MEME MOODBOARD

Lo Sharing

La rivoluzione della condivisione: condivisione di post, di informazioni, di articoli, di musica, di cultura, di un progetto, di un programma, di una scrivania, di una macchina o di una bicicletta. In questo moodboard Memecult prova a classificare la diffusione dello sharing.

Ascoltiamo musica, probabilmente in streaming, leggiamo articoli che sono stati condivisi in rete e ne condividiamo altrettanti, sempre in streaming potremmo ritrovarci la sera a guardare un film o una serie tv. Se non abbiamo la macchina possiamo spostarci in città utilizzando il car-sharing, se vogliamo fare un viaggio possiamo condividerlo con qualcuno che fa il nostro stesso percorso (vedi BlaBlaCar e affini) e, una volta arrivati, cercare un alloggio da chi ne affitta uno extra per pochi giorni (vedi fenomeno Airbnb).

La maggior parte delle attività che svolgiamo ogni giorno con grande naturalezza si basa sul concetto di “sharing”. Un termine entrato a far parte delle nostre abitudini in modo capillare senza quasi rendercene conto. Il lato ancora più piacevole della cosa è come la filosofia che sta alla base sia diventata una naturale abitudine in grado di offrire e usufruire continuamente di beni materiali e immateriali: macchina, casa, libri, musica, film, conoscenza, progetti, informazioni, luoghi. Se proviamo a mettere insieme un moodboard dei suoi usi e significati, ormai difficilmente distinguibili, verrebbe fuori una classifica più o meno così:

  • Sharing culture, prima posto d’onore. La condivisione culturale conquista di diritto la pole position per la diffusione di informazioni e conoscenza, cosa resa democraticamente possibile grazie alla nascita di Internet. Pensiamo a Wikipedia, “enciclopedia online, libera, collaborativa e gratuita”, a Open Culturesolo un esempio dei tanti archivi on line di materiale video, audio e contenuti culturali che stanno nascendo negli ultimi tempi, agli archivi della memoria, (memorysharing, acquario della memoria, e molti altri) che con la digitalizzazione di foto, documenti e testimonianze danno spazio e trasmettono il patrimonio di memorie di una comunità a nuove generazioni .

  • Sharing, ossia libertà di programmare. Primo posto pari merito va alla libertà di controllare e programmare a partire dai software ed estesa poi a tutto il resto. La libera condivisione è la base filosofica e la struttura portante del software libero che Richard Stallman, padre del progetto GNU, ha fatto uscire dalle stanze del laboratorio di Intelligenza Artificiale dove inizialmente lavorava come programmatore, quando ancora l’espressione “software libero” non esisteva. La storia di come negli Anni Settanta si diffonde e si sviluppa l’idea di un programma che gli utenti possano controllare, modificare e nel caso distribuire è entusiasmante e se siete curiosi sull’argomento vi consiglio di vedere Revolution OS. Quello che mi piace sottolineare qui è la filosofia della libera condivisione alla base del Free/Libre and Open Source Software (FLOSS), diversa dal free-software o software gratuito, a sottolineare non la gratuità ma la libertà rintracciabile in quattro punti fondamentali per accedere, modificare e distribuire un programma invece che esserne controllati. La condivisione in questo senso diventa utile a un miglioramento dell’intera comunità. Sono moltissimi i programmi di questo tipo che usiamo normalmente senza ricordarci che rispondono proprio a questa linea: OpenOffice, Gimp per il fotoritocco, VLC come player, Audacity per la registrazione audio, Mozilla Firefox come browser, solo per citarne alcuni.

 

  • Sharing economy. L’anno 2015 che sta per chiudersi è stato l’anno della sharing economy ossia la redistribuzione e il riutilizzo di beni e servizi. Nel 2011 il Time aveva inserito questo concetto tra le dieci idee che avrebbero cambiato il mondo mentre l’economista Jeremy Rifkin in un’intervista la definisce “terza rivoluzione industriale”. È l’economia dello scambio che sembra sostituire quella della proprietà. Esempi ne abbiamo a non finire: Airbnb per la condivisione degli alloggi, servizi di carsharing come Car2go, Enjoy, Uber, Blablacar, Bikesharing, Frientofriendtravel in tema di viaggi. Realtà che stanno spopolando nonostante facciano storcere il naso alle vecchie lobby di settore, per due motivi principali: la limitazione degli sprechi e un vantaggioso rapporto tra convenienza e funzionalità.
    Nella sharing economy rientrano anche progetti condivisi su internet e realizzabili grazie al crowdfunding, il contributo di un insieme di persone (crowd) che crede in un progetto e decide di finanziarlo. A questo si affianca il crowdfunding civico che va in aiuto alle amministrazioni locali per la realizzazione di opere e progetti utili alla collettività.

  • Altra forma di condivisione collaborativa è il coworking. Affittando una scrivania si condivide un luogo di lavoro pur svolgendo attività diverse, col valore aggiunto di creare uno scambio di esperienze e conoscenze.

  • Al penultimo posto, la parte rilassante. Sharing come condivisione e streaming di file musicali – Spotify continua a registrare un aumento di iscritti – di film e serie tv. Per gli amanti della cucina la condivisione passa invece dall’home restaurant, un ristorante “fatto in casa”, a basso costo, aperto ad amici ed estranei, mentre gli appassionati di concerti possono assistere agli houseconcert, concerti in acustico o performance artistiche organizzati nell’appartamento di qualcuno, col vantaggio del prezzo e della familiarità del luogo (Sofar ne è un esempio).

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  • Per finire non poteva mancare il “tasto condividi”. È lui il potere e l’attrazione irrequieta per le nostre dita a contatto con pc, tablet, smartphone da quando il web si è evoluto a 2.0. Lo scambio continuo di informazioni, opinioni, aspetti di vita personale e non, attraverso blog e social stanno creando nuovi aspetti della socialità da tenere impegnati per un po’ sociologi e analisti del settore. Intanto sappiamo che da questi è nata una nuova categoria di contenuto, tecnicamente detta User Generated Content (UGC) dove l’utente non è più solo fruitore ma anche editore di contenuti che una volta condivisi possono diventare anche virali.

Lo sharing rappresenta un cambiamento, una sorta di rivoluzione della socialità, del modo di vivere la collettività. Si passa dal possedere al distribuire, collaborare, scambiare e diffondere. La condivisione è un nuovo mezzo a nostra disposizione e, come per tutti i mezzi, vale il conosciuto discorso sui fini.

Sandra Branca

About the author

Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
Prima scrivo, poi faccio anche altro.