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Life on Tralfamadore | Realtà in quattro dimensioni da The Flat Massimo Carasi

Tralfamadore è il nome del pianeta immaginato dallo scrittore di science-fiction Kurt Vonnegut e vastamente descritto in molti dei suoi romanzi, tra i quali il più acclamato è “Mattatoio n. 5”.

Distante dalla terra miliardi di anni luce e munito di un’atmosfera letale per l’uomo, il corpo celeste è abitato da creature aliene che credono in una concezione circolare del tempo: cioè passato, presente e futuro esistono contemporaneamente. I Tralfamadoriani quindi hanno la possibilità di sperimentare la realtà in quattro dimensioni e sono in grado di vedere lungo la linea temporale dell’Universo.

Nella teoria della relatività, la quarta dimensione è riferita al tempo, componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale unificato in cui occorrono ed esistono tutti gli eventi del nostro universo.

Nel 1827 Möbius notò che l’esistenza di una quarta dimensione avrebbe permesso la trasformazione di un corpo tridimensionale nella sua immagine speculare attraverso una rotazione nella quarta dimensione.

Sali Muller (1981), artista Lussemburghese che spesso impiega specchi e superfici riflettenti, presenta in questa mostra una grande installazione e tre nuove composizioni tridimensionali capaci di generare nello spettatore lo spaesamento che il concetto di quarta dimensione, analogamente, spesso provoca.

Contrapposti ai piani cangianti di “Der Moment in dem sich alles dreht” (il momento in cui tutto gira) che ruotano nello spazio della galleria, alle pareti si alternano le opere “bidimensionali” di Daniel Mullen (Scozia 1985 ) e Paolo Cavinato (Italia 1975).  Entrambi gli artisti, pur con tecniche diversissime, rappresentano piani, superfici e linee che descrivono uno “Spazio Altro”, spaesato e spaesante, astratto e figurativo allo stesso tempo I dipinti di Daniel Mullen, perlopiù acrilici su lino, sorprendenti per la loro esecuzione, rappresentano piani intersecanti che fluttuano nello spazio siderale, mentre linee astratte ricordano i tunnel temporali a cui ci hanno abituato le saghe cinematografiche come Star Trek o Guerre stellari.

Anche i colori utilizzati, pur coprendo una complessa gamma, sembrano descrivere ambienti glaciali oppure infuocati, inospitali per l’uomo. 

Giocando tra invenzioni e paradossi, tra tridimensionalità e bidimensionalità grazie alle stratificazioni di fili da pesca dipinti a tratti, Paolo Cavinato rappresenta la quarta dimensione nelle proiezioni prospettiche di opere quali “Solaris” e ”Interior Projections”. A queste trasposizioni metafisiche di ambienti fisici (o materiali) Cavinato affianca la serie astratta di “Iridescences”, opere che si ispirano agli studi sulla luce compiuti da Giacomo Balla del 1912 e chiamate Compenetrazioni iridescenti, da cui è nata l’astrazione non – oggettiva.  

La cosmogonia tralfamadoriana si afferma anche nella project room con l’opera solitaria di Stefan Milosavljevic (Serbia, 1992)  “Mundos perdidos que se acarician suavemente” (mondi perduti che si accarezzano dolcemente) del 2020.

Oggetti preesistenti, con un proprio passato -due sfere, una di marmo nero di 35 cm e una semplice biglia blu- innescano relazioni e racconti che fungono da strati che si depositano per formare una nuova memoria. Il tempo, la quarta dimensione, interviene quindi ancora, con un ironia secca (?graffiante) tipica di Kurt Vonnegut.

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