Arte e Fotografia

L’era dell’ANTHROPOCENE | Gli effetti dell’uomo sul pianeta

I segni che lasciamo sul nostro pianeta in mostra al MAST di Bologna.

Oggi sul nostro pianeta siamo circa 7,6 miliardi di persone. Il primo miliardo è stato raggiunto intorno al 1800, appena 200 anni dopo la cifra raddoppia e raggiunge il secondo miliardo. L’ultimo solamente nell’arco degli ultimi 12 anni.

La rapida proliferazione della nostra specie ha da sempre avuto un’influenza sul nostro pianeta, da quando ci siamo stanziati praticando l’agricoltura, fino all’avvio dell’industrializzazione circa 250 anni fa. Da allora, rigettiamo quantità di CO2 sempre più massicce nell’atmosfera, perforiamo, scaviamo, sviluppiamo nuovi materiali che inquinano, i cui scarti vengono ritrovati nella catena alimentare come microparticelle. Sfruttiamo e pieghiamo ai nostri ritmi e appetiti il mondo vegetale e animale. La nostra condotta provoca l’acidificazione degli oceani, annualmente la temperatura media annua aumenta, mettiamo a rischio ecosistemi.

L’impatto dei nostri comportamenti condiziona la vita sul nostro pianeta. Gli scienziati hanno coniato un termine specifico per definire l’era in cui ci troviamo: Antropocene. Le trasformazioni della Terra, figlie dell’impatto dell’Homo Sapiens, sono talmente massive da essere paragonabile alle ere geologiche precedenti. Il concetto è ancora oggetto di discussione ma i risultati di questa influenza sono certamente ben visibili. Abbiamo cambiato tutto.

Edward Burtynsky, Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

La mostra al MAST, Anthropocene, in anteprima in Europa indaga proprio questo attraverso la collaborazione quadriennale tra il fotografo canadese Edward Burtynsky e i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier che documentano i cambiamenti del pianeta, combinando arte, cinema, realtà aumentata e ricerca scientifica.

Nicholas de Pencier and Jennifer Baichwal with drone pilot Mike Reid on location at a clearcut north of Port Renfrew, Vancouver Island, British Columbia. Photograph TJ Watt, courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Il progetto è un’esplorazione multimediale che si basa sulla ricerca del gruppo internazionale di scienziati Anthropocene Working Group, che si occupa di raccogliere prove del passaggio dell’attuale epoca geologica, con il fine di dimostrare che gli esseri umani sono diventati la forza predominante sul pianeta.

La mostra è curata da Sophie Hackett, Andrea Kunard, Urs Stahel ed è stata organizzata dall’Art Gallery of Ontario (AGO) e dal Canadian Photography Institute (CPI) della National Gallery of Canada (NGC), in collaborazione con la Fondazione MAST.

In esposizione troviamo differenti media divisi in quattro sezioni, che vedono coinvolti diversi spazi del MAST, è infatti la mostra più grande realizzata all’interno della Fondazione.

Troviamo trentacinque fotografie di grande formato di Edward Burtynsky, quattro murales ad altissima risoluzione che ci consentono di immergerci in filmati, realizzati da Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che vengono attivati attraverso la App AVARA, scaricabile gratuitamente, oltre a tredici videoinstallazioni HD.
A conclusione del percorso espositivo, abbiamo anche tre installazioni di Realtà Aumentata.

Screen dall’App AVARA dell’installazione, Gallery Interno 0

Barriere frangiflutti, processi di estrazione delle risorse naturali e bunkeraggio di petrolio nel delta del Niger, deforestazioni, grandi infrastrutture di trasporto, miniere di litio, rame e carbone.

Ritroviamo la galleria del San Gottardo in Svizzera, il tunnel più lungo del mondo con i suoi 57 km, il trasporto di carbone via treno in Wyoming, i bacini sotterranei del grande serbatoio idrico di Saint Clar a Toronto, la desolazione della città mineraria di Norlisk, in Russia. La grande discarica africana di Dandora, in Kenya, miniere di fosforo in Florida, il muro di corallo Pengan nel Komodo National Park, in Indonesia.

Edward Burtynsky, Coal Mine #1, North Rhine, Westphalia, Germany 2015. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Parte integrante della mostra, il film “Anthropocene: The Human Epoch”, codiretto dai tre artisti e che verrà distribuito in Italia da Fondazione Stensen e Valmyn.

La pellicola fa parte della trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), ed è il prodotto maggiormente riuscito dell’intero progetto, in quanto, testimonianza reale, diretta e cruda, in grado di smuovere le coscienze. Il documentario infatti sembrerebbe riuscire maggiormente a porre lo spettatore in una condizione di riflessione su ciò che è il proprio vivere quotidiano e su come questo possa avere degli effetti concreti sul pianeta. Siamo tutti responsabili: da chi, per sopravvivere, deve inquinare, a chi ha possibilità di scelta ma spreca le risorse.
Il nostro stile di vita non è più sostenibile e stiamo richiedendo uno sforzo al pianeta sempre più maggiore.

“Come possiamo abbandonare il nostro particolare pensiero specista e invece riflettere e reagire in simbiosi con la terra (e noi stessi) per trovare soluzioni che portino a cambiamenti fondamentali ed epistemici nella nostra relazione con l’Antropocene?” (Karla McManus, “Com’è antropo-scenico!”: dubbi e dibattiti sull’era degli esseri umani).

Chiara Francesca Rizzuti

Foto di copertina: Edward Burtynsky, Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016 photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

About the author

Chiara Francesca Rizzuti

Cremona, 1991. Studia arte e cinema al DAMS di Bologna e approfondisce gli studi sull’immagine contemporanea al master di Fondazione Fotografia. Attualmente vive ancora a Bologna dove fotografa molto, lavora ancora di più e non studia abbastanza antropologia. Qualche volta scrive.

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