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“Alice nel Paese delle meraviglie”: da Lewis Carrol a Tim Burton, fino a Yayoi Kusama Tutte le interpretazioni di un classico senza tempo

Nato nel 1832, Charles Lutwidge Dodgson, scrittore, matematico, fotografo, matematico e prete anglicano inglese è passato alla storia con lo pseudonimo di Lewis Carroll, gioco di parole fra i suoi due nomi di battesimo.

Secondo il Guardian molto probabilmente il reverendo soffriva  di un singolare disturbo neurologico che causava allucinazioni e distorsioni nella forma e nelle dimensioni degli oggetti. Il disturbo è oggi noto come l’Alice in Wonderland Syndrome e nel capolavoro di Carroll non sono pochi i riferimenti a questo tema.

Era il 26 novembre del 1865 quando per la prima volta Lewis Carroll pubblicò Le avventure di Alice nel paese delle maraviglie, destinato a diventare uno dei fantasy più famosi di sempre.

Fu una gita in barca con tre bambine (Lorina, Edith e Alice) a spingere l’autore a scrivere la storia di una bambina irrequieta e curiosa, Alice appunto, che addormentandosi sogna un coniglio bianco che la conduce in un mondo fantastico, incredibile e paradossale.

Dalla sua prima comparsa ad oggi la sua Alice ha toccato l’immaginazione di grandi e piccoli, fornendo continuamente ispirazioni per il suo pubblico.

Dal 1907 si sono susseguite numerose edizioni del libro, poemetti, una ventina di trasposizioni cinematografiche (dalla prima del 1903 a quella più recente e strepitosa di Tim Burton del 2010), serie televisive, citazioni, canzoni e videogiochi.

Una delle ragioni del successo di Alice è sicuramente riconducibile al grande fascino che da sempre esercita sugli artisti. Alice affascina per il suo modo di porsi nel mondo, per il rapporto con la realtà e le istituzioni, per il suo essere una bambina molto critica, soprattutto se rapportata alla sua epoca: AIice si ribella quando qualcosa non le va bene e non manca mai di replicare.

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie è noto anche per la ricchezza di dialoghi e di frasi incisive, che hanno reso celebri i personaggi che le pronunciano. “È tardiÈ tardiÈ tardi!ripeteva continuamente: il  Bianconiglio, mentre “Tagliatele la testa!” è la frase che meglio rappresenta la Regina di Cuori. Significativi  anche i dialoghi tra Alice e lo Stregatto, personaggio dal sorriso enigmatico: Un giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza.”  La frase poi che Alice pronuncia  riferendosi ai continui cambiamenti del suo corpo “Non posso tornare a ieri perché ero una persona diversa allora”, è divenuta allusiva per descrivere la mutevole natura dell’animo umano.

Ogni edizione è stata corredata da una serie di illustrazioni. La prima, quella che Carroll regalò alla vera Alice, Alice Liddel, era ancora un manoscritto e venne illustrato dallo stesso autore. La pubblicazione vera e propria invece fu  impreziosita dalle illustrazioni di John Tenniel, vignettista per lo più satirico. Da allora se ne sono aggiunte moltissime altre.

Era il 1969 quando lo spagnolo Salvador Dalì dipinse 12 illustrazioni per accompagnare un’edizione speciale di Alice nel Paese delle Meraviglie: le vicende già oniriche e surreali del romanzo lo divennero ancora di più, creando qualcosa di straordinario. Oggi la William Bennet Gallery ha digitalizzato i disegni per venderli online: si parte da circa 13.000 dollari per l’acquisto.

Nel 2012 la storia di Lewis Carrol è stata protagonista di una mostra presso il MaRT di Rovereto curata Christoph Benjamin Schulz e Gavin Delahunty che ha indagato per la prima volta l’influenza dei racconti di Lewis Carroll sugli artisti degli ultimi centocinquant’anni, da Dante Gabriel Rossetti a Douglas Gordon, passando per Dalí e Magritte.

I Preraffaelliti (fotografati spesso dallo stesso Carroll e a lui contemporanei), furono i primi a esserne affascinati, come dimostrano le opere di Rossetti e Millais, William Holman Hunt e Arthur Hughes.

Successivamente anche Max Ernst, Dorothea Tanning, e René Magritte non restarono indifferenti al fascino di Alice, tanto che nel 1957 Magritte ne fece un film intitolato “Alice in Wonderland”.

Furono definiti “Figli di Alice” i surrealisti inglesi come Paul Nash, Roland Penrose, Conroy Maddox e F. E. McWilliam.

Negli  anni ’60 e ’70 Jan Dibbets, a Dan Graham, Joseph Kossuth, Yayoi Kusama, Adrian Piper, e Marcel Broodthaers, si interessarono ad Alice per esplorare la realtà e la sua percezione, l’infanzia, la maturità, la comunicazione e i nonsense.

Alice ha interessato le fotografie di Francesca Woodman negli anni ‘70, ha ispirato il doppio video di Douglas Gordon “Through a Looking Glass” nei ‘90 e quello di Pierre Huyghe “A smile without a cat” nel nuovo millennio, i disegni di Kiki Smith, i collage di Liliana Porter, le due serie di fotografie di Anna Gaskell, e più recentemente artisti come Joseph Grigely, Torsten Lauschmann, Jimmy Robert e Annelies Štrba.

Numerose anche le canzoni che hanno tratto ispirazione dalle incredibili avventure di Alice, tra cui la celebre White Rabbit dei Jefferson Airplanes. L’atmosfera del paese delle meraviglie diventa la cornice per il videoclip di What you waiting for? di Gwen Stefani.

Nel 2010 Tim Burton ha diretto, fondendo tecnologie visive, fotografia, live actionmotion capture. Gli eventi narrati sono quelli che seguono le avventure vissute nei romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Allice vi trovò. Alice, ora diciannovenne, ritorna nel fantastico e imprevedibile mondo che ha conosciuto per la prima volta da bambina, per imbarcarsi in un avventuroso viaggio alla scoperta del suo vero destino.Per quanto riguarda le illustrazioni, una interessantissima e psichedelica versione di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” è quella pubblicata nel 2013 da Edizioni Orecchio Acerbo, e illustrata da Yayoy Kusama.

“La mia arte ha origini da allucinazioni che solo io posso vedere”- ha dichiarato anni fa in una delle poche interviste rilasciate la Kusama, “Io sono la moderna Alice nel paese delle meraviglie”. Passioni paure e desideri trovano spazio in un mondo dove l’immaginazione non ha limiti e le percezioni spaziali e temporali vengono stravolte, dove non c’è posto per il rigore della logica ma solo per paradossi, nonsense e indovinelli senza soluzione.

Pattern a pois, giochi cromatici e arte psichedelica la fanno da padrona. Non sempre le immagini sono accompagnate dal testo, perché l’immaginazione sia lasciata a briglia sciolta e come disse il Re di Cuori  “Se non c’è nessun senso ci risparmiamo un mondo di fastidi, perché non abbiamo nessun bisogno di trovarcene uno”.

Francesca Lasalandra

About the author

Francesca Lasalandra

Nata nella Città dei Sassi durante i festeggiamenti per la Madonna della Bruna del 1985, si laurea con lode a Matera nel 2017, in Beni Culturali. Pugliese DOC amante della natura e della buona cucina, scrive racconti e poesie e ha una valigia sempre pronta per qualsiasi destinazione.

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