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Le due nature artistiche della donna: creatrice e opera

Dal primo nudo femminile alla prima pittrice donna, da modella ad artista di se stessa. La commissione dell’Afrodite Cnido del IV secolo a.C. e la carriera di Artemisia Gentileschi nel ‘600, possono essere considerati atti di inizio e di trapasso delle due nature artistiche della donna: soggetto e oggetto, creatrice e opera. 

La figura femminile è forse uno dei soggetti più rappresentati al mondo, ma quando e in che modo la donna è uscita dall’opera per trasformarsi in artefice di essa?

Un episodio fondamentale riguarda la commissione della Afrodite di Prassitele: siamo nel IV secolo a.c. nell’antica Grecia, la stagione del nudo era già iniziata da circa due secoli ed era esclusivamente riservata alla figura maschile e prettamente finalizzata a esaltazioni eroiche e culturali legate ai concetti di aretè e timè, finchè venne commissionata a Prassitele da un’ambasceria degli abitanti di Coo un’Afrodite, statua di culto per il santuario della dea.

Prassitele accetta la commissione inconsapevole che quella che stava per realizzare sarebbe stata un’opera che avrebbe cambiato la storia dell’arte, in quanto fu tra le più citate dalle fonti e una delle più riprodotte dalle copie romane a noi pervenute. Una leggenda vuole che persino Afrodite stessa si chiese se fosse più bella lei o quella statua così armoniosa. Quando gli ambasciatori di Coo tornarono per riprendere la statua, rimasero increduli nel vedere che Prassitele rappresentò la dea della bellezza completamente nuda, cosa che era sempre stata riservata alle figure maschili.

Sostenendo che questa scelta non era consona alle necessità religiose, non se la sentirono di approvarla e decisero di sostituirla con un’Afrodite più tradizionale che Prassitele aveva in bottega. Di lì a poco però giunsero ad Atene anche degli ambasciatori di Cnido, anch’essi impegnati nella costruzione del tempio per la dea; vedendo la statua nuda rimasero colpiti dalla sua bellezza e la  scelsero come opera di culto. Il tempio di Afrodite a Cnido grazie a questa intuizione conquistò fama eterna. E da quel momento la scultura colossale greca accolse ufficialmente il nudo femminile.

Altro percorso intraprese la figura della donna come autrice nell’arte: fino al Medioevo gli artisti, sia uomini sia donne, raramente erano menzionati personalmente, come autori di opere d’arte: solo agli albori del Rinascimento l’autorialità incominciò ad essere considerata un fattore importante. Non ancora per la donna, però, che dovrà attendere fino al 1600. Fu Artemisia Gentileschi a iniziare questa rivalsa, e con non poche controversie.

Nata a Roma nel 1593, fu subito introdotta dal padre, Orazio Gentileschi, all’educazione figurativa e nel corso della sua carriera fu fortemente influenzata dalla pittura rivoluzionaria del Caravaggio. La violenza sessuale subita da Agostino Tassi cambiò la sua vita per sempre, influenzando il suo tormento figurativo e causandole l’umiliazione pubblica. La descrizione della violenza riportata da Artemisia stessa è raccapricciante:

“Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio tra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano me le lasciò havendo prima esso messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E gli sgraffiai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne”.

Artemisia si identifica nei suoi soggetti femminili, soprattutto nella sua Giuditta che riproduce e riproduce tante e tante volte, traducendo il turbamento di una donna che tramite la sua passione cerca una rivincita.

Ne “La passione di Artemisia” la scrittrice Susan Vreeland descrive il moto che ispirò Artemisia per l’aspetto di Giuditta:

“[…] Una mattina passò nella nostra stretta via della Croce una pescivendola […] aveva le maniche arrotolate e le braccia muscolose erano robuste […] Erano quelle le braccia che doveva avere Giuditta: più robuste e forti di quanto le avessi mai disegnate e anche con le maniche arrotolate, pronta al bagno di sangue, irrigidita dalla determinazione e dalla ripugnanza […] La pescivendola gridava: “Cefali, baccalà” […] era libera, assolutamente libera e per un’istante la invidiai […]”.

Un’infinità di rappresentazioni e tematiche girano intorno alla figura della donna. I ruoli figurativi sono numerosissimi e vanno da temi pagani a temi cristiani, a temi a noi più attuali. A volte l’uno non esclude l’altro, a volte si ha la sensazione che, seppur concepita con un ruolo, figurativamente in essa possono convergere tutte le sue nature: madre, bambina, sorella, moglie, amante, puttana, strega.

Come infatti la pescivendola, nell’umiltà del suo mestiere, ha contribuito alla costruzione dell’aspetto di Giuditta. Ma la convergenza di tutte le sue nature in una rappresentazione figurativa è preceduta da un trapasso fondamentale, quello che va da modella ad artista di se stessa e di ciò che la circonda, e questi due episodi storici – la commissione dell’Afrodite Cnida e la carriera di Artemisia Gentileschi – possono essere considerati l’atto di inizio e di trapasso delle due nature artistiche della donna: soggetto e oggetto, creatrice ed opera.

I ruoli sono opposti, ma continuamente in contatto, non si annullano tra loro, anzi mutano e si evolvono insieme alla storia. Non c’è da discutere, il nudo femminile ha un fascino eterno e l’atto di creazione e rappresentazione artistica della donna si traduce d’altronde nel ruolo che ha nei riguardi dell’intera umanità: la procreazione.

Veronica Benanti

About the author

Veronica Benanti

Iscritta al corso di studi Storico-Artistici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Coltiva la passione per la storia e per ogni tipo di espressione artistica, in particolare per la scrittura, le arti figurative e la danza.

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