Arte e Fotografia

Roy Lichtenstein | Prime idee

Una mostra per scoprire le fonti d’ispirazione dei grandi quadri dell’artista statunitense

Torino, GAM – Galleria d’Arte Moderna, via Magenta 31, dal 27.09.2014 al 25.01.2015

1964: la Pop Art sbarca in Italia e oltreoceano la rivista Life si chiede se un suo esponente, Roy Lichtenstein, È il peggior artista americano.

2014; ovvero cinquanta anni dopo: la Pop Art torna nel nostro Paese e la GAM di Torino dedica una mostra proprio a quell’autore che ad oggi è invece considerato non certo il peggiore, ma piuttosto uno dei migliori artisti statunitensi.

Von-Karp-1963-Graphite-pencil-and-colored-pencil-on-paper-Private-Collection-©-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2014Per comprendere a fondo le opere esposte nel percorso espositivo torinese, è necessario conoscere i fondamenti dell’attività dell’autore.

Roy Lichtenstein (New York 1923-1997), dopo una laurea all’Università Statale dell’Ohio, dal 1940 al 1950 si dedica alla pittura per poi tenere nel 1951, a New York, la sua prima mostra personale. Dal 1960 ca. inizia a mutuare le immagini da alcune serie di fumetti, riproducendole sulla tela attraverso tecniche prese in prestito dai massmedia, quali l’utilizzo di colori primari e ombreggiati con il puntinato Ben-Day. Successivamente sostituisce quei soggetti con riferimenti a stili e movimenti della storia dell’arte, dell’architettura e delle arti decorative, conducendo ad ulteriore sviluppo un’indagine accentrata innanzitutto sull’illusionismo, sull’astrazione, sulla stilizzazione, sull’appropriazione e sulla serializzazione.

Veduta-espositiva.-Photo-Robino.-Courtesy-GAM-TorinoIl suo è infatti un percorso dalla serie all’unicum, dall’anestetico all’estetico, dal tecnologico al semi-artigianale. Se ciascun fumetto nasce da un bozzetto che deve adeguarsi al codice tipografico per essere riprodotto (cioè stampato) all’infinito, Lichtenstein ne isola una o più tavole, schizza sul foglio di carta il motivo prescelto, proietta quest’ultimo sulla tela, lo traccia a mano, per poi campirlo di punti dipinti con la mascherina e circoscriverlo con spessi contorni neri. Il fumetto, così ingrandito e delineato a mano, è sottratto dalla riproduzione seriale e dal consumo di massa per tornare ad essere un unicum dalle evidenti qualità estetiche.

Occorre però sottolineare che Lichtenstein non si interessa di uno specifico soggetto né del suo contenuto, ma solo del medium che veicola entrambi. I personaggi dei fumetti, così come i soggetti riprodotti nelle inserzioni pubblicitarie, in origine privi di velleità estetiche in quanto meramente funzionali a comunicare un messaggio, recuperano una loro esteticità se isolati dal contesto e fruiti dall’osservatore come pure immagini. O meglio, quali figure ridotte agli archetipi di sé stesse: private di dettagli e di informazioni superflue, mettono in luce gli elementi utili a colpire istantaneamente il fruitore. Secondo Lichtenstein, è dunque il fruitore, anziché l’artista, a poter vedere (e rendere) “belli” i prodotti industriali diffusi dalla società massmediatica.

Roy LichtensteinAccanto a tale riflessione, se ne delinea presto un’altra. Lichtenstein, se da un lato copia immagini stampate per adattarle ai parametri pittorici, dall’altro copia immagini pittoriche per adattarle ai parametri tipografici. I puntini Ben Day, infatti, costituisco la descrizione pittorica del codice stampato che nella società di massa filtra ogni tipo di realtà, arte compresa. I riferimenti a Picasso, Matisse, Mondrian, visibili in numerose opere dell’artista esposte alla GAM, non sono dunque da considerarsi readymade né contraffazioni, come invece alcuni pensavano all’epoca (nel 1962, Lichtestein era stato accusato di contraffazione perché aveva adattato una coppia di diagrammi di Cézanne realizzati nel 1943 dallo storico dell’arte Erle Loran): sono invece funzionali a far riflettere sulla modalità di percezione implicita alla realtà massmediatica; ci forniscono l’illusione dello spazio ma al contempo sottolineano la realtà stessa della superficie pittorica.

La mostra in corso alla GAM di Torino si propone di approfondire il percorso di Roy Lichtestein, analizzandone l’aspetto più intimo e segreto: il disegno su carta, concepito quale studio privato per tele di maggiori dimensioni e/o quale sperimentazione tout-cout. “Drawing is the basis of my art”, sosteneva infatti l’autore.

Se è vero che il disegno costituisce il fondamento della produzione di quasi tutti gli artisti, è altrettanto inconfutabile rilevare che il suo ha il merito di svelarci un autore inedito, meno freddo, più attento alle sfumature e ai dettagli dell’immagine, così come alla percezione visiva. Dimostra di essere un abilissimo disegnatore, preparato per quanto concerne sia la tecnica sia la conoscenza della storia dell’arte, riflessivo e attentissimo ai dettagli anche negli schizzi di dimensioni minime.
Ad unire la sua produzione su carta e quella su tela, oltre ai soggetti prescelti, è sicuramente lo studio della visione. Con ironia, Lichtenstein si prefigge infatti di indurre l’osservatore a riflettere sulla modalità di percezione della realtà circostante. L’immagine del verso della tela non è altro che un illusorio tromp l’oeil, mentre gli elementi d’immagine desunti da opere di artisti del passato sottendono il falso che l’arte per sua natura da sempre persegue.

Study-of-Hands-1980-Oil-and-Magna-on-canvas-Private-Collection-©-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2014I lavori su carta, esposti alla GAM, costituiscono dunque il canovaccio della storia per immagini che Lichtenstein ha poi delineato su tela attraverso la reiterazione di personaggi, situazioni e oggetti analoghi: una storia fatta di falsi indizi volti innanzitutto a disorientare l’osservatore e a farlo riflettere sulla propria visione. Sono pertanto le Prime Idee – da qui il titolo della mostra -: fonti di ispirazione e generatrici delle riflessioni poi sviluppate su tela, permettono di comprendere meglio il linguaggio delle variazioni stilistiche del processo creativo dell’artista, nonché l’universo letterario che lo alimenta, fatto di sovrapposizioni di racconti e immagini.

La mostra, curata dal direttore della GAM Danilo Eccher e prodotta da Fondazione Torino Musei e Skira editore, nasce dalla collaborazione con l’Estate, la Roy Lichtenstein Foundation, con prestigiosi musei internazionali (la National Gallery di Washington, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum di New York, l’Art Institute di Chicago) e con collezioni pubbliche e private europee e italiane da cui provengono anche la documentazione fotografica e i dipinti esposti assieme ai ben 234 disegni, dei quali molti inediti. Tenendo conto che l’ultima ed unica esposizione interamente dedicata al disegno di Lichtenstein risale a ventisette anni fa (The drawings of Roy Lichtenstein, New York, Moma, 1987), Prime idee appare un’occasione unica e probabilmente irripetibile per vedere dal vero quell’ originale e poco conosciuta tipologia di produzione dell’artista pop statunitense.

Ilaria Bernardi

About the author

Ilaria Bernardi

Laureata in Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Firenze, ha poi conseguito il titolo di dottore di ricerca presso la Scuola dottorale interateneo Ca’ Foscari - IUAV in Storia delle Arti (Venezia). Ha partecipato a convegni sull’arte contemporanea e suoi contributi sono apparsi su periodici di settore nonché su cataloghi di mostre.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi