Arte e Fotografia

Le identità liquide di Be Andr e Klas Eriksson

Suggestioni scandinave: Be Andr, norvegese, e Klas Eriksson, svedese, espongono le loro opere per la prima volta in Italia da Eduardo Secci Contemporary a Firenze. Un confronto aperto sull’analisi del rapporto tra l’opera d’arte e lo spettatore, che apre a un dialogo sulla contemporaneità, su un oggi caratterizzato da una dose sempre maggiore di esperienze virtuali e dalla consapevolezza diffusa che l’esperienza è sì unica e importante oltremisura, ma non sarà mai nuova all’interno del villaggio globale in cui viviamo.

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Trasformative limits” è il titolo che accompagna la prima mostra italiana dei due artisti scandinavi Be Andr e Klas Eriksson, a cura di Lorenzo Bruni.

Be Andr (Oslo, 1978) compone delle opere che si pongono a metà strada tra la scultura e il quadro e utilizza le lettere per manipolare lo spazio e coinvolgere lo spettatore nel processo artistico. I segni dell’alfabeto sono spesso associati in modo da formare un gruppo che assomiglia a una parola effettivamente esistente, ma che non lo è fino in fondo. Talvolta poi, anche se la parola esiste, come nel caso di ART, è posta in un tale contesto che la rende conturbante perché mentre la isola e la astrae trasmettendone il suo significato più alto, allo stesso tempo ne permette la fruizione come fosse unicamente un gioco di segni e di suoni. Be Andr cioè spinge lo spettatore a riflettere sui significati e i significanti di quei segni che siamo abituati a credere dotati di significato e ci ricorda che, come ogni segno che utilizziamo, di fatto essi sono solo convenzioni umane. Inoltre l’artista ci porta a compiere la stessa relativizzazione anche su noi stessi poiché nelle sue opere abbina degli specchi alle lettere e grazie a essi fa sì che i suoi quadri cambino non solo al cambiare dello spettatore, ma anche da differenti punti di vista. L’ambiguità dei segni è quindi l’ambiguità di noi stessi, della nostra società e quello che Be Andr cerca di fare non è, come ha dichiarato, cambiare il mondo con l’arte o credere che questo sia ancora, o sia mai stato, possibile, ma coinvolgere chi guarda nella riflessione sulla modernità che lui come artista e come uomo porta avanti.

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La condivisione dell’oggi è uno scopo che sta a cuore anche a Klas Eriksson (Stoccolma, 1976), artista molto diverso da Be Andr, meno concettualistico forse, ma ugualmente interessato all’idea dell’identità collettiva. Quando rappresenta paesaggi Eriksson fa capire allo spettatore che il soggetto delle sue opere è naturale o comunque paesaggistico e nella sua realizzazione si fanno evidenti i rimandi a Turner e Rothko. Tuttavia il risultato non è tradizionale. Le sue bombe di colore non rappresentano un paesaggio come le opere di Andr, non rappresentano un linguaggio. Entrambi fanno riferimento a qualcosa per metterlo in discussione, per parlare al proprio spettatore di modernità. Lo stesso scopo ha lo smile di Eriksson creato con uno spray al peperoncino. La sua essenza non è nella semplice raffigurazione di un sorriso stilizzato, ma nella sua capacità intrinseca di far parlare di sé, di spingere chi osserva a pensare. Nella sua semplicità e irriverenza l’opera sfida lo spettatore a trovare un significato a quel sorriso maliardo.

In entrambi i casi comunque, l’epifania è assicurata.

Chiara Fioravanti

Firenze, Eduardo Secci Contemporary, dal 17.01.2015 al 21.03.2015. A cura di Lorenzo Bruni

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