intera epoca. Una reliquia assoluta. La pietra a salvaguardia di un’ideologia, l’ordine definitivo nel corpo del rivoluzionario spinge l’organismo tutto da carne in trasformazione in carne rappresentativa. Disciplinati nel rigor mortis perenne, si può vivere solo al di là – o al di qua della vita, per dirla con Agamben.

Il corpo di Mazzini a poche ore dalla morte

Dal morto vivente al vivente mortificato il passo è breve. L’ipertrofia del muscolo da bambolotto nell’odierno selvaggio compra-vendi s’impone in tutta la sua ambigua rotondità, lontana anni luce dalla prestanza atletica, ma declassata a merce. Il manichino da vetrina è in balia del prodotto animato, in un’impressionante plastificazione del senso dello stare al mondo. La posa in questione declassa la raffigurazione prepotente a ridicola eufemizzazione da ritocco. Non siamo nuovi alla plastica, senza ombra di dubbio, ma in questo caso si possono riconoscere in tutte le loro dinamiche le tecniche di controllo, deviazione e impoverimento della nostra epoca. Un senso di crudeltà sembra serpeggiare in questa visione solitaria e smaccatamente individualistica.
“Verrà presto il giorno in cui gli attori crederanno che le loro maschere e i loro costumi siano essi stessi.” Epitteto (Diss. I, XXIX, 41).

Il poster della campagna pubblicitaria Yamamay

CR7 è in effetti il prototipo del supereroe contemporaneo. Il feticcio di una società che rotola dietro un pallone e si sperde in un’estetica che dovrebbe assicurare valori che suonano vuoti. Il maschio alfa viene esposto, ma risulta un trofeo e in tal senso rimanda alla mente la mummia africana nota come El Negro, prelevata in gran fretta da un museo spagnolo in cui era esposta per essere seppellita nel 2000 in Botswana, a centinaia di chilometri di distanza dal suo reale paese di origine. La storia di questo essere umano di Tulbhag in sud Africa è singolare. Frank Westerman la rivela in uno strepitoso libro dal titolo El Negro e io, spingendoci ad una riflessione profonda sul colonialismo e soprattutto sulle nostre dinamiche percettive che tradiscono il nostro pensiero su razza e identità. 

El Negro

Ogni uomo è già tutto l’uomo, afferma Augé. L’essere umano viceversa qui è corpo al di là della sua volontà. Nella sua nuova veste/funzione si trasforma in oggetto culturale. La significazione ultima è spostata in uno spazio esterno, in un ambito culturale che rivela l’utilizza del corpo come veicolo di valori, deposito di tradizioni, dispositivo di potere. Tutti vogliono possedere la fine del mondo, scriveva Don DeLillo nel capolavoro Zero K, che indaga proprio la vita dopo la morte, la vita nella morte e la vita al di là della morte. “Congelando” gli esseri umani si può restare nel tempo, evitando l’invecchiamento e la morte? Carne ibernata. Ghiaccioli umani. Un temporaneo svincolarsi dall’organico. La stessa liberazione dal corpo paradossalmente talvolta immerge ancor di più lo stesso in un terreno identitario e culturale che ne determina una simbologia opposta, in negativo, ma non meno potente.

Rudolf Schwarzkogler’s action (the motif of lying down)

Rudolf Schwartzkogler ad esempio, si spingeva ad una martirizzazione estrema, in cui il suo corpo diveniva campo di battaglia, quanto simulacro della violenza dei suoi tempi. Una forma di iconoclastia estrema sul proprio supporto fisico, per mettersi in gioco in prima persona. L’oltraggio è richiesta di attenzione, invocazione ma soprattutto profezia. Negli anni ’60 del Novecento l’artista agisce su di sé in spazi chiusi, gelidi nella loro estetica ospedaliera, senza pubblico, trasformandosi nello stesso tempo in aguzzino e spettatore. Il corpo martoriato, violentato, torturato sarà una delle icone più rappresentative della tragica Storia recente. Schwartkogler incarna, è proprio il caso di dire, le meccaniche del potere, divenendo strumento di controllo e oggetto controllato nella solitudine assordante della prigione organica dello stare al mondo in carne e ossa.

Fabrizio Ajello

In copertina: Essi Vivono – John Carpenter

About the author

Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha collaborato in passato attivamente con le riviste Music Line e Succoacido.net.
Dal 2005 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole.
Nel 2008 fonda, insieme all'artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche.
Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e preso parte a diversi eventi quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia.
Insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi