Arte e Fotografia

L’amore è di plastica all’Osservatorio Prada

Forza motrice dell’Universo, croce e delizia dell’Uomo, pulsione di vita: l’Amore è stato (molto) spesso tema d’indagine nel mondo dell’Arte Contemporanea, sviscerato e analizzato in tutte le sue forme, espressioni e declinazioni.

L’Amore è presente anche laddove non sembra essercene, si nasconde e camuffa anche dietro quanto di più lontano possa esserci da questa forma di dedizione assoluta. È questo il caso di “Surrogati. Un amore ideale”, mostra a cura di Melissa Harris ospitata da Fondazione Prada all’Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano fino al 22 luglio 2019.

La mostra ha come oggetto d’indagine il più grande sentimento dell’Uomo, quello di amare ed essere amato anche a costo di “confezionandosi” un amore ideale, racchiuso in un corpo di silicone e plastica incapace di deludere, disattendere, allontanarsi, opporsi o ribellarsi.

Bisogna tener ben presente questo, addentrandosi negli splendidi spazi dell’Osservatorio, per non cadere nel facile tranello del giudizio, della commiserazione o della condanna sociale.

Sin dall’inizio del percorso di mostra, gli scatti di Jamie Diamond e di Elena Dorfman rendono chiaro ed esplicito ciò che verrà analizzato e approfondito al piano superiore: ritratti di “reborn”, bambole iperrealistiche di neonati, e sex dolls, feticci minuziosamente dettagliati di donne in silicone, accolgono il visitatore indicando una precisa declinazione dell’Amore declamato nel titolo della mostra.

Il Silicone diventa protagonista, sostanza materica su cui l’Uomo proietta il proprio desiderio di amore.

Nine Months of Reborning, Jamie Diamond

Le due fotografe lavorano parallelamente su due aspetti dell’Amore: il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione dell’essere umano.

Jamie Diamond, fotografa di Brooklyn, nei progetti “Forever Mothers” e “Nine Months of Reborning” segue la vita quotidiana della comunità delle “Reborners”, artiste, produttrici, collezioniste e fruitrici di “Reborn”, bambole capaci di riprodurre in modo fedele (e abbastanza inquietante) le fattezze di neonati. Le donne che scelgono di accudire un “Reborn” hanno spesso problemi di infertilità, avversione alla gravidanza o più semplicemente non intendono dover sopportare i problemi economici che l’allevare un figlio “vero” comporta, congelando nel corpo di un neonato tutta la propria emotività e affetto.

Forever Mothers, Jamie Diamond

Ed è la stessa Diamond a calarsi letteralmente nei panni di una “Reborner” nella serie “I Promise to be a Good Mother”: il legame affettivo con Annabelle, questo il nome della sua “Reborn”, diventa pretesto per indagare gli stereotipi sociali legati alla relazione madre-figlio.

Sempre le donne sono protagoniste della serie “Still lovers” di Elena Dorfman, stavolta intese come oggetto del desiderio, ma non solo.

Still Lovers, Elena Dorfman

Parlando di “sex dolls”, la sfera della sessualità irrompe inevitabilmente nella decodifica della semantica di questa parola. Eppure, negli scatti della Dorfman, non c’è nessun riferimento sessuale, al massimo un erotismo di sottofondo. Elena, artista visiva di Los Angeles, si sofferma sulla quotidianità di chi ha scelto di avere come compagna di vita (ma non solo) una bambola in silicone, con cui condividere tanto la fisicità, quanto la quotidianità e l’emotività: il confine tra carne e silicone, grazie al progresso tecnologico, si fa sempre più labile, rendendo possibile il superamento di un limite fino a qualche anno fa inimmaginabile.

Still Lovers, Elena Dorfman

Come spiega la curatrice Melissa Harris,rappresentando scene convenzionali di vita domestica amore e /o erotismo, le fotografie di Dorfman e Diamond trasmettono un pathos inatteso” e la sensazione di straniamento provata davanti a questi scatti porta l’osservatore a interrogarsi sull’accezione di Amore e intimità.

In un misto di commozione e inquietudine, si apprende che questi feticci non sono altro che proiezioni di desideri sistematicamente disattesi che trovano nel silicone il proprio compimento finale.

Testo e fotografie di Laura Tota 

About the author

Laura Tota

Classe 1982, vive e lavora a Torino, ma ha sempre la valigia pronta. Collabora con fiere ed eventi d’arte contemporanea in tutta Italia e all'estero. È curatrice indipendente specializzata in mostre di fotografia, la sua principale passione, ed è una frequentatrice seriale e compulsiva di mostre.