Arte e Fotografia

Lavoro in movimento | Uno sguardo video sul mondo dell’industria

Lavoro in movimento costituisce il primo evento espositivo – promosso dalla Fondazione MAST di Bologna e a cura di Urs Stahel –  integralmente dedicato all’immagine in movimento, intesa quale strumento attraverso cui indagare i mutamenti e le dinamiche che interessano il mondo della produzione industriale e dell’economia globale.

In un mutevole gioco di riflessi e metamorfosi continue le installazioni video allestite negli spazi della Gallery immergono lo spettatore in un caleidoscopio di connessioni e sovrapposizioni ricorrenti. Gli artisti riflettono sui nuovi rituali del contemporaneo, frutto delle modalità attraverso cui le trasformazioni in atto all’interno del contesto economico e produttivo si ripercuotono sulle realtà sociali e culturali. Nella convinzione che il progresso industriale si accompagni a sensazioni contrastanti di insicurezza e fiducia, dubbio e convinzione, le riflessioni degli autori esplorano il lavoro nel suo complesso, dall’industria, al mondo della finanza e della politica, fino a indagare gli effetti dello sviluppo tecnologico e delle rapide trasformazioni dell’economia.

Harun Farocki Antje Ehmann, Labour in a single shot, 2011, Courtesy of Antje Ehmann, Berlin

Esaltando l’importanza della collaborazione tra individui quale strumento attraverso cui evadere dai rigidi e alienanti meccanismi dell’industria globale, i progetti in esposizione sono spesso il frutto di contatti concreti e personali con operatori del settore oggetto dell’interesse dell’artista.

É il caso del progetto Labour in a Single Shot condotto e realizzato da Harun Farocki e Antje Ehmann: ognuno dei quindici monitor installati all’interno dello spazio espositivo mostra sei video di un minuto ciascuno. Il progetto nasce nel 2011 da una serie di workshop e laboratori organizzati in quindici diverse città del mondo, finalizzati alla realizzazione di video della durata di pochi minuti. Le immagini mostrano differenti tipologie e modalità di lavoro, spesso assimilate dalla ripetizione seriale e costante di movimenti, azioni, parole.

Anche il progetto Factory di Chen Chieh-jen è frutto di modalità di lavoro collaborative: l’artista riflette sulla crisi dell’industria tessile di Taiwan e sulle conseguenze generate dalla chiusura di molti stabilimenti produttivi. Chen Chien-Jen invita alcune ex-operaie a rientrare nella fabbrica ormai in disuso, dove lavoravano fino al momento del tracollo economico, ripercorrendo e reinterpretando le mansioni di un tempo. Sullo sfondo di macchinari e attrezzature abbandonate, l’immagine che ne risulta – frutto di un’azione puramente fittizia – sottolinea l’assurdità di un gesto apparentemente paradossale e invita a riflettere sulla centralità delle relazione umane nel contesto freddo e asettico dell’industria. 

Pieter Hugo, Permanent Error, 2010, videoinstallazione, Collezione MAST, Courtesy of the artist and Priska Pasquer Gallery, Cologne

La riflessione in merito agli effetti dello sviluppo economico e industriale interessa, in termini diversi, anche gli artisti Willie Doherty e Pieter Hugo. Nel video Empty dell’artista irlandese l’obiettivo ritrae le apparenze di un edificio abbandonato nel cuore di Belfast, un tempo sede di uffici e centro di attività economiche e amministrative: Doherty riflette così sulla rapidità dell’obsolescenza causata dal progresso della tecnologia e dal veloce mutare delle dinamiche lavorative. Allo stesso modo la videoinstallazione Permanent Error di Pieter Hugo mostra la triste immobilità della discarica di Agbogbloshie nella capitale ghanese: composta da una serie di dieci schermi disposti a comporre una fila regolare di immagini all’apparenza cristallizzate, l’opera ritrae gruppi di individui sullo sfondo di un paesaggio dominato da cumuli di rifiuti elettronici. Fuori dal coro, il progetto Ein Konzern, Eine Stadt di Eva Leitolf.

Willie Doherty, Empty, 2006, videoproiezione. Courtesy Collection Irish Museum of Modern Art, Dublin

A partire dal caso degli stabilimenti Volkswagen a Wolfsburg, l’artista tedesca esplora le connessioni tra l’industria e il tessuto urbano. Immagine e parola si alternano in lenta successione: attingendo a testimonianze orali e documenti d’archivio Leitolf ricostruisce le dinamiche che dagli anni Trenta a oggi si sono stabilite tra lo stabilimento industriale e i cittadini.

Lavoro in movimento, fino al 17 aprile 2017, è una mostra che suscita domande e stimola analisi approfondite, invitando il visitatore a non essere osservatore passivo di ciò che scorre dinanzi al suo sguardo, ma a porsi interrogativi sul cambiamento dei meccanismi economici e industriali della società di cui egli è al tempo stesso attore e spettatore.

Sara Ferrari

Artisti in mostra: Yuri Ancarani, Gaëlle Boucand, Chen Chieh-jen, Willie Doherty, Harun Farocki / Antje Ehmann, Pieter Hugo, Ali Kazma, Eva Leitolf, Armin Linke, Gabriela Löffel, Ad Nuis, Julika Rudelius e Thomas Vroege.

About the author

Sara Ferrari

Sara Ferrari vive e lavora a Modena. É laureata al corso magistrale in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università di Firenze. Collabora con diversi spazi espositivi curando gli eventi collaterali alle mostre e creando progetti di didattica museale.

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