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L’ignoto, la scienza e l’importanza del non sapere

La scienza in relazione alla cultura, alla filosofia, all’ignoto, alla (dis)informazione, alla tecnologia, alla comunicazione digitale e alle tecniche di manipolazione. Abbiamo colto l’occasione della X edizione del Festival delle Scienze di Roma per fare il punto della situazione.

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Ogni volta la stessa considerazione: “la gente non è interessata alla conoscenza“; “la cultura non fa audience“. Ma poi, al Festival delle Scienze di Roma *, non riesci ad entrare alla conferenza di D.J. Barrow su “Ciò che ancora non conosciamo” perché i biglietti sono esauriti da giorni. Ti fai domande amare sull’insipienza di chi governa l’offerta culturale, nel pubblico come nel privato, e ti dai tristi risposte.

Si parla del confine tra conoscibile e non conoscibile, di certezza ed incertezza, dell’infinitamente grande, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente profondo. Filosofia e scienze fisiche si intrecciano in modo inscindibile mentre cercano risposte alle grandi questioni poste dalle nuove scoperte, dai nuovi mezzi di informazione e di comunicazione, dai nuovi scenari politici, tecnologici, sociali, economici, che si sviluppano a grande velocità ed aprono ventagli di possibilità infinite e di timori giustificati.

Qual è il ruolo della filosofia oggi? Per secoli la filosofia ha interpretato se stessa come il tentativo di conoscere e leggere la realtà, indagando le cosiddette “cause ultime”. Questa idea ha subito un colpo durissimo quando le scienze fisiche indagando la struttura della materia hanno dimostrato che la conoscenza definitiva è semplicemente impossibile. Le scienze dell’io hanno aggiunto il loro carico alla percezione della nostra strutturale incertezza. Che cosa resta dunque della filosofia? Simon Critchley ha suggerito che essa possa rinunciare a costruire nuovi sistemi di riferimento e si possa invece concentrare sul compito cruciale di combattere i dogmatismi, favorendo invece la tolleranza e lo scambio di conoscenza e di esperienza. Nella sua appassionata relazione il filosofo inglese ha mostrato come il dogmatismo, cioè la pretesa di possedere la conoscenza ultima e “giusta”, sia la premessa per le più grandi tragedie, a partire dalle guerre di religione del passato fino alle azioni terroristiche dei nostri giorni, passando per Auschwitz. Eppure c’è un errore. Accettare l’impossibilità della conoscenza definitiva, combattere ogni integralismo, favorire il confronto è giusto, meritorio, perfino produttivo; tuttavia è una premessa di metodo, non un fine. Non può esistere scienza che non si ponga l’obiettivo di creare nuova conoscenza.

Lo statistico inglese David Hand ha proposto una riflessione sulla probabilità dell’improbabile, dimostrando come eventi del tutto improbabili in realtà avvengano continuamente. Hand ha spiegato questi avvenimenti con le cinque “leggi dell’improbabilità”. Con un’avvertenza: le cinque sentenze non vanno considerate isolatamente; è il loro agire simultaneo che spiega perché eventi improbabili si verifichino invece con una certa frequenza.

La prima legge è detta dell’inevitabilità: alcuni eventi devono verificarsi per forza. Ad esempio, se è vero che vincere alla lotteria è molto improbabile, è anche vero che un vincitore ci sarà certamente; allo stesso modo, per ogni fulmine c’è sempre qualche cosa che viene colpita. La seconda è la legge dei numeri veramente grandi: anche eventi molto improbabili possono verificarsi con una certa frequenza se le occasioni possibili sono moltissime. Ad esempio è stato calcolato che la probabilità di essere colpiti dal fulmine è molto bassa (1 su 300.000); tuttavia nel mondo ci sono 7 miliardi di persone e un numero incalcolabile di fulmini. La terza è la legge della selezione: tipica del comportamento umano, ci porta a selezionare gli eventi solo dopo che si sono verificati, un po’ come il tiratore che prima spara e poi disegna il bersaglio intorno ai segni dei proiettili. E’ una trappola in cui cadiamo spesso senza rendercene conto: ad esempio non è difficile trovare correlazioni sorprendenti tra eventi del passato se li si seleziona appositamente… La quarta legge è detta della leva della probabilità: le circostanze di un evento possono influenzarne la probabilità. Infine la quinta legge, detta del “quasi abbastanza”, si fonda sulla nostra attitudine a ricercare la regolarità e l’associazione, che ci induce a considerare uguali eventi che in realtà presentano differenze e a trovare quindi coincidenze anche dove non ci sono.  Dunque non esistono eventi improbabili? Al contrario, ma dato l’insieme degli eventi molto improbabili, c’è una probabilità relativamente alta che almeno qualcuno di essi si verifichi.

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Peter Ludlow  e Jeff Leek si sono soffermati su come la statistica possa mentire e su come l’informazione possa essere manipolata. La tematica punta al cuore del dibattito sulla cosiddetta informazione libera. Molti ritengono che internet sia un grande veicolo di democrazia perché consente la circolazione di grandi quantità di informazioni senza filtri e senza possibilità di controllo “esterno”. Ma è davvero così? E questo ci dà accesso ad una informazione di migliore qualità?

Come questi studiosi ci hanno mostrato, i numeri posso essere bugiardi. Il mondo è pieno di conclusioni sbagliate dovute ad errori nel trattamento dei dati. Per inciso, chi voglia farsi un giro tra correlazioni impossibili può dare un’occhiata a http://www.tylervigen.com/. Ma i dati possono anche essere distorti volontariamente per rispondere ad uno scopo preciso. Gli studiosi hanno mostrato una serie di “confounders”, tecniche di manipolazione finalizzate a nascondere l’informazione vera e inviare messaggi fuorvianti: dati incompleti. Ludlow ha parlato di un altro genere di disinformazione finalizzata alla manipolazione del consenso, basato su raccolta di dossier, infiltrazione di persone amiche nelle organizzazioni concorrenti, diffusione di informazioni false sui social network tramite centinaia di profili “fake”, etc. Queste tecniche sono praticate sistematicamente da alcune organizzazioni (Private Intelligence Companies), per scopi di propaganda o anche per manipolare – in senso positivo o negativo – il consenso delle popolazioni nei confronti di governi stranieri.

Il Festival delle Scienze di Roma attesta dunque una volta in più la vivacità del dibattito su questi temi ed evidenzia quanto una fascia considerevole di persone desideri approfondirli ad ogni livello. Scienza, filosofia ed arte sono, come afferma Simon Critchley forme di sperimentazione alimentate dalla fantasia dell’uomo e tutte queste forme di sperimentazione sono fallibili, ma formano il miglior quadro che possiamo creare qui ed ora anche se non è comunque il quadro complessivo.

Ma non dobbiamo dimenticare che l’acquisizione di conoscenza chiede un’assunzione di responsabilità. Individuale e collettiva.

Patrizia Genovesi

* Il Festival delle Scienze di Roma si è svolto all’Auditorium Parco della Musica dal 22.01.2015 al 25.01.2015

Photo credits: Patrizia Genovesi

 

About the author

Patrizia Genovesi

Patrizia Genovesi è docente, fotografa e videoartista. Ha studiato Fotografia con autori come Leonard Freed, Richard Kalvar, Attar Abbas, Moises Saman; ha studiato Sceneggiatura cinematografica e regia teatrale con Mario Monicelli, Domenico Starnone e Renzo Casali. Impegnata nella produzione e nella didattica, è docente della Libera Università del Cinema di Roma e membro di Officine Fotografiche.

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