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Luigi Ghirri e la virtù delle forme semplici

Un omaggio alla fotografia intimista di Luigi Ghirri e alla sua capacità di rendere epica la banalità del quotidiano.

Luigi Ghirri nasce in provincia di Reggio Emilia, nell’inverno del 1943. Complice l’infinita pianura nebbiosa del suo paese natio, che così tanto rassomiglia all’arcano animo umano, e quelle sue forme così misteriose, Ghirri sente sin da subito l’esigenza di ricercare in quei “suoi” paesaggi la risposta al nebuloso spirito umano e dedicarsi così all’arte della fotografia.

Per Ghirri il paesaggio, proprio come i profili del volto umano, necessita di luce per potersi rivelare e trarre al massimo la virtù delle sue stesse forme, così semplici e al contempo affascinanti. Ed è per questo che spesso Ghirri prediligeva immortalare i suoi scenari durante le prime luci dell’alba, piantando il suo treppiedi proprio come avrebbe fatto un vero impressionista, fase in cui, ogni giorno, si inscenava una vera e propria trasformazione sotto ai suoi occhi. Qualsiasi cosa avrebbe potuto destare la sua attenzione, da un cancello aperto verso il nulla sotto una coltre di fitta nebbia a una spiaggia infinita tinta di colori pastello. Da un distributore di benzina e la sua ambiguità contemporanea fino a un cielo plumbeo dove i profili delle nuvole lasciano trasparire una fioca luce solare.

 

Ghirri passa dall’immagine naturale a quella artificiale, dal’immaginario del consumo all’immagine conservatrice. Un luogo per Ghirri non è mai comune, anche se potrebbe apparentemente sembrarlo, tutto sta nel guardarsi attorno come se fosse la prima volta, e riuscirsi a stupire ogni giorno delle cose viste da sempre. Alla soglia dei 30 anni, Luigi Ghirri era già divenuto un maestro, ma non impartiva lezioni su “cosa guardare”, piuttosto insegnava “come guardare”. Durante gli anni ’80, Ghirri rivoluzionò il concetto di mostra, chiamando a sé 19 artisti fotografici per mettere in atto una grande campagna.

Il risultato fu, per la prima volta, una mostra senza cartoline o monumenti, solo una sconfinata passione per il mondo così come è, nella sua nudità, con i nostri paesaggi di ogni giorno, da Cesena a Orbetello, dalle Dolomiti alla Pianura Padana. Ghirri ci lascia nel febbraio del 1992 dopo averci donato la consapevolezza di quanto la banalità del quotidiano possa rivelarsi epica, se lasciamo che i nostri occhi restino sempre quelli di un bambino pronto a stupirsi per la prima volta.

Vanessa Toma

 

About the author

Vanessa Toma

Appassionata di arte, cinema e messa in scena fin dalla tenera età. Si approccia alla vita teatrale entrando in contatto con maestri, quali Albertazzi. Capirà presto, di preferire la vita affascinata da spettatore a quella di protagonista