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L’engagement museale come rinascita sociale: l’esempio del Lu.C.C.A., in dialogo con Maurizio Vanni

Il Lu.C.C.A. Lucca Center of Contemporary Art è una realtà unica nel panorama lucchese, non solo per i temi trattati grazie alle esposizioni, ma soprattutto per il gruppo giovane e internazionale di lavoro, guidato dal Direttore Maurizio Vanni, mente vulcanica che fa del marketing non convenzionale la sua lingua, ponendo la sua conoscenza ed esperienza internazionale come continua sperimentazione per migliorare la profilazione, aumentare l’engagement e la fidelizzazione di pubblici diversi e trasversali del Museo.

Come più volte sottolineato, il Covid-19 e gli effetti a cascata che ha portato, si sono abbattuti come macigni sul mondo della cultura e in particolar modo su quella parte di cultura che ha da sempre fatto dell’inclusione sociale e del coinvolgimento le sue pietre fondanti.

Parliamo con Maurizio Vanni che ci confessa “se prima si riusciva ad individuare e segmentare i pubblici, adesso è difficilissimo”: ci siamo infatti resi conto di come la tendenza ora verta all’individualismo e al ritrarsi in noi stessi, a discapito invece della collettività e di quella comunità che faticosamente gli operatori culturali, e musei come Lu.C.C.A., avevano messo in piedi.

Il Direttore sottolinea come la pandemia ci abbia cambiati e di come ci abbia resi tutti più timorosi raccontandoci la propria esperienza e la sua spinta propulsiva al cambiamento, grazie alla condivisione di esperienze e idee, di studi antropologici e sociali, legati anche a modelli desunti dai mondi imprenditoriali.

Nella prima fase del lockdown, in marzo, tutti dovevamo dirci di ripartire, di riscrivere il futuro, di rimboccarci le maniche. Dopo aver condiviso idee e pensieri con colleghi internazionali, ciò che era emerso dalle analisi era la necessità a un ritorno della centralità dell’individuo nel museo. L’approccio non era quello di dover cambiare, ma di doverci evolvere attraverso progettualità legate a modelli di crescita sostenibile. Riflessioni che sono state pubblicate nel mio ultimo manuale scritto a quattro mani con Domenico Piraina “La nuova museologia. Le opportunità nell’incertezza” uscito lo scorso ottobre”.

E parlando proprio di centralità dell’uomo, Vanni afferma che il miglior augurio che possiamo fare e l’obiettivo che dobbiamo porci è quello di “lavorare per tutti, per un’offerta iperpersonalizzata, condividendo proposte collegate al ‘bene comune’, dove il museo sia lo spazio per essere protagonisti” .

Visita di una persona affetta di Alzheimer al Museo, Foto Courtesy Lu.C.C.A.. Immagine scattata prima dell’emergenza Covid-19

In poche e, all’apparenza, semplici parole, Vanni afferma che dovremo “adottare un codice comunicativo condiviso per dar vita ad un modello di Museo etico, responsabile e legato alla sostenibilità economica, alla responsabilità sociale, alla sostenibilità ambientale e salute&benessere”.

Ma noi tutti siamo pronti a metterci in gioco, come spettatori, visitatori e utenti attivi dei Musei?

Un’idea di ripartenza è credibile, e dobbiamo percorrerla: e dunque i Musei, che cosa devono fare ora, come si comportano?

Con una nota di allegria mista a complicità, Vanni dice “sto provando a capire quanto durerà questo momento di spaesamento ma sicuramente dovremo offrire la cultura in modo diverso. È una strada bellissima, sfidante, creare offerte personalizzate a seconda delle età e delle diverse esigenze delle persone: il nostro dovere è quello di dialogare e coinvolgere tutti esprimendo quello che è il concetto di responsabilità sociale attraverso i musei. Senza dimenticare che il museo può essere un luogo dove tutti possono essere protagonisti, in cui il divertimento, la socializzazione, la coscienza ambientale e il benessere interiore diventano importanti quanto la fruizione della collezione permanente o delle mostre temporanee”.

Responsabilità sociale che si scontra profondamente con il distanziamento sociale che da un anno sentiamo continuamente ripeterci e che per la cultura è una ferita aperta, dato che la cultura si nutre di socialità, vive di connessioni e di abbattimenti di barriere.

Confidente Vanni conclude “Io non mollo, mi guardo intorno, cercando territori e contesti culturali con i quali sviluppare nuove idee. Mai come adesso le università, le scuole di ogni ordine e grado, i musei, i teatri, le concert hall e le fondazioni culturali possono dialogare per sviluppare soluzioni a quesiti non ancora espressi. Il Museo può e deve essere un foyer interdisciplinare di sperimentazione.”

Arte terapia, Foto Courtesy Lu.C.C.A. Immagine scattata prima dell’emergenza Covid-19

E non a caso, nonostante le difficoltà, le paure e la diffidenza, il Lu.C.C.A. sta avendo una forte risposta per i laboratori legati alla Museoterapia, alla salute e al benessere da parte delle famiglie e delle persone più vulnerabili e fragili perché, grazie a questa pratica, che rimette al centro la felicità dell’uomo, si riesce a tornare ad un equilibrio interiore, lasciando fuori dal Museo le preoccupazioni e riuscendo a fruire dell’arte e delle bellezza nella sua forma più pura e genuina. Il museo può entrare, con un ruolo determinante, nella nuova quotidianità di tante persone.

Giulia Pardini

Immagine di copertina: Laboratorio Mindful Museum, Foto Courtesy Lu.C.C.A.

About the author

Giulia Pardini

Nata a Lucca, compie i propri studi tra Pisa, Venezia e Roma, specializzandosi in project managing e curatela nell’ambito degli eventi culturali. Attualmente vive a Roma dove lavora come assistente curatrice occupandosi di progetti legati ad artisti contemporanei.

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